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La piccola Bratislava

Con il nome magiaro Pozsony, Bratislava per lungo tempo appartenne al regno d’Ungheria, mentre con il nome tedesco Pressburg viene ricordata nei libri di storia come sede della stipula del trattato di pace dopo la battaglia di Austerlitz. Nel 1918 assunse il nome odierno, ma si trovò per lungo tempo ai margini della vita politica ed economica della Cecoslovacchia, finché dopo la fine del periodo comunista quest'ultima si sfaldò e Bratislava tornò a essere la capitale della Slovacchia indipendente. Sono passati trent'anni da quel momento e, in quanto a me, dopo un breve viaggio in treno da Brno sono qui per la prima volta.
Sono arrivata alla guesthouse prenotata smadonnando per il caldo e dopo una rapida rinfrescata ho raggiunto la fermata dell’autobus, ho comprato un biglietto alla macchinetta con le poche monetine che avevo e mi sono diretta al castello di Devin, che si trova a nord-est della città. Già nel IV secolo fu eretta qui la prima chiesa "slovacca", mentre il castello fu edificato nel IX secolo per difendersi dai carolingi che avevano deciso di varcare il confine costituito dal Danubio e intraprendere la conquista dell’Europa orientale. Ricostruita nel XIII secolo e più volte rimaneggiata, la fortezza venne distrutta dai soldati napoleonici nel 1809, quando l'esercito imperiale austriaco fu sconfitto a Wagram, dopo di che il territorio dell'odierna Bratislava fu temporaneamente dominato dai francesi. Le rovine del castello sono molto scenografiche soprattutto perché sorgono su una collina da cui si vede il fiume Morava che si getta con entusiasmo nel Danubio: intorno si apre una magnifica vista che nei giorni di bel tempo può spingersi fino alle Alpi austriache. Durante la Guerra fredda qui passava la Cortina di ferro, da cui molti slovacchi cercarono di passare in Occidente: il 10 dicembre 1989, nella marcia dal titolo "Ahoj, Európa" ("Ciao Europa"), circa centomila persone hanno marciato attraverso il confine, tagliando il filo spinato che si trovava sotto il castello.
All'imbrunire sono nel piccolo centro storico (Staré Mesto), silenzioso e ordinato, tra palazzi storici, chiese e molte birrerie e ristoranti. Per la sera avevo prenotato un tour con pub crawl, che sarebbe il giro dei pub − anche se evidentemente il nostro tour leader ha preso alla lettera il termine crawl, che vuol dire strisciare, gattonare. Purtroppo stasera non gli è andata bene perché io e gli altri quattro ventenni che si sono presentati non avevamo nessuna intenzione di sbronzarci. A parte cercare di riempirci i bicchierini di orrendi liquori locali, la cosa sospetta è che questa guida turistica ci ha portato in più di un locale che osservava il giorno di chiusura settimanale, pur sostenendo di guidare pub crawl praticamente ogni sera. A un certo punto ci siamo liberati del tipo, che ormai aveva toccato il fondo del barile portandoci in posti sempre più equivoci. A parte questo, o forse proprio per questo, la serata è stata divertente, anche perché c'erano questi due ragazzi olandesi che ci hanno raccontato la loro impresa, ossia arrivare a Bratislava con l'autostop.

Il Castello di Bratislava, con la sua abbagliante bianchezza, domina la città dall’alto di una collina. Costruito nel X secolo come dimora del re di Ungheria, nel corso del tempo ha subito diversi rifacimenti (uno tra i più importanti ad opera di Maria Teresa d’Austria), finché nel 1811 fu distrutto da un incendio e ricostruito nel secondo dopoguerra. Dal 1993 è sede rappresentativa del Parlamento slovacco e ospita il Museo Nazionale, mentre nel 2008 è iniziata una costosa opera di rifacimento che lo ha reso come appare ora. Il Museo di storia ospitato nelle sale del castello conserva documenti, oggetti e opere d’arte relativi non solo alla storia del castello e della sua ricostruzione, ma anche della società slovacca dal Paleolitico ai giorni nostri. Da quassù si possono ammirare i bei panorami sulla Città vecchia e sul Danubio e in particolare il Most Apollo, lo scenografico ponte d’acciaio che collega Bratislava al sobborgo di Petržalka, uno dei cinque viadotti costruiti sul Danubio a partire dagli anni ’70. A causa di questi grossi cambiamenti urbanistici, del vecchio quartiere ebraico non è rimasto granché.
Nel pomeriggio ho partecipato a un walking tour dedicato alla storia del Novecento e in particolare alle architetture del realismo socialista, come ad esempio il palazzo dove aveva sede l'emittente radiofonica Slovenský rozhlas, a forma di piramide rovesciata; la facoltà di chimica con i bassorilievi d'epoca; la piazza della Libertà con la Fontána Družba (dell'unione) recentemente restaurata, dove una serie di getti d'acqua è usata come fonte di refrigerio estivo da grandi e piccoli; il Palazzo Grassalkovich, in stile rococò, che oggi è la residenza della Presidente della Slovacchia; l'iconico Centro commerciale Prior. Qui finisce il tour e ci fermiamo su una terrazza a bere una birra con alcuni partecipanti, tra i quali i due olandesi della sera prima. Mi raggiungono degli amici italiani giunti al termine del loro viaggio in Europa orientale, con i quali, dopo aver visto la famosa Chiesa blu, assaggiamo in un ristorante del centro i famosi bryndzové halušky, ossia gnocchi di patate con formaggio di pecora e lardini abbrustoliti.
E insomma dopo meno di due giorni me ne sono andata senza vedere né il monumento commemorativo Slavin (dedicato ai soldati dell’Armata Rossa caduti durante la battaglia per la liberazione di Bratislava dai nazisti), né i bunker lungo la Cortina di ferro, né i casermoni sovietici ridipinti a colori vivaci di Petržalka e delle periferie cittadine (tutto rimandato a data da destinarsi), ma soddisfatta delle relazioni umane intrecciate nella capitale della Slovacchia.

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