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In campeggio nel Sahara

Non mi vergogno a dire che il mio amore per il deserto scoccò, molti anni orsono, in quel postaccio di Sharm El Sheik, per la precisione in una rimessa posizionata tra alte dune, affollata di turisti e di vecchie moto a quattro ruote. In quello scenario prodigioso scorrazzai nella sabbia che impastava i capelli e le ciglia allacciata all'egiziano padrone del mezzo, che sollevava più polvere di tutti.
Il deserto poi ho continuato a corteggiarlo pochi giorni dopo, quando mi recai al Cairo in una Mercedes guidata da autista belloccio che, a sua volta, corteggiava me. Viaggiammo tutta la notte e, fra un checkpoint e l’altro, il buio diventò alba e il deserto si impastò con la musica egiziana, i pistacchi, il tè alla menta e il sorriso dell’autista, fino a dare vita ad una specie di sogno ad occhi aperti (o comunque non del tutto chiusi).

Pochi mesi dopo ebbi lo stesso tuffo al cuore in Marocco quando, lasciata alle spalle la quinta dell'Atlante innevato, comparve il deserto ai lati della strada dritta e grigia. E non ne parliamo quando ci ho dormito, tra le dune. Posso solo provarci, a dire l’inesprimibile: lo spigolo di sabbia lisciato dal vento, le montagne dell'Algeria in lontananza, le due minuscole figure azzurre intente a pregare verso il tramonto, l'oscenità di una notte di tamburi e crotali, il tè e la cena mangiata da un piatto comune, la notte in tenda come peperoncini stesi ad asciugare, il terrificante raglio di un asinello che scandiva le ore piccole.

Tre anni dopo mi sono fatta coraggio e ho fatto una full immersion nel Sahara: nove giorni di campeggio libero nel Fezzan libico. Un paesaggio emozionante e misterioso costituito da torri, monoliti, pinnacoli, grotte, archi, ossidati e scolpiti dal tempo; grandiosi tramonti dipinti con tutte le sfumature del giallo oppure abbaglianti di rosa e di viola, limpidi e puri oppure striati dalla nuvolaglia; albe da primo giorno della Terra che lasciano a bocca aperta e poi sfumano rapidamente.
Questa esperienza - una  tra le più emozionanti e intense mai vissute - è stata inoltre molto istruttiva: nel deserto del Sahara si gela in inverno; nel deserto non ci sono bidoni della spazzatura, non ci sono cartelli stradali, indirizzi, uffici del turismo, non ci sono bagni, bar, case e chiese, né passanti. Mi sono dovuta affidare totalmente agli autisti delle jeep perché solo loro sapevano la strada e a me non rimaneva che respirare l'aria secca, scalare le dune, guardare i tramonti, e cancellare il mio invadente ego.

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