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Bangkok: pericoli e contrattempi

Sulla Lonely Planet c'è sempre un capitolo che si intitola “Pericoli e contrattempi", ma io non lo leggo mai in anticipo altrimenti mi rovino la sorpresa. A Bangkok ad esempio lo lessi dopo l'esperienza che mi accadde il primo giorno di viaggio.
L'innocente truffa funziona così. In alcuni templi ti si avvicinano delle persone amichevoli e colte che ti consigliano di andare a visitare dei luoghi interessanti e meno battuti dai turisti. En passant ti indirizzano verso quello che loro definiscono l'ufficio del turismo, per ricevere indicazioni e organizzare al meglio il viaggio. In realtà questo ufficio non è altro che un'agenzia viaggi come mille altre (che però vende pacchetti molto più costosi della norma), da cui questi personaggi ricevono una percentuale.
Per compiere questo stravagante tour, la donna che ho incontrato io mi ha detto che bastava fermare un tuc-tuc e dargli l'equivalente di un euro (con cui un normale tuc-tuc di Bangkok non ti faceva fare manco un chilometro, figuriamoci un tour di tre ore con varie soste).
Curiosa di conoscere i meccanismi della faccenda e comunque alle 14 del mio primo giorno in una metropoli sconosciuta che stava covando un temporale con i controfiocchi, mi sono imbarcata sul tuc-tuc munita del foglietto thai-english accuratamente compilato dalla gentilissima signora di Chiang Mai. Nel primo tempio un tale ha cercato in tutti i modi di terrorizzarmi elencandomi gli innumerevoli furti, rapimenti e assassinii che avvengono ogni anno e mi ha consigliato caldamente di rivolgermi all'ufficio turistico per prenotare un pacchetto. Di fronte al mio sprezzante disinteresse, prima si è spazientito, ma poi, con una metaforica capriola acrobatica, si è qualificato come professore universitario e mi ha invitata a cena. Ho rifiutato cortesemente e ho salutato, meditando sulle curiose abitudini locali.
Pensando che il guidatore del tuc-tuc ci avrebbe spuntato qualche bath, mi sono fatta comunque accompagnare al cosiddetto ufficio del turismo, dove un distinto signore mi ha proposto istantaneamente un pacchetto di 21 giorni in Thailandia a “soli” 800 euro. Quando ho cercato di spiegargli che non era il mio genere di vacanza, l'ex gentile impiegato si è alzato in piedi, mi ha deriso con i suoi colleghi sicuramente riferendosi al mio status di saccopelista spiantata e urlando mi ha indicato la porta. Il giro è proseguito con la visita del Marble Temple e dello Standing Buddha. Nel frattempo aveva cominciato a diluviare a secchiate e dunque ho benedetto la santa donna che, in cambio di un vaffanculo a me indirizzato da un impiegato di agenzia viaggi ladra, mi aveva offerto un confortevole giro turistico di due ore al riparo dalla pioggia. Alla fine il povero guidatore ‒ che non parlava inglese se non per una serie di frasi standard che leggeva da un taccuino ‒ mi ha fatto scendere alla fermata del battello sul Chao Phraya, in pratica alle spalle della mia guest house.

Racconto di viaggio "LA 'SPIAGGIA' NON ESISTE. La calda estate della Thailandia centrale"