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Festa di matrimonio in Kerala

Appena uscita dall'albergo riposata e fresca di doccia, un'enorme comitiva di gente multicolore attira la mia attenzione. Uno dei soliti, gentilissimi indiani mi fa cenno di entrare nel giardino e poi nell'auditorium, dove scopro che si festeggiano i neo-sposi Sandya e Ganesh. Raffinatissime mise si affollano in questa specie di teatrino, pieno di sedie di plastica schierate di fronte al misero e poco illuminato palchetto in fondo. Ganesh (baffo e capello con la riga lunga anni Settanta) è mestamente seduto su una poltrona di velluto, con una collana di fiori. Di fronte a lui il sacerdote traffica con fiori e unguenti misteriosi vicino a un fuocherello, mentre Sandya si allontana spesso per cambiarsi d'abito. A un certo punto spariscono entrambi: i parenti mi spiegano che si sono recati al tempio, ma di aspettarli perché dopo dieci minuti sarebbe stato servito il pranzo. Nel frattempo posso bere una bibita molto molto arancione, adornarmi anch'io i capelli con fiori freschi e scambiare quattro chiacchiere con gli invitati.
Cerco di capire in che maniera siano imparentati con gli sposi («Siete dalla parte della sposa o dello sposo?») e se secondo loro la coppia funziona (tutti, per la cronaca, sono soddisfatti della scelta effettuata). La mia presenza non passa inosservata, gli invitati mi indicano tra loro, mi sorridono, mi chiedono una fotografia e mi fanno domande (ad esempio: «Sei dalla parte della sposa o dello sposo?»). Anche se in Kerala ci sono minori disparità sociali, gli abiti eleganti, la forbitezza nel parlare e l'enorme numero di invitati suggeriscono che si tratta di una coppia di casta abbastanza elevata. I giovani e giovanissimi mi parlano della scuola, dove studiano il malayalam (la lingua del Kerala), l'hindi e l'inglese. Con un ritardo di più di un'ora viene servito il pranzo: centinaia di persone siedono ordinatamente su file interminabili di tavoli, di fronte a una foglia di banano ricoperta di riso, pollo e verdure, tutti privi di posate e con le mani unte. Approfittando della confusione generale che accompagna il cambio turno riesco a defilarmi.