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Il pazzo mondo degli autisti indiani

Per effettuare i lunghi spostamenti via terra in India, l'opzione più comoda (e anche più costosa, ma in genere commisurata ai bassi standard di prezzi indiani) è quella di prendere una macchina con autista. Sulla perizia dello stesso, bisogna affidarsi alla fortuna, o a scelta al ricco pantheon di divinità locali. Anche fuori dalle grandi città infatti il traffico può essere caotico.
Prima di tutto, le strette corsie di molte strade interurbane sono affollate da lentissimi camion stracarichi, e più o meno tutti gli autisti si dedicano a sorpassi banditeschi. Il concetto di karma tanto in voga tra gli induisti non depone a favore della prudenza: Se tutto è già stato deciso in alto − è più o meno ciò che pensa un guidatore indiano tipo − cosa cambia se effettuo questo sorpasso criminale oppure no?
Poi c'è un'ulteriore complicazione: i dossi artificiali. Questi veri e propri muretti teoricamente dovrebbero servire a ridurre la velocità media, ma nella pratica le cose vanno diversamente: l'uomo al volante corre lo stesso, ma in prossimità del dosso frena, più o meno bruscamente a seconda di quanto tempo prima se ne accorge.
Nel tempo molte strade indiane sono diventate a pedaggio e sono disseminate di caselli antidiluviani che almeno ogni ora estorcono l'equivalente di circa un euro. Uno si immaginerebbe di trovarsi quanto meno a percorrere una specie di autostrada, ma purtroppo ciò non corrisponde alla realtà visto che spesso e volentieri mucche, pedoni e altri eventuali esseri viventi attraversano la strada, che pur essendo a pedaggio non è perfettamente asfaltata ed è priva di barriere o guard rail.
Insomma, non è un caso se l'India consolida con orgoglio il record mondiale di incidenti mortali, battendo addirittura la Cina. In casi estremi, è opportuno rivolgersi al dio Ganesh o Hanuman d'ordinanza che staziona sul cruscotto.
Per spostarmi da Khajuraho mi sono avvalsa di questo driver che deve tornare ad Agra in serata. Intanto, per lunghi tratti percorriamo con esasperante lentezza un'infame pista che corre parallela alla nuova strada in costruzione, dunque la prevista sosta ad Orchha va a farsi benedire. Inoltre Rajiv, mentre guida, prova indefessamente a vendermi un servizio di vettura con conducente per un'intera settimana in Rajasthan, ma nonostante le lunghe mezz'ore di snervante contrattazione la cifra richiesta continua a sembrarmi spropositata, e d’altra parte anche il “passaggio” odierno non è regalato, senza contare la mancia e i suoi consigli per niente disinteressati.
Siccome però ho sempre il problema di raggiungere Jaipur, il giorno dopo sono costretta a ricorrere ad un autista amico di Rajiv (da cui quest'ultimo si intasca naturalmente un’ulteriore percentuale), uno strano figuro con occhiali Ray-Ban taroccati e capelli impomatati, il quale − dopo esserci scambiati il numero − comincia a inviarmi sue foto vestito da marajah.

Racconto di viaggio "UN VIAGGIO DA LECCARSI I BAFFI. Un altro Capodanno in India"