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Viaggiando per il mondo a cercar di capirlo non ci sono migliori compagni di quelli che con lo stesso spirito han fatto la stessa strada e ne hanno scritto.
[ Tiziano Terzani, "Buonanotte, signor Lenin" ]

DALL'UNO ALL'ALTRO MAR

In Grecia tra lo Ionio e l'Egeo

Un'estate all'insegna della Grecia, questa. Una meta che – dopo un lontano, terribile agosto a Paxos – avevo sempre schifato, rimandandola a un futuro imprecisato. Ed ecco quel futuro è arrivato: a giugno sono a LEFKADA, tra le "onde del greco mar da cui vergine nacque Venere"; a luglio ad ATENE e a SANTORINI, l'isola mezza sprofondata nell'Egeo.

Lefkada

... onde non tacque/le tue limpide nubi e le tue fronde/l'inclito verso di colui che l'acque/cantò fatali...
[ Ugo Foscolo, "A Zacinto" ]

Lèucade o Leuca per il bianco delle scogliere. Santa Maura in ricordo della dominazione veneziana. Lefkada in greco moderno. Comunque la vogliate chiamare, è l'isola delle Ionie più facile da raggiungere, perché collegata da un ponte mobile alla terraferma. 

La costa occidentale, affacciata sul mare aperto, offre i panorami più suggestivi, di turchese quasi chimico e abbaglianti falesie vive o morte ‒ la più impressionante delle quali racchiude la spiaggia di PORTO KATSIKI. Da questo versante planano i parapendii atterrando sulla comoda spiaggia di KATHISMA o su quelle di MEGALI PETRA e KAVALIKEFTA, protette da alte rupi scoscese. Procedendo a sud, altre due spiagge spettacolari: GIALOS ed EGREMNI, rimaste pressoché isolate dopo il terremoto del novembre 2015. Al tramonto non mancate di raggiungere CAPO LEFKADA, la punta più meridionale, dove campeggia un faro bianco in bilico sulla stretta e sinuosa lingua di terra, nel luogo in cui un tempo sorgeva il tempio di Apollo. Leggenda vuole che tanti amanti delusi, tra cui la poetessa Saffo, si suicidarono qui.

Nei paraggi, in piena campagna, c'è l'antico MONASTERO DI SAN NICOLA, probabilmente costruito dopo il passaggio delle reliquie di San Nicola da Lefkada, avvenuto nel 1087. Sembra infatti che i 62 marinai baresi che rubarono mezzo scheletro di San Nicola a Myra, fecero una sosta qui il 10 maggio (data che ancora oggi si commemora al monastero) dimenticandosi anche una falangina che oggi è custodita dentro una preziosa teca, nella bellissima cattedrale. Le tre suore che ci vivono (personaggi da film) producono miele, grappe, saponi e marmellate e ci hanno accolto con molto entusiasmo, soprattutto quando hanno saputo che venivamo da Bari.
E in tutto questo andare sulle strade più o meno tortuose di Lefkada, è un piacere fare una sosta presso i chioschi di miele e le taverne ombrose affacciate sul mar Ionio, ben fornite di spiedini di pollo e salse di melanzane.

A giugno l'interno dell'isola, montuoso, è giallo di ginestre, il caldo non soffocante e la brezza molto piacevole. Passata EXANTHIA, incastonata a 600 metri di altezza su un pendio del Monte Elati e famosa per i sognanti tramonti e i morbidi decolli, si arriva a KARYA, il più grande villaggio di montagna dell'isola. Case in pietra tradizionali alla maniera ottomana e strade strette caratteristiche circondano la grande piazza centrale, dominata dai platani, all’ombra dei quali ci sta tutta una Amstel ghiacciata con olive, pomodori e feta. Karya, famosa per i suoi merletti e tessuti ricamati a mano, a quanto pare ospita pure un museo del folklore.

Proseguendo verso la costa orientale, la vista si apre sul golfo di Nidri ed eccoci alla CASCATA DI DIMOSARI. Prima di fare un bagno gelido e rinvigorente, bisogna attraversare un piacevolissimo sentiero dove le rane gracidano fortissimo e gli uccelli gridano a scatti, manco fosse la foresta equatoriale.

NIDRI è la cittadina più turistica, elegante e leccata: fiorellini perfetti e localini in fila sul lungomare affollato di barche, oltre le quali si gonfiano le vele del parasailing. Dietro la stretta baia, spuntano le isole di Scorpios, Meganissi, Kalamos, Kastos, meta di moltissime gite di un giorno. Andando ancora verso sud, MIKROS GIALOS è la spiaggia perfetta per un bagnetto nel tardo pomeriggio, tanto più che si può parcheggiare a pochi metri dal mare. Se proseguissimo oltre, all’estremo sud vedremmo dispiegarsi la baia di VASSILIKI, famosa per le condizioni estremamente favorevoli al windsurf. 

Tornando a nord-ovest, il piccolo villaggio di AGIOS NIKITAS (in pratica una strada intasata di graziosi ristorantini e bar che arrivano fino al mare) sarebbe il punto di partenza per raggiungere la fantastica spiaggia di MILOS. Purtroppo l’alternativa all'arrivo in barca è un lungo e accidentato sentiero sotto il sole, che prima sale sale sale e poi scende scende scende nella splendida cornice della macchia mediterranea, e dunque la spiaggia di MILOS per me è rimasta soltanto un bel miraggio: turchese, privo di ombra e di bar, lontanissimo.

L'ultima tappa prima di partire è AGIOS IOANNIS, la spiaggia a nord-ovest di LEFKADA CITTÀ, dove si scatenano i kitesurfer vicino alle sagome dei vecchi mulini a vento. Dopo il parapendio, il parasailing e il windsurf, qui troviamo la quarta categoria di supporter di Eolo.

E poi di nuovo il ponte mobile, la laguna, l'antico e imponente castello di SANTA MAURA e la strada per Igoumenitsa. Se è vero, come qualche illustre archeologo sostiene, che è questa la vera Itaca di Ulisse, io non mi sentirei di meravigliarmene.

Santorini: la Grecia che ti aspetti

Di questa meta romantica, mi attraeva quella bellezza bianca, blu e rotonda che è lo stereotipo della Grecia. Avevo deciso di fare la signorina perbene prenotando un posto letto in cabina nel traghetto notturno che parte dal Pireo, e anche un hotel meno spartano del solito, situato nella splendida cornice di Firostefani, come l’avrebbe definita un bravo presentatore. D’altra parte l’unico motivo per andare a Santorini – si era capito – è la straordinaria bellezza del panorama sulla caldera, dunque valeva la pena evitare di fare la stracciona per una volta e invece alloggiare sul bordo della medesima. 

Arrivando la mattina al porto di Fira, l’isola più grande incombe abbagliante nel blu. Quindi un autobus pubblico sale faticosamente le curve a gomito fino al capoluogo. 
L’esperienza imperdibile da fare a Santorini l’ho fatta immediatamente e senza premeditazione. Raggiunta a piedi Firostefani e lasciato il bagaglio in hotel, due passi ed ero alle scenografiche TRE CAMPANE. Da lì, una forza misteriosa mi ha spinto a proseguire quasi in trance lungo il bordo della caldera sul sentiero pedonale che si dispiega in direzione IMEROVIGLI. I turisti in questo tratto extra luxury sono rintanati nella loro microterrazza bianchissima a bordo di minuscole piscine affacciate sul blu mitico, in soluzioni abitative che non tengono in minimo conto l’esistenza della privacy. Nessuna meraviglia che tutti questi orientali vengano qui a sposarsi: brunette dagli occhi a mandorla in abito bianco, ospiti in eleganti tailleurini colorati in posa davanti agli archi di calce bianca, fotografi acrobati sulle cupole blu. 

Man mano che si procede, la natura brulla comincia a prevalere sul paesaggio umano, il venticello cala, il sole dà prova della sua latitudine, ed è inevitabile effettuare sempre più soste per bere e riposarsi presso sporadiche chiesette circondate dal nulla. 
Dopo circa quattro ore, sono giunta a OIA, il gioiellino di Santorini, dove sono certa di meritarmi una grande birra gelata in un bar con vista mozzafiato. A causa del gran caldo Oia è semivuota e anche per questo straordinariamente bella. Anche qui costosissime terrazzine per turisti di lusso abbaglianti di calce e ornate di maestose bouganville, con il valore aggiunto dei mulini a vento sullo sfondo.

All’ora del tramonto non è una malvagia idea trovarsi tra le straducole e le chiese arancioni di PYRGOS, un villaggio in cima a una collina a sud di Fira da dove si vede il mare. Attraverso una breve passeggiata tra i vigneti rasoterra tipici del luogo si può raggiungere una tappa obbligata di Santorini: la Santo Wines Winery, illustre azienda produttrice dei vini dove, alla numerosa clientela, vengono proposti per la degustazione vari calici di vino in ordine di corposità accompagnati da diverse varietà di formaggi. I tavoli sono ovviamente affacciati sulla caldera che pian piano viene inghiottita dalle tenebre. I fuochi d’artificio comunicano ai presenti che anche qui è in corso una festa di matrimonio.

Il centro di FIRA è evitabilissimo: giusto il tempo di prendere uno spiedino di kebab e prenotare una gita in barca e mi avvio verso la mia amata Firostefani, dove il panorama è commovente anche di notte.
Senza contare, l'indomani, la colazione sulla terrazza dell’hotel, che resterà tra le esperienze più indimenticabili di tutti i tempi nonostante i millemila nodi del vento da nord.

La destinazione odierna è Akrotiri-Red beach, nella parte sudoccidentale dell’isola, rapidamente raggiungibile in autobus.
Il SITO ARCHEOLOGICO DI AKROTIRI è uno dei più importanti delle Cicladi, pubblicizzato come “la Pompei dell’Egeo” poiché la città fu interessata da una portentosa eruzione vulcanica che l’ha conservata per secoli sotto la cenere e il materiale lavico, consentendo agli archeologi a partire dagli anni Sessanta di rinvenire moltissimi reperti - ma anche di scoprire che gli akrotiresi la sapevano lunga in fatto di ingegneria urbana, tanto è vero che alcune case erano dotate di acqua corrente e fogna.
Questa è stata una delle più grandi catastrofi dell’epoca storica nel Mediterraneo, colpevole secondo alcuni addirittura della fine della civiltà minoica, ma a quanto pare altri cataclismi precedenti avevano distrutto l’insediamento, che era infatti stato ricostruito varie volte, l’ultima delle quali probabilmente solo pochi mesi prima del grande evento del XVII secolo a. C. A differenza di quanto accaduto a Pompei, non è stato ritrovato nessun corpo, probabilmente perché gli abitanti ebbero tutto il tempo per smammare, portando con sé anche i loro beni più preziosi.
Ciononostante, al sito archeologico rinuncio senza rimpianti, perché mi avevano detto che non ne vale assolutamente la pena: le informazioni sono scarse e le visite guidate inesistenti, per cui il visitatore medio non capisce niente di quell’ammasso di pietre che giace sotto alla moderna struttura; senza considerare il caldo tremendo e dulcis in fundo i 12 euro – immotivati, a questo punto – di biglietto.

Giunti a destinazione, invece di smadonnare sotto al sole sul sentiero che conduce alla spiaggia rossa (come fanno tanti ignari compagni di autobus), mi dirigo direttamente alla vicina caletta da cui partono le barche che per la modica cifra di 5 euro fanno la spola continua tra le tre spiagge del promontorio. La rossa RED BEACH è molto fotogenica quanto affollata e la evito accuratamente. La nera BLACK BEACH è dotata di lido attrezzato pseudo-trendy di cui utilizzo solo la toilette. La bianca WHITE BEACH è minuscola ma dotata di apprezzabili falesie simili a quelle del Gargano: l’unico problemino è che la barca ti fa scendere lontano dalla costa e per i diversamente alti come me non è agevolissimo evitare che la borsa si bagni (a meno che non si materializzi un prestante giovane di colore alto minimo uno e novanta che presta soccorso, come è capitato a me). In ogni caso, i bagni sono molto refrigeranti nonostante gli odiosi ciottoli, ma non è certo per questo che io o ad esempio queste ragazze siciliane (con cui ci siamo scambiate uno sguardo carico di significati sollevando le sopracciglia) ci saremmo sciroppate tutto il viaggio per venire fino a Santorini. Tornata sulla terraferma è un vero piacere pranzare ad un tavolino in bilico sul mare e fare il bagno tuffandosi direttamente dalla sedia.

Verso le sette mi lascio convincere a prendere il bus e andare a OIA per vedere il fottutissimo tramonto (nondimeno spacciato come l’esperienza più immancabile da fare a Santorini): per raggiungere la rinomata terrazza dei tramonti c’è una sola viuzza larga al massimo 2 metri mentre le persone ivi giunte sono alcune centinaia (una buona parte convogliata là da tutta l’isola tramite tour organizzati che si chiamano “Tramonto a Oia”). Quelli che già non hanno preso posto sulla terrazza (schiacciati come sardine sotto a una tettoia di smartphone, bastoni per selfie e macchine fotografiche) rischiano di restare imbottigliati a pochi passi dall'agognata meta. Un inferno. Come dio vuole, scomparso il maledetto sole dietro l’orizzonte, la maggior parte della gente se ne va e si può cenare in santa pace in una delle taverne defilate rispetto alla via centrale.

L’appuntamento è al porto vecchio di Fira alle 10. Per fortuna mi sono mossa per tempo, visto che per arrivarci bisogna percorrere una lunghissima mulattiera che scende dall’alto di Fira fino al mare, in una serie infinita di tornanti invasi da centinaia di muli adibiti al trasporto di cose e persone, i quali come se non bastasse hanno ricoperto i gradoni dei loro escrementi.
Mi aspetta la GITA IN BARCA NELLA CALDERA, che si formò al termine dell’imponente eruzione di cui sopra, quando il vulcano collassò e sprofondò nel mare (e qua è un attimo pensare al mito platonico di Atlantide, l’isola che sarebbe stata sommersa "in un singolo giorno e notte di disgrazia" per volere di Poseidone). L’isola circolare di un tempo è quindi diventata un arcipelago, costituito oggi dalle due piccole isole vulcaniche di Nea Kameni e Palea Kameni, da Therasia, l’unica abitata, e dallo scoglio di Aspronisi. A quanto pare nessuno vieta che nel futuro la caldera si riempirà di nuovo di magma facendo nascere nuove isole. Tutte queste informazioni ce le dà questa ragazza che ci fa da guida sulla nera NEA KAMENI, dove ci aspetta un lungo cammino tra i crateri, uno o due dei quali ancora attivi. La seconda tappa prevede che ci si tuffi in mare fino a raggiungere le puzzolenti sorgenti di zolfo (HOT SPRINGS) che trasformeranno un costume da bagno immacolato in un inservibile straccetto marrone da buttare via. E infine si sbarca all’isola di THERASIA dove possiamo trascorrere alcune ore spensierate mangiando in una delle piacevoli taverne che invadono la costa e facendo bagni nell'acqua trasparente e finalmente priva di ciottoli.

Per l’ultima notte mi sposto a KAMARI, la Torre Canne di Santorini, dove effettivamente ci sta l’unica vera spiaggia dell’isola (più bella anche di Perissa, Perivolos e Monolithos, a giudizio di chi ci è stato), seppur anche qui composta tutta di fastidiosi ciottoli. Sulla lunghissima costa, delimitata dalla parete della collina rocciosa che la separa da Perissa, si susseguono decine di lidi attrezzati, ognuno con il suo ristorantino sul lungomare, un po’ più in alto. Basta un colpo d’occhio per capire che qui fanno base i turisti che non si possono permettere di alloggiare sul bordo della caldera. Certo venire qui quando hai a pochi chilometri la stupendezza di Firostefani e Oia è davvero un peccato, però il posto è tranquillo, i prezzi più bassi e i negozietti di paccottiglia inguardabile non sono certo peggio di quelli di Fira. 
Purtroppo si è levato un vento da nord molto forte per cui non è cosa né mangiare sul mare né fare il bagno il giorno dopo.

Ma non è l’unico motivo per cui devo rinunciare al mio programma balneare: nonostante l’aeroporto sia accanto alla spiaggia, infatti, per arrivarci con un mezzo pubblico bisogna tornare a Fira e da lì prendere un altro autobus. Ne approfitto allora per visitare il nuovo e moderno MUSEO DELLA THERA PREISTORICA del capoluogo, dove si possono ammirare i bellissimi affreschi rinvenuti ad Akrotiri, tra i più antichi esempi di pittura decorativa di tutta Europa. 
E con questo mi preparo a lunghe attese nel microscopico (e affollatissimo) aeroporto giocattolo di Santorini.

(luglio 2017)

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