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Il tempio cinese di Glodok

Oggi il programma è quello di andarmene allegramente in giro per Glodok, il quartiere cinese di Giacarta. Com'è facile sorridere quando sei in posto che non conosci, senza alcuna preoccupazione o obbligo, pensando solo che la vita è bella e che tutte le persone che incontri sono buone e gentili; quando hai davanti a te altre giornate senza altri impegni che camminare, guardare, mangiare e fare nuove esperienze.
Sto cercando il tempio cinese più antico dell’Indonesia, e a un certo punto penso di averlo trovato. «Temple?» «Ya Ya». Effettivamente, se fosse stato davvero il tempio buddista, quella donna di gesso tra le rocce, vestita di bianco e azzurro, davanti alla quale stavano inginocchiati tre umili pastorelli, sarebbe stata quantomeno inopportuna lì nel cortile, e infatti non a caso si tratta della chiesa cattolica della Madonna di Fatima, ospitata però nel fuorviante edificio di un ex tempio cinese. La comunità cattolica di antichi immigrati cinesi è distribuita in parte all'interno della chiesa e in parte fuori ai tavoli a fare colazione; con cerimoniosa gentilezza mi viene offerto un tè.
Quando mi affaccio in chiesa sono nel vivo della messa, ma nonostante ciò diversi fedeli sono impazienti di rivolgermi la parola. Uno di loro − quello con l'inglese più fluente − riesce a sbaragliare tutti gli avversari e mi sequestra per un paio d'ore. Intanto trascorro tutto il tempo della messa a chiacchierare con lui: è un medico cinquantenne già pensionato ma pieno di interessi e impiego parecchio a fargli capire che in Italia si va in pensione a minimo 65 anni perché abbiamo la durata media della vita più lunga di tredici anni rispetto all'Indonesia.
Dopo aver elencato con entusiasmo tutti i nomi dei membri italiani del clero indonesiano di Giacarta, quando finisce la messa il mio nuovo amico mi conduce in sagrestia per conoscere due di loro, un sacerdote sardo e uno piemontese. Scattate le foto di rito e appurato che non avrei fatto in tempo a farmi confezionare, prima del mio volo, una casacchina identica a quella che indossano i diaconi appena ordinati, l'ex medico mi accompagna al vero tempio cinese, dedicato al Buddha della misericordia. Purtroppo l'edificio è stato recentemente danneggiato da un incendio, quindi tutti sono molto contriti mentre mi mostrano i resti delle zone bruciate, nella nostra passeggiata tra bacchette di incenso, candele, statue di Buddha, campane e tamburi. All'ora di pranzo vengo finalmente rilasciata e resto sola a girellare tra le bancarelle del mercato alimentare. Tutti mi sorridono anche qua e un venditore mi dice che assomiglio a Maria. «Maria chi?» «The Holy Virgin!»

Racconto di viaggio "JALAN-JALAN. PER LE STRADE DELL'INDONESIA"