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Il Regno di Aksum

Aksum fu la capitale di un vasto e potente impero che nacque già prima di Cristo e durò probabilmente un millennio, ma è conosciuta in Italia soprattutto per la stele che Mussolini fece portare a Roma nel 1937 e che è rimasta davanti al palazzo della F.A.O. fino al 2005; dopo di allora è stata riportata in Etiopia e oggi − dopo averne rincollato i pezzi − è stata rimessa in piedi e campeggia insieme alle sue compagne nel Parco delle stele. Ognuno degli obelischi (tranne quello che è caduto circa 1600 anni fa e giace in pezzi esattamente nello stesso posto) dovrebbe indicare che sottoterra ci sono delle tombe. In realtà, i soldi scarseggiano, le scelte vengono demandate all'Unesco e le visite dei ladri sono state frequenti, pertanto la percentuale di scavi effettuata è ridottissima e il sito archeologico è quasi totalmente virtuale. Il mistero avvolge quasi tutto: per esempio, ci si chiede come sono stati realizzati e poi spostati questi monoliti di granito di dimensioni tanto impressionanti. Se teniamo fede agli etiopi, dobbiamo prendere atto che i blocchi di pietra siano stati condotti qui e innalzati direttamente dalle forze celesti dell'Arca dell'Alleanza, o forse da Dio in persona (al massimo aiutato da alcuni elefanti).
Ad Aksum troviamo anche i bagni e i resti del palazzo della Regina di Saba, una figura biblica che gli etiopi chiamano Machedà. La cosa incredibile non è solo che questa donna probabilmente non è mai esistita, ma soprattutto che, secondo gli archeologi, i ruderi risalgono a circa un millennio e mezzo dopo la morte della presunta regina. Bisogna sapere che la regina di Saba è una figura centrale nella storia del Paese, perché dal rapporto occasionale che ebbe con Salomone (biblico re d'Israele del decimo secolo a. C.) nacque Menelik I, capostipite della dinastia imperiale (sorvoliamo sul fatto che questa incauta avventura di una notte sia avvenuta a migliaia di chilometri dall'Etiopia). In questo modo non solo si stabilisce una parentela tra Menelik e la madre di Gesù (entrambi discendono dal Re Davide), ma si spiega anche come mai la mitica Arca dell'Alleanza si trovi proprio in Etiopia.
Questa cassa di legno rivestita d'oro che contiene le Tavole della Legge (ossia i veri e propri dieci comandamenti scritti da Dio in persona e consegnati a Mosè sul monte Sinai) secondo gli etiopi fu regalata da Salomone a suo figlio Menelik, che la portò in Etiopia. Fu proprio Gesù a promettere l'arca a sua madre, all'epoca della loro gita in Etiopia, anche se nessuno è in grado di spiegare come mai questa promessa fu fatta circa un migliaio di anni dopo il regno di Salomone. Nonostante queste lievissime incongruenze, tutti sono fermamente convinti che il sacro tabernacolo si trovi oggi ad Aksum, nella chiesa di Maryam Sion; a guardia perenne viene designato un monaco che non può mai abbandonare la chiesa, se non alla sua morte. Al momento del decesso, viene nominato un fortunato successore, prescelto in quanto apparso in sogno non si è ben capito a chi. Ovviamente l'arca, quando nelle occasioni speciali viene condotta in processione per tutta la città, è coperta da un provvidenziale telo che impedisce ai fedeli di vederla.