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  • Categoria: Senegal

Siamo sulla stessa barca

Casamance

gennaio 2018

La Casamance è la regione più meridionale del Senegal, unita al resto del Paese come una mandibola a una mascella, con lo stato del Gambia a interpretare il ruolo delle labbra. La regione fu scoperta dai portoghesi a metà del Quattrocento, quando vi regnavano i Kasa, e solo alla fine dell’Ottocento la gran parte del territorio fu ceduta ai francesi, quando venne negoziato il confine tra il Senegal e l'attuale Guinea-Bissau. 
Per raggiungerla, da Kédougou bisogna ritornare fin quasi a Tambacounda e poi virare verso sud ovest: un tragitto lungo diverse ore che costeggia il confine con il Gambia e ci obbliga a fermarci a Kolda per la notte, visto che percorrere le strade senegalesi al buio non è consigliabile. Il relais di Kolda è praticamente identico a quello di Tambacounda, con la piscina al centro della costruzione, ma qui, essendo arrivati ad un’ora decente, possiamo approfittarne per un tuffo e un aperitivo in quest’altro rifugio di bianchi.

Lungo la strada che, seguendo il corso del fiume Casamance, procede verso l’oceano, il paesaggio è diventato decisamente più verde grazie al clima tropicale umido che permette lo sviluppo di manghi, fromager, anacardi, palme da olio, rampicanti... una faccia completamente diversa dello stesso paese visitato finora. Un kankouran arancione passeggia per la strada e i suonatori di tamburi e portatori di bastoni che lo accompagnano ci fermano per spillarci dei soldi. Queste tipiche maschere Mandinka originariamente sarebbero ricavate da foglie, cortecce e fibre vegetali, ma questa brutta copia indossa un accrocchio di strisce di stracci e tessuti sintetici. Inoltre il rito è praticato in occasione della circoncisione (che per i maschi segna l'ingresso nell'età adulta), generalmente tra il mese di agosto e di settembre, e non a Capodanno come in questo caso.

Il viaggio viene interrotto spesso ai continui posti di blocco, dove in molti casi siamo obbligati a scendere e mostrare i passaporti. Qui infatti è ancora presente il movimento separatista per l'indipendenza della Casamance (MFDC), che negli anni passati ha alimentato un lungo e violento conflitto contro le forze senegalesi fino al cessate il fuoco del 2014. Oggi sulla carta dovrebbe essere una regione sicura, se non fosse che due giorni dopo essercene andati tredici persone sono state uccise a colpi di arma da fuoco e sette sono rimaste ferite in un attentato avvenuto nella foresta a sud di Ziguinchor, il capoluogo della regione. Alcune fonti indipendenti parlano di una vendetta nata nell’ambito del traffico illegale di legname pregiato, ma secondo l’esercito del Senegal l’assalto potrebbe essere collegato alla recente liberazione di due membri del MFDC: per i media locali infatti gli autori dell’attacco apparterrebbero a un gruppo rivale.

Cap Skirring si trovano le più belle spiagge del Senegal e molte strutture ricettive di tutte le categorie. L'ampia baia sabbiosa è in piccola parte occupata dallo stabilimento balneare del villaggio Club Med ma per il resto completamente deserta. La situazione è sempre la stessa: i bianchi sono stesi sui lettini a prendere il sole e i neri deambulano sulla battigia con le loro mercanzie da vendere; l’unica differenza è che qua anche i poliziotti che li cacciano sono neri. Nell’interno, tra le palme, alcuni baracchini provvedono ai semplici bisogni degli sparuti turisti: cibo, bevande, musica e spinelli. E insomma sembra proprio di stare ai Caraibi, anche perché ora che ci penso molti abitanti dei Caraibi, grossomodo, proprio da qui vengono.
Anche a Cap Skirring c’è una spiaggia dei pescatori in pieno fermento, dove sono tutti affaccendati a mettere a posto le reti oppure a pulire il pesce e i molluschi, lasciando le interiora puzzolenti abbandonate in pasto agli uccelli. Mi viene offerta l’ataya da un gruppo di pescatori, insieme alla chela di un granchio appena arrostito sul fuoco. Il sogno di raggiungere l’Europa è molto comune da queste parti, il bello è che anche in Europa vorrebbero continuare a fare lo stesso mestiere. D’altra parte il settore in Senegal sta attraversando un periodo di crisi, minacciato dalla pesca pirata soprattutto straniera e dall’ipersfruttamento delle risorse ittiche.
Il sole man mano cala dietro alle ultime piroghe ritardatarie, rendendo il cielo giallo e poi rosa; nel frattempo una luna gigante sta sorgendo dietro le barche colorate ormai a riposo sulla spiaggia. Mi attende una cena luculliana con pesce a volontà accompagnata dal concerto di kora.

A circa 120 km dalla foce del Casamance comincia la zona di estuario, caratterizzata da un vero e proprio labirinto di bolong (insenature) e marigot (fiumiciattoli) che tagliano la zona in tante isole. L’elevata salinità delle acque dovuta alla vicinanza dell’oceano Atlantico crea un ecosistema molto raro, nel quale effettuo una gita in piroga. L’imbarcazione procede lentissimamente sull’acqua liscia come l’olio, tra le impenetrabili foreste di mangrovie, sovrastata dagli uccelli acquatici. Ci fermiamo al villaggio di Ourong, all'ingresso del quale sono allestiti dei banchetti dove vendono quaderni, penne e gli onnipresenti lecca lecca che a quanto pare rappresentano una vera e propria fissazione da queste parti. Nella piazza principale è già in corso una danza per i turisti, quindi ci viene mostrato il bombolong o tamburo a fessura, un tronco d'albero usato per trasmettere messaggi da un villaggio all'altro. Osserviamo anche il nuovo pozzo per l'acqua, la case de santé, l'operazione di recupero dei molluschi ottenuti rompendo dei conchiglioni col martello. Segue poi la visita alla scuola: i bambini sono seduti nei banchi con i loro quaderni e le loro lavagnette; la mia alunna preferita al collo porta un grosso osso di animale. La popolazione, principalmente costituita dai Jola, continua a praticare i riti animisti, come dimostrano ad esempio gli ossi e le zampe di gallina appesi ai rami degli alberi. 

Percorso un altro braccio di fiume siamo ad Elinkin, villaggio di pescatori al momento affaccendati a scaricare grosse razze dall'imbarcazione, lanciate e poi raccolte e impilate sulla sabbia. Ci muoviamo poi seguendo l'odore pungente fino all'area di essiccazione del pesce. Infine in uno scenario da cartolina tropicale risaliamo sulla piroga alla volta dell'isola di Carabane, ormai praticamente alla fine dell'estuario, quasi nell'oceano. Qui ci aspetta una lunghissima spiaggia deserta con tanto di palme, alle spalle della quale visitiamo una serie di testimonianze storiche abbandonate in uno stato di trascuratezza e ruggine tra l’erba alta. Oltre ai resti di una chiesa e di una prigione per schiavi, c'è anche un cimitero in cui riposa eternamente un capitano francese il quale chiese di essere sepolto in piedi di fronte al mare: questa orrenda piccola piramide è oggi la sua tomba. Mi mangio un bel pesce alla griglia nell'attesa che anche Carabane – come il resto della Casamance – venga valorizzata e diventi attrattiva per i turisti come l'isola di Gorée.

Racconto di viaggio "CUGINI PER SCHERZO. MACINANDO CHILOMETRI TRA SENEGAL E GAMBIA" (dicembre 2017 - gennaio 2018)

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