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  • Categoria: Argentina

La distanza è atlantica

Buenos Aires

Il passato del viaggiatore cambia a seconda dell'itinerario compiuto, non diciamo il passato prossimo cui ogni giorno che passa aggiunge un giorno, ma il passato più remoto. Arrivando a ogni nuova città il viaggiatore ritrova un suo passato che non sapeva di avere: l'estraneità di ciò che non sei più o non possiedi più t'aspetta al varco nei luoghi estranei e non posseduti.
(Italo Calvino, "Le città invisibili")
E abbiamo piste infinite / negli aeroporti d'Argentina / lasciami la mano che si va. / Ahi, quanto mar quanto mar per l'Argentina. / La distanza è atlantica / la memoria cattiva e vicina / e nessun tango mai più / ci piacerà.
(Ivano Fossati, "Italiani d'Argentina")

Ci sistemiamo tra gli edifici art déco della centralissima Avenida de Mayo. La sera fa freddo, ma è logico: qui in agosto è inverno. A cena in un ristorante con parrilla (suprema griglia su cui campeggiano gigantesche bistecche e imponenti salsicce), ho il primo impatto con i camerieri argentini, che mi hanno conquistato con le loro facce da commedia all'italiana. Dopo cena nessuno vuole accompagnarmi in una milonga, ma mi consolano promettendomi che ci andremo a fine viaggio, quando torneremo nella capitale per un giorno ancora.

La mattina è libera prima del volo pomeridiano per Iguazù. Piove ed è grigio in Avenida de Mayo e infatti i cani previdentemente indossano caldi maglioncini. Scorgo la sede delle Madri di Plaza de Mayo, il cui simbolo è un fazzoletto legato sotto il mento; sono ormai decenni che esse si incontrano ogni giovedì pomeriggio nella piazza da cui prendono il nome, per rivendicare la scomparsa e ottenere la restituzione dei loro figli, arrestati, torturati e fatti sparire durante il periodo della dittatura militare. Siamo a un soffio dalla movimentata Avenida 9 de Julio, una via così larga che ci sono quattro semafori di seguito da attraversare a piedi: da queste parti Carlotto inizia il suo tour dell'orrore nei meandri della storia della "guerra sporca" e dei desaparecidos nel libro "Le irregolari".

Il nostro tour meteorologicamente mesto procede invece verso plaza de Mayo, dominata dalla Casa Rosada, il palazzo governativo da dove si sono affacciati, tra gli altri, Evita Peron e Maradona. Di fronte invece vi è il cabildo, l'unico edificio in stile coloniale della città, semplice e lineare con le sue forme arrotondate e la bianchezza abbacinante della calce. Proseguiamo la passeggiata per vie commerciali come calle Florida, poco battute in questa cupa mattinata, se non fosse per i venditori di pellame che a quanto pare sono ben informati in merito all'interesse maniacale che gli italiani riservano a borsette, cinture e giacconi. Superata plaza San Martín, dedicata all'onnipresente generale che guidò la lotta per l'indipendenza del Paese dalle potenze europee, giungiamo a costeggiare il Puerto Madero che schiera una lunga fila di magazzini in mattoni rossi, molti dei quali trasformati in ristoranti fighetti.

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Di ritorno nella capitale mi prende un'urgenza visiva incontenibile: «Taxi, alla Boca!» Il sole sta ormai calando e fra poco non potremo più fotografare le case in legno e ferro ondulato, tinteggiate dagli immigrati di inizio secolo con le stesse vernici a colori vivaci usate per dipingere le imbarcazioni. Siamo in un quartiere portuale; le vie più vicine al fiume sono quelle più turistiche e anche fotogeniche, ma allo stesso tempo davvero sorprendenti, piene di ballerini e cantanti di tango, disegni e dipinti del quartiere esposti uno dopo l'altro, bar e ristoranti caratteristici. Ballerine nerovestite prendono i nostri uomini e li baciano sulla bocca lasciando sulle labbra tracce rosso fuoco. Al ristorante, tra una empanada e l'altra, il gestore, anche lui oriundo italiano, mi racconta delle comunità di molfettesi che risiedono in questo quartiere popolare. A pochi isolati c'è la Bombonera, lo stadio del Boca Juniors, la squadra diventata famosa grazie a Maradona.

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Dopo un rapido passaggio a San Telmo, all'ora di punta ci facciamo portare ai campionati mondiali di tango, dove riusciamo a vedere gli ultimi concorrenti in gara. A cena non posso dire di no all'ultimo bife de chorizo, una gigantesca e succulenta bistecca; musicista di tango e attore borgesiano ci allietano una decina di minuti. Infine mi portano all'anelata serata di tango, che non è altro che un triste stanzone simile al salotto di mia nonna ma più capiente, dove gente eterogenea e orribilmente vestita balla un tango dopo l'altro, ogni tanto intervallato da un merengue o un rock'n'roll.

All'aeroporto, al momento del controllo dei bagagli a mano, ci fanno buttare tutti i liquidi: acqua, vino, soluzione per lenti a contatto, shampoo eccetera. Chi si rifiuta di mollare la sua preziosa bottiglia di vino acquistata apposta nella bodega di Cafayate, deve berlo in presenza degli incaricati. Giunta in Italia scopro che è stato sventato un attentato aereo in Gran Bretagna, nel quale gli esplosivi erano contenuti in bottiglie di liquidi e che questa era l'incredibile misura di sicurezza presa a livello internazionale.

Racconto di viaggio "UN PUNTO DI VISTA AUSTRALE. VIAGGIO NELL'ARGENTINA DEL NORD" (agosto 2006)