home33.jpg
  • Categoria: Canada

Le vacanze della costruzione

Québec

Baie-Saint-Paul e Tadoussac luglio 2014

Non che non lo sapessi: la Lonely Planet mi aveva avvertito sin dall'inizio che le lunghissime distanze avrebbero potuto spingermi a compiere errori di valutazione e che gli spostamenti sarebbero potuti risultare più lenti del previsto, ma non immaginavo fino a che punto.

La mia prima improvvisata escursione nella natura quebecchese si svolge a nord di Montréal. La strada si snoda monotona tra fattorie, fabbriche di legname, case (singole o agglomerate in paesucoli) dai colori chiari e tetti spioventi. I villaggi hanno nomi di santi: Saint-Roch-de-L'AchiganSainte-JulienneSaint-JacquesSaint-Calixte. La regione è piena zeppa di laghi minuscoli, pochi dei quali accessibili ai turisti della domenica in quanto riservati a quelli che hanno la casa sulla riva. Presso uno dei tanti Lac Rond ci accoglie Ivan (capelli brizzolati, lunghi dietro e corti davanti), che qui passa le sue giornate in compagnia di un cocker beige spelacchiato, bevendo birra sulla sua sedia da regista. Per la cronaca, nel lago tondo abbiamo fatto il bagno, abbiamo rotto un pedalò e siamo tornati a nuoto; il resto della giornata, tranne la sosta per il pranzo in uno snack bar, lo abbiamo trascorso fondamentalmente in auto.

Al ritorno, mentre eravamo in coda in un serpentone di auto che come noi cercavano di rientrare a Montréal, tracciando un bilancio della giornata mi si è chiarito il motivo per cui ben pochi pittori quebecchesi abbiano scelto l'estate per rappresentare la bellezza del proprio Paese.

Il problema di viaggiare in Québec è che per farlo degnamente devi possedere una forma mentis quebecchese. Prima di tutto devi programmare con largo anticipo le tue mete e prenotare gli hotel per non rischiare di trovare tutto riservato già da mesi. Anche il tuo stipendio deve essere abbastanza quebecchese per poterti permettere i costi degli alloggi, e soprattutto ti consiglio di avere uno stato di famiglia in linea con gli standard quebecchesi, cioè essere dotato quanto meno di un partner e possibilmente di minimo due figli, altrimenti dovrai accollarti tutto da solo il prezzo delle camere doppie − se non quadruple − e non potrai approfittare degli immancabili sconti famiglia. Per quanto riguarda gli spostamenti invece, sappi che i limiti di velocità raramente superano i 90 km all'ora, la maggior parte delle persone viaggia su mezzi di dimensioni sproporzionate (SUV, camper, auto con roulotte, camper con auto, auto con barca ecc. ecc.), tutti vanno nella stessa direzione, gli autobus costano un'enormità − nonostante il prezzo della benzina si aggiri intorno a un euro al litro − e inoltre sono lentissimi.

Quanto appena esposto va preso alla lettera se la partenza avviene nelle ultime due settimane di luglio, ossia durante le cosiddette "vacanze della costruzione", quando architetti, saldatori, capisquadra, ingegneri sono in ferie, tutti lasciano la città e riempiono le località di vacanza nella provincia.

Per questo e altri motivi, sabato e domenica notte ho dormito da Yvette. Di fronte a un personaggio come Yvette, non sapevo se ringraziare il cielo per non conoscere il francese oppure mangiarmi le mani per non averlo mai studiato. Intanto la fortuna di Yvette è che possiede una casa a Baie-Saint-Paul, che adibisce a bed & breakfast (anzi, gite, come si dice qui). Considerando che a Baie-Saint-Paul c'era il festival di arte di strada, non avevo molta scelta (a dirla tutta, questa era l'unica opzione disponibile).

Per farvi capire che tipo di persona è Yvette vi basti sapere che il problema che quel pomeriggio la affliggeva era l'acquisto di un paio di calze, pagate ben 10 dollari, ma che purtroppo le finivano di continuo dentro le scarpe. Io non mi sono allarmata più di tanto, nemmeno quando lei furbescamente ha intuito che qualche parola ogni tanto la afferravo: ho continuato beatamente a fare la gnorri e tutto è andato per il meglio. D'altra parte il rischio maggiore sarebbe stato assaggiare una delle sue colazioni, cosa che mi sono guardata bene dal fare non appena Yvette, la mattina dopo, ha aperto il frigorifero inondando la casa di un nauseabondo odore di cadavere. Fingendo poco appetito, ho rifiutato la proposta di quel disgustoso croque-monsieur surgelato e mi sono servita cautamente del caffè, non invidiando affatto l'uomo che occupava l'altra stanza della casa, il quale non solo aveva avventatamente accettato la colazione, ma si era trovato a dover sorbire con pazienza sovrumana l'inarrestabile parlantina di Yvette.

Mentre bevevo il caffè, la logorroica vecchina stava allietando il suo interlocutore con la storia di quando aveva vinto non so quanti mila dollari al "La Poule aux œufs d'or", questa lotteria quebecchese che − da quanto ho capito − ha portato Yvette nientemeno che in televisione. Poi la conversazione si è spostata sul matrimonio di un imprecisato parente al quale lei ha partecipato o avrebbe dovuto partecipare e per il quale manifestava un enorme entusiasmo. Ma io a quel punto, con la faccia meno espressiva del mondo, sono tornata nella mia camera per vestirmi. Mi aspettava l'eccitante Le Festif!, il festival di musica e arte di strada a causa del quale la località era intasata − e durante il quale non ha smesso un attimo di piovere.

A parte Yvette, una delle cose che meno mi è piaciuta del Québec è che mi ha obbligato a dormire negli ostelli. Io di solito cerco di evitare questo tipo di alloggi, specialmente se devo prendere posto nei tipici letti a castello di cui sono dotati i famigerati dorms, ma purtroppo a volte era la sola sistemazione che mi potevo permettere. A Tadoussac, ad esempio, una nutrita masnada di fricchettoni era allegramente distribuita in questo enorme edificio pieno di poltrone e divani uno diverso dall'altro, chi con in mano una tazza di caffè, chi appena uscito dalla doccia, chi stravaccato con il tablet in mano, chi raccoglieva firme per petizioni di Greenpeace. È stato lì, osservando questi giovani scalzi e con i capelli sporchi (molto dei quali si ostinavano a suonare la chitarra pur essendone incapaci), e ripensando a Ivan, a Yvette, alle famiglie col bovindo sul camper, ai capisquadra e ai saldatori, che mi sono finalmente spiegata come mai così tanti quebecchesi vanno in vacanza all'estero.

Racconto di viaggio "IO MI RICORDO. QUÉBEC, UN PO' DI CANADA" (luglio 2014)