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  • Categoria: Canada

La fauna selvaggia canadese

Tadoussac

Baie-Saint-Paul e Tadoussac luglio 2014

Questi giovani rilassati e anticonformisti, spaparanzati con naturalezza sui divani spaiati dell'auberge de jeunesse di Tadoussac, parlavano tutti francese: prestando orecchio, riuscivo a riconoscere la differenza tra lo sguaiato accento quebecchese, pieno di vocali apertissime e rasoianti zu zu, e quello più raffinato della Francia, ma in ogni caso capivo poco o niente; solo a volte sentivo echeggiare le ipnotiche parole baleine baleine.

Tadoussac, luogo bello e selvaggio e prima base commerciale europea nel continente nordamericano, è infatti uno dei migliori posti al mondo per vedere le balene. È qui che il San Lorenzo comincia a mescolarsi con il mare, favorendo − grazie alle variazioni di profondità e temperatura dell'acqua combinate con l'azione delle maree − l'ampia varietà di vita marina che attira i teneri mammiferi. Le specie principali che visitano questo pezzo di estuario nonché parco marino sono la balenottera comune e quella rostrata, la megattera e il beluga, uno dei cetacei più rari al mondo. Queste notizie le ho lette in loco, seduta anch'io su uno dei divani sfondati e anch'io, ahimè, con i capelli poco puliti.

Una volta che ero arrivata fin là sarebbe stato assurdo perdermi questa esperienza, ma mi sarei risparmiata volentieri i 65 dollari che richiedevano i signori delle “Croisières Dufour” (comunque soldi più che giustificati considerando che navigano nelle acque del San Lorenzo da più di 30 anni).

Ho tentato allora una spedizione in autonomia nella speranza di adocchiare almeno un pezzo di balena dalla terra ferma. La mattina sono uscita molto determinata, ho superato la più antica cappella di legno del Canada, fondata dai gesuiti, e il Grand Hotel Tadoussac (dove hanno girato il film ‘Hotel New Hampshire’) e ho raggiunto la spiaggia. La passeggiata è stata molto suggestiva con tutti quei bellissimi blocchi di granito, ripide scogliere, calette, picchi alberati e gabbiani stridenti, ma purtroppo, pur avendo camminato per circa tre ore e mezza sul Sentier de la Plage (ho pure dovuto scalare delle altissime dune e fare l'autostop per tornare all'ostello), non sono riuscita a scorgere né una pinna, né una coda, né tanto meno uno spruzzo d'acqua.

Alla fine ho capitolato e mi sono decisa a prenotare una gita di due ore sul gommone Zodiac, famoso per aver regalato un'esperienza emozionante e indimenticabile a migliaia di turisti avventurosi (“Un vrai coup de coeur”, c'era scritto in cima al dépliant delle “Croisières baleines & fjord”).

Prima di tutto ci hanno fatto firmare un consenso scritto in cui declinavamo la responsabilità della “Croisières AML” in caso di incidenti, e ci hanno fatto leggere questa importantissima raccomandazione: “Devi assolutamente seguire le istruzioni del Capitano e restare seduto tutto il tempo!”.

Io non vedevo l'ora che il Capitano (naturalista con tanto di certificazione) ci raccontasse la storia di questi impressionanti mammiferi marini, ma purtroppo il mio Capitano, un flemmatico ventenne biondo, non parlava una parola di inglese e non ho capito praticamente niente della vita delle balene, nonostante avessi speso ben 65 dollari. Ma il peggio è stato pensare che, se fossimo stati in pericolo e lui ci avesse dovuto dare un'istruzione fondamentale per la nostra sopravvivenza, tutti la avrebbero capita e si sarebbero salvati, mentre io sarei morta miseramente infagottata dentro a una salopette e a una giacca a vento rossa di 4 taglie più grande, nel fondo del gelido fiume San Lorenzo, probabilmente mangiata da una balena (anche se, non conoscendo affatto la loro dieta, non posso esserne certa). Se a ciò aggiungiamo che mi si sono congelati i piedi perché non avevo afferrato il consiglio di indossare scarpe chiuse, se ne deduce che quello con le balene non è stato proprio amore a prima vista, nel mio caso.

È per questo che ho detto addio al magnifico Saguenay Fjord, scolpito da un ghiacciaio e profondo di più di  300 metri, e il giorno dopo ho trovato un passaggio grazie al quale, attraversato con il traghetto il fiordo stesso fino a Baie St. Catherine, me ne sono tornata mestamente verso Québec City.

La balena è praticamente l'unico animale che ho intravisto nel suo vero habitat naturale in Québec. Nonostante il Paese sia noto nell'immaginario collettivo per i paesaggi incontaminati, gli spazi selvaggi pieni di fascino, le sterminate foreste popolate da alci, e anche se qualunque guida o opuscolo turistico vi comunicherà con entusiasmo che gli incontri con qualche possente creatura sono garantiti, personalmente io non ho visto né caribù né castori né niente. Ovviamente non do la colpa al Québec, né tanto meno agli opuscoli turistici, per non aver incontrato la fauna selvaggia, visto che è stata colpa mia se non ho fatto l'escursione − ad esempio − al Lac Taureau e alla sua relativa foresta boreale, né al Parc Oméga sulla via per Mont-Tremblant, né al Lac Saint Jean e relativo parco della biodiversità, ma erano tutti talmente lontani.

Gli animali che ho visto io invece erano poco o nulla selvaggi, anzi sembravano proprio a loro agio nel contesto urbanizzato di Montréal: nel giardino botanico due volpi passeggiavano tranquillamente tra i piedi dei visitatori, mentre su uno dei punti panoramici del Mont-Royal una folta comitiva di orsetti lavatori a tarda sera scassinava i bidoni della spazzatura appositamente (e inutilmente) piombati. Per non parlare degli scoiattoli, numerosissimi non solo in parchi e giardini, ma perfino nei piccoli giardini privati su cui si affacciano le normali case a schiera.

Racconto di viaggio "IO MI RICORDO. QUÉBEC, UN PO' DI CANADA" (luglio 2014)