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  • Categoria: Uruguay

In mare aperto

Punta del Este

Uruguay dicembre 2018 - gennaio 2019

No sé si volveré a verte, Casapueblo. Ya me aburren los viajes, y cuando los hago, en mi menester de sembrar canciones, es con un mínimo de movimientos. Te escribo este recuerdo dentro de mi bañadera, con el agua tibia acariciando mis piernas gastadas de recorrer muchas leguas de mujer. Ahora que encontré aquella que es la última esperanza, todo lo que deseo es podrirme así, sin movimientos, como cuando delante de tus ventanas, yo miraba, miraba, y miraba el mar.
(Vinicius de Moraes, Mar del Plata, febrero de 1971)

Punta del Este, uno dei principali centri turistici dell'Uruguay, ha la fama di essere una delle mete più esclusive del Sudamerica, dove negli ultimi anni sempre più vip internazionali scelgono di trascorrere le loro vacanze, crogiolandosi nelle sue lunghe spiagge e partecipando alla celeberrima vita mondana.
Quando l’autobus partito da Colonia arriva a Maldonado, appare la brutta foresta di grattacieli tra le palme e in poco tempo sono alla stazione di punta del Este, circondata da auto di lusso e adolescenti abbienti, riconoscibili dalla loro classica pettinatura internazionale di capelli lunghetti e fintamente spettinati.

Punta del Este è una penisola lunga e stretta, a oriente della quale si estende la lunghissima playa Brava che come al solito è in balia delle acque agitate dell’Atlantico. Il cielo è nuvoloso e il vento possente intorno alla famosa scultura, nonché simbolo della città, che ha la forma di una mano che esce dalla sabbia e che si chiama “Los dedos”. La costa occidentale è più protetta in quanto è affacciata sulle placide acque del Río de la Plata e infatti la spiaggia si chiama "calma" (Playa Mansa) ed è molto più affollata di bagnanti e bevitori di mate, bar e ristoranti.
Dal porto partono costose gite in barca dirette all'Isla de Lobos, che ospita un'impressionante colonia di leoni marini, e a quella di Gorriti, che si vede dalla terraferma, ma per fortuna non ho bisogno di spendere tutti quei soldi perché alcuni leoni marini sono lì a sguazzare davanti al mercato del pesce, attirati dai bocconcini buttati dai pescatori. 
Per chi desidera fare shopping il posto migliore è la Gorlero, il viale principale di Punta del Este, e in particolare piazza Artigas, ma io preferisco farmi confezionare un mojito da un trentenne di Varese, che sarebbe anche simpatico se non avesse la stessa voce di Salvini. 
Gli unici edifici storici si trovano nella città vecchia e sono la Iglesia de la Candelaria (di colore blu) e il faro, entrambi adiacenti alla stazione meteorologica del Paese. La casa del gestore del faro, costruita dai portoghesi, è la più antica casa di Punta del Este e oggi ospita un negozio di souvenir; i parei sono scontatissimi, ma solo come fantasie, visto che i più economici costano l’equivalente di 15 euro. Il titolare brasiliano sagacemente non insiste e anzi commenta ad alta voce: "Questo è il paese mas caro del mundo! Anche più della Suissa! Non a caso los jovenes emigrano in Europa." E prima di salutarmi mi augura buon viaggio: “Disfrute Cabo Polonio! È un posto magico, tiene buena onda”.

A Punta del Este ho trascorso circa 48 ore, una dozzina delle quali seduta al bancone del bar dell’ostello. Il letto che mi è stato assegnato si trova infatti in una camera affacciata sulla terrazza, molto frequentata fino a notte fonda, e dormire non è facile a causa del dj e del volume delle voci. Di giorno invece ha piovuto ininterrottamente per 7 ore. Allora il barman Franco mi ha spillato qualche cerveza notturna e un paio di caffè diurni, mi ha fatto compagnia, mi ha messo le canzoni dei Lo’ Pibitos con spotify, mi ha raccontato un po’ della sua vita, mi ha aiutato a fare i cruciverba ermetici, ha ammiccato quando si presentavano avventori strampalati. Secondo lui, anche se le statistiche affermano che il paese ha un elevato livello di sviluppo, molti si lamentano dei bassi salari oppure sono disoccupati. "E comunque i numeri sono falsati: per esempio tra i lavoratori sono contemplati anche quelli che prendono il reddito di cittadinanza, per non fare assolutamente nulla. Vedremo alle prossime elezioni, in ottobre" conclude il barman Franco.  

Solo alle 4 di pomeriggio, quando smette di piovere, riesco a raggiungere Casapueblo, a Punta Ballena. Questo stupefacente edificio fu costruito dall'artista uruguaiano Carlos Páez Vilaró in omaggio a suo figlio Carlitos, uno dei pochi sopravvissuti disastro aereo delle Ande dell'ottobre 1972. Originariamente era la sua casa per le vacanze e laboratorio, mentre oggi ospita un museo, una galleria d'arte, una caffetteria e un hotel.  
Lo stile architettonico del complesso, costruito in cemento e stucco imbiancati, ricorda le case di Santorini, anche se l'artista afferma di aver voluto imitare il nido del hornero, un uccello tipico dell'Uruguay. Le terrazze sfalsate consentono di avere una vista ottimale del tramonto sulle acque dell'Oceano Atlantico, tramonto a cui ogni giorno viene reso omaggio con una poesia recitata dalla voce registrata dell'artista. 
Le sale espositive sono piene di dipinti, ceramiche e sculture di diverse fasi della vita dell'artista astratto, pittore, vasaio, scultore, muralista, scrittore, compositore e costruttore. L'Hotel invece dispone di 20 camere e suite e 50 appartamenti, piscina calda, sauna, bar e ristorante, ma è riservato ai ricchissimi.

Racconto di viaggio "CERCO L'ESTATE TUTTO L'ANNO. URUGUAY, UN CAMPO DA FOOTBALL SULL'ATLANTICO" (dicembre 2018 - gennaio 2019)