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  • Categoria: Filippine

Capodanno a Siquijor

Visayas centrale dicembre 2008 - gennaio 2009

Nel traghetto diretto a Siquijor i film trasmessi, e da tutti seguiti con molta partecipazione, sono le solite americanate per cui il popolo filippino, del tutto succube degli Stati Uniti, impazzisce. L'aria condizionata raggiunge temperature polari e dunque non c'è da sorprendersi se la sera il mio amico soccombe ad una febbre con nevralgia tipica da “aircon”, da cui nemmeno io qualche giorno dopo resterò immune. A Siquijor si arriva molto tardi e i tricicli attendono gli ultimi passeggeri sbarcati. Essendo il 30 dicembre dovevamo aspettarci che i resort fossero tutti “puli buk”, ma grazie alla solerzia del guidatore di triciclo, che rivolta l'isola come un calzino per più di un'ora, riusciamo a trovare un alloggio in una guest house di proprietà tedesca, situata accanto all'ospedale (dove però tutti già dormono e non possiamo nemmeno comprare dell'acqua per prendere l'aspirina).

Per trascorrere in un posto più ameno il capodanno, vado alla ricerca di un hotel sulla spiaggia. Un ragazzo mi accompagna in moto, basta che gli pago la benzina (che vendono dentro alle bottiglie di coca-cola). In questo giro perlustrativo noto che l'isola è rigogliosa, piena di palme e gente che aggiusta tricicli o ripara le reti o fa volare aquiloni. Il primo resort è situato sulla spiaggia e dotato di un ottimo rapporto qualità-prezzo. Peccato che i vicini sono dei tagliatori di alberi di cocco, nemmeno troppo esperti con la motosega, e questo frastuono non è proprio l'ideale per ristabilirsi da un'influenza, nonostante la spiaggia bianca, ricoperta di gusci di noci di cocco, a pochi passi.

Raggiungiamo la località di San Juan con un triciclo e lì sulla spiaggia incontriamo, nell'ordine: filippino americanizzato in compagnia di maiali e fidanzata, che ci propone di prendere in affitto una palafitta a due metri dal mare circondata da numerosi galli (opzione a elevato livello di rischio); una signora filippina, sposata con un tedesco, che ha a disposizione una stanza su un albero; un australiano dalle movenze topolinesche che ha terminato le camere ma che ci affitta uno scooter. A questo punto, provvisti di un mezzo privato, schivando i cadaveri di rane morte sulla strada, raggiungiamo un resort sulla spiaggia in cui ci sistemano in un cottage enorme a due piani molto elegante.

Siamo invitati al buffet di Capodanno previsto per le otto; in effetti due giovani stanno arrostendo due maialini da latte allo spiedo lì fuori, e questa attività proseguirà per le due ore successive sotto una pioggia incessante, da cui si riparano con delle foglie di banano grandi come vassoi. Il buffet è molto appetitoso, se togliamo il tipico piatto di pasta scotta condita con maionese e ananas e il misto di interiora di maiale piccante. Gli invitati sono i numerosi parenti della moglie del boss (un giovane europeo occhialuto sempre sorridente) e Sudoku, il nostro vicino di cottage, un bianco sui settant'anni (inseparabile dal suo zainetto), la cui unica occupazione quotidiana era risolvere appassionanti rompicapo sul suo giornaletto. Gli altri cottage sono occupati da due coppie di puttaniere con filippina, che non partecipano al buffet.

A mezzanotte, quando i parenti maschi sono ubriachi di rum, inizia la gara di botti e fuochi d'artificio che ammiriamo sulla spiaggia. Uscendo in strada invece la tentazione è di mettersi a strisciare sui gomiti, in quanto il fumo, gli scoppi, il buio e la vegetazione tropicale creano un molto verosimile effetto Vietnam nelle scene di "Apocalypse Now".

Il primo dell'anno esploriamo l'isola in moto, constatando che i filippini festeggiano giocando a biliardo, a basket (sport nazionale nonostante l'altezza media sia di un metro e 50), o partecipando ai combattimenti di galli, che è uno dei loro passatempi preferiti, e infatti in tanti portano in braccio la loro amata bestiola, lucida e ben alimentata con mangimi energizzanti.

Noi invece attraversiamo il centro dell'isola, più montagnoso, e poi sbuchiamo dall'altra parte dove ci fermiamo sulla spiaggia di Salagdoong, vicino la cittadina di Maria, frequentata da filippini che bevono birra, lanciano sassi nel mare, fanno pic-nic e mi guardano: scopro infatti che le donne filippine fanno il bagno completamente vestite, e anzi la maggioranza non lo fa proprio il bagno. Proseguiamo a costeggiare l'isola fino ad arrivare a Lazi, dove un uomo lava un lunghissimo intestino di maiale nel mare, assistito da un ragazzo ritardato che blatera continuamente. Nei paraggi ci sono una chiesa e un convento spagnoli dell'Ottocento, a cui hanno sostituito il tetto con una orrenda lamiera bordeaux.

L'aperitivo lo prendiamo da un tedesco, anche lui sposato con una filippina (anche perché, se non hai un socio indigeno, pare sia vietato aprire attività commerciali). Questi è un mastodontico uomo alto più di due metri che fa una certa impressione perché mezzo polpaccio gli è stato mangiato da uno squalo, in Australia. Per la cena invece torniamo dall'australiano John, sperando che non si accorga che il casco ci è rotolato giù dalla moto e si è tutto scheggiato. Qui i nostri commensali sono un sosia di Alvaro Vitali (che John ci spiffera sia italiano) in compagnia di signorina filippina molto molto annoiata, e una coppia alternativa in cui è lei l'europea e lui il filippino.

Mentre attendiamo che ci griglino il pesce, assistiamo al video-karaoke sulla spiaggia, che è un'attività tra le più amate nel Paese: le canzoni prescelte sono sempre molto passionali, i video che le accompagnano invece come tematiche hanno paesaggi marini pieni di palme e tramonti, culi e tette, appassionanti partite di basket.

Racconto di viaggio "APPUNTI PILIPINI. ESPLORAZIONE DELLA VISAYAS CENTRALE" (dicembre 2008 - gennaio 2009)