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  • Categoria: Filippine

La battaglia di Mactan

Visayas centrale dicembre 2008 - gennaio 2009

Appresso questa isola de Zubu ne era una, che se chiama Matan, la qual faceva lo porto, dove èramo. Il nome de la sua villa era Matan, li sui principali Zula e Cilapulapu.
[ Antonio Pigafetta, "Relazione del primo viaggio intorno al mondo" ]

Toledo, al centro della costa occidentale di Cebu, saliamo subito sul bus diretto al capoluogo e ci stipiamo sui sedili filippini, ascoltando i Bee Gees ad altissimo volume e mangiando una pannocchia bollita, che è uno dei cibi che vengono venduti sui bus insieme alle pallottole di riso lesso incartate nel cellofan e alle arachidi all'aglio. All'appressarsi della città il traffico diventa quello tipico dell'ora di punta. Fuori dal terminal saliamo sul taxi scelto per noi da una signorina che in cambio guadagna una moneta dal tassista (un vecchio signore che con una lentezza esasperante ci accompagna all'isola di Mactan).

In effetti Mactan è sempre quel covo di resort poco filippini che sapevamo dall'inizio, ma ha l'indubbia comodità che sopra ci sorge l'aeroporto e poi le vacanze di Natale sono finite (e anche le mie stanno per esaurirsi). E infatti trovare una sistemazione non prestigiosa non è affatto facile, finché non incontriamo il Lapu Lapu cottage. Il tedesco che lo gestisce ci manda dalla sua vicina, la quale ci affitta un appartamento intero e ci racconta di suo marito (il finanziatore dell'attività, per così dire), uno scozzese morto due anni prima per un brutto male. Lapu-Lapu invece sarebbe quel re che ebbe ad ammazzare Magellano, il quale come tutti sanno trovò la morte nelle Filippine mentre il suo equipaggio riuscì a tornare in Europa, compiendo la prima circumnavigazione del globo della storia. Il navigatore spagnolo fu ucciso proprio qui nella famosa battaglia di Mactan, come mi ha spiegato un navigatore di internet un po' paranoico, che guardava con grande entusiasmo alcuni video cruenti dedicati ai terroristi islamici. In onore dell'eroe nazionale, che aveva rifiutato di sottomettersi al nuovo re di Spagna Carlo V, su quest'isola è stata eretta una statua in bronzo alta quattro metri (non lontana dal mausoleo di Magellano) e inoltre la città principale, l'aeroporto e un pesce molto prelibato sono stati chiamati Lapu-Lapu.

Presso il tedesco possiamo cenare, in compagnia di diverse coppie composte da un tedesco maschio e una filippina femmina. I maschi bevono molta birra e ridono in maniera molto scenografica per far vedere che sono in vacanza e si divertono e dimostrare a tutti la sicurezza di sé, che in realtà gli manca totalmente, e la capacità di seduzione che hanno avuto nel conquistare quella ragazza, la quale si annoia platealmente e si vede lontano un miglio che preferirebbe di gran lunga essere altrove.

Si riaprono le scuole e noi esploriamo l'isola. È pieno di giapponesi e coreani, i quali hanno anche costruito degli orrendi alberghi di cemento sul mare, oltre a riempire l'isola di loro ristoranti, così i loro connazionali non devono sforzarsi di mangiare riso scondito e spezzatini filippini. Anche qui i turisti sono tutti intenti a svolgere attività che terminano in -ing e le spiagge sono tutte private, ma per fortuna conosciamo un filippino esuberante e allegro, che ci fa entrare gratis in una di esse. Durante il bagno vengo punta da un riccio (la cui spina mi verrà estratta dopo diversi giorni in Italia da un istruttore di Acquagym), per cui mi rifiuto categoricamente di rientrare in mare per guardare il fondale con la maschera.

Al pomeriggio abbandoniamo la spiaggia per andare a farci un massaggio. Nel primo centro molto lussuoso scopro che lo stesso massaggio può costare 27 dollari se sei un turista occidentale e 4 se invece sei uno normale. Nel secondo centro invece i prezzi sono filippini e il massaggio molto energico.

E venne l'ultimo giorno, in cui ebbi la malaugurata idea di lavarmi i capelli di mattina, senza pensare che avrei dovuto prendere un aereo, e che nelle sale d'attesa ci sarebbe stata un'aria condizionata spaventosa e che mi sarebbe venuta una nevralgia tremenda accompagnata da febbre alta. Tra volo interno, voli di ritorno e arrivo definitivo a casa mia mi attendevano 36 ore interminabili di dolore e bestemmie contro questa incomprensibile usanza di erogare aria condizionata assassina anche in località dove la temperatura esterna non supera i 28 gradi.

Nel volo di ritorno in Italia, invece di viaggiare in compagnia di centinaia di filippini pimpanti, mi ritrovo con molti cachemire indossati da italiani borghesi di ritorno da località esotiche, che non fanno altro che criticare le scelte del tour operator che, ad esempio, poteva inserire il pranzo in ristorante quel giorno a Saigon. E infatti applaudono all'atterraggio.

Racconto di viaggio "APPUNTI PILIPINI. ESPLORAZIONE DELLA VISAYAS CENTRALE" (dicembre 2008 - gennaio 2009)