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  • Categoria: India

un luogo comune

Goa

gennaio 2014

Andare a Goa, perché? I perché sono molti, tutti indefinibili, quasi inconfessabili; parlano soltanto alla mia intima nostalgia di sognatore vagabondo. Perché Goa non è ricordata da Cook, né da Loti, perché nessuna società di navigazione vi fa scalo, perché mi spinge verso di lei un sonetto di De Heredia, indimenticabile, perché pochi nomi turbavano la mia fantasia adolescente quanto il nome di Goa: Goa la Dourada.
(Guido Gozzano, "Verso la cuna del mondo. Lettere dall'India")

Per Capodanno confluiscono nel Goa vagonate di maschi da tutta l'India. La spiaggia di Calangute, che va avanti per chilometri prima di trasformarsi nella spiaggia di Baga, è un formicaio di giovani indiani, tutti in camicia e pantaloni, molti dotati di smartphone, giunti appositamente fin qui per bere alcolici a prezzi abbordabili e fare uso di droghe, più o meno leggere. Anche perché, trovare una donna che gliela dia (indiana oppure occidentale che sia) è un'opzione da non tenere manco lontanamente in considerazione. Il risultato è che molti di loro eccederanno nei beveraggi e/o nelle sostanze psicotrope e si ridurranno in condizioni penose. A causa di una mancanza di coordinamento e prospettiva d'insieme di cui ormai non ti stupirai affatto, pare che il Goa sia circondato da stati dove il consumo di alcolici, se non è vietato, viene fortemente scoraggiato da pesanti tasse: facile capire perché questo minuscolo staterello si sia fatalmente trasformato nel paradiso della trasgressione.

Anche gli autobus − ammassi di lamiera adornati di fiori freschi, peperoncini e adesivi di Ganesh e Shiva − sono un carnaio. La figura chiave sui mezzi è l'addetto allo sbigliettamento, solitamente un giovane strafatto dagli occhi spiritati che urla come un invasato e insulta i poveri indianini accalcati, e a volte fisicamente li solleva e li posiziona ordinatamente lungo il corridoio. Ti consiglio di stare molto attento a questo sinistro personaggio, in quanto anche tu potresti assistere a una scenetta simile a quella che ho visto io: una giovane vittima della dolce vita goana giaceva svenuta sulla pedana accanto al posto di guida (un passeggero a tratti gli manteneva la testa); all'addetto filonazista non gli pareva vero di poter liberamente infierire su questo corpo esanime, così gli ha mollato un poderoso schiaffone; per fortuna il conducente, di rimando, ha avuto la prontezza di sferrare a bruciapelo una mazzata del grosso bastone di ordinanza sulla testa dell'addetto, grazie al quale costui ha abbassato la cresta per un po'.

Il Goa è uno degli stati indiani più ricchi e il grosso del suo PIL deriva dalle attività turistiche. Salman Rushdie, nel suo capolavoro letterario I figli della mezzanotte, lo definiva "il foruncolo portoghese sul viso della madre India" poiché questo minuscolo stato federato affacciato sull'Oceano Indiano fu dominato per molti secoli dai portoghesi, i quali gli hanno lasciato molte chiese cattoliche, numerosi palazzi, alcune parole e quasi tutti i toponimi.

Oggi il foruncolo sembrerebbe aver cambiato nazionalità poiché la maggior parte dei turisti che lo visitano infatti proviene dalla Russia (addirittura, una delle mode delle nuove russe è venire a partorire nel Goa). Non è solo il numero dei turisti ad essere imponente ma soprattutto la misura del loro portafogli: il turismo russo è molto diverso da quello straccione e sballone che storicamente ha scelto il Goa come sua destinazione, è più arrogante e scosciato, meno naturista e per niente alternativo. Per misurare l'importanza del fenomeno basta guardare l'alfabeto cirillico con cui sono scritti i menu di tutti i ristoranti sulle spiagge e la lingua con la quale si rivolgono a te i vari lavoranti nel settore turistico prima di conoscere la tua provenienza.

Il Goa settentrionale mantiene la sua fama di località hippie e new age, dove diversi residenti europei hanno scelto di vivere, almeno sei mesi l'anno (poi comincia la stagione del monsone e ci vogliono alcune dita di pelo sullo stomaco per restare). Anjuna, Vagator, Arambol, Candolim, Baga sono le spiagge più frequentate, dove si balla il goa trance nei rave party e si svolgono i mercatini, pieni di merce difettata Desigual a prezzi irrisori, diversi tipi di spezie e qualità di tè, ciondoli a forma di OM e vestiario "indiano" che gli indiani veri non indosserebbero mai. Allo stesso tempo è una località rilassante e amena, ricca di frutta e vegetazione tropicale, dove la colonia di occidentali residenti (pizzaioli, deejay, bancarellari, baby pensionati) ti permetterà di passare il tempo in compagnia, stando alla larga dagli indecifrabili indiani.

Naturalmente non è obbligatorio trasferirti qui, ci puoi venire anche per qualche giorno di vacanza. Le spiagge sono solitamente sabbiose e dotate di palme da cocco; appositi baracchini offrono cibo e bevande e sparano musica ad alto volume (ognuno diversa). I lettini vengono offerti gratuitamente se consumi qualcosa al bar, mentre nel pomeriggio vengono predisposte postazioni per l'aperitivo. A seconda della marea, come avviene in tutte le spiagge oceaniche, potresti trovare il bagnasciuga più o meno lontano dalla spiaggia e l'acqua più o meno piena di alghe. E comunque non è il Mediterraneo e potrebbe essere piuttosto pericoloso (stuoli di bagnini soffiano inutilmente tutto il giorno dentro al loro fischietto). Accanto ai russi che sbevazzano e alle loro compagne in minuscoli bikini, pascolano incuranti diversi esemplari di bovino, più o meno sacro.

A parte le mucche, una complicazione squisitamente interculturale potrebbe insorgere se tenti di fare il bagno in alcune spiagge indiane: mentre affronterai quei metri che ti separano dal mare, centinaia di occhi ti osserveranno e centinaia di smartphone verranno puntati verso il tuo costume da bagno. Oltre ai paparazzi, le principali categorie di seccatori annoverano i pulitori di orecchie e le donne che ti vogliono depilare col filo.

Naturalmente le spiagge, i mercatini e le feste in spiaggia non esauriscono l'offerta turistica goana, che infatti dispone di significative attrattive anche di tipo culturale. Puoi iniziare dalla capitale, Panjim, affacciata sulla foce del fiume Mandovi. Girando tra le sue stradine, fiancheggiando i palazzi piastrellati e i muri gialli, rossi e viola, avrai la netta sensazione di trovarti nei paraggi di Lisbona. Ma soprattutto resterai conquistato dalla bianchissima Chiesa di Nostra Signora dell’Immacolata Concezione, dotata di una meravigliosa facciata sfavillante di calce che spicca in cima alle rampe di scale (chissà quanti marinai portoghesi le hanno percorse prima di ringraziare il loro Dio per averli fatti giungere sani e salvi in India). Di chiesette dal biancore accecante ne vedrai diverse in tutto lo Stato, ma non così maestose.

Old Goa è l'antico capoluogo della regione, poi abbandonato in seguito ad epidemie di colera e malaria. Nella vecchia Goa è sepolto il leggendario San Francesco Saverio, missionario nonché patrono dello Stato. A parte la teca con i resti del santo, dentro l'affollatissima Basilica del Bom Jesus c'è un inquietante Cristo crocifisso interamente ricoperto di rivoli di sangue. Se ci capiti nel periodo natalizio, anche in questo giardino ammirerai uno di quei presepi che puoi vedere solo in India: immersi nella vegetazione tropicale, incongruamente vi campeggiano sagome di cartone a forma di Madonna, San Giuseppe, pastori e gigantesche mucche.

Altre chiese di grande bellezza sono dedicate a Santa Caterina e a San Francesco d'Assisi. Vale la pena infine arrampicarsi sulla collina dove si trovano le rovine del monastero di St Augustine. Qui avrai un'ulteriore impressione di Portogallo ("di questo medioevo europeo, di questo passato nostro, sepolto sotto un cielo d’esilio, in una terra selvaggia" avrebbe detto Gozzano) e forse vedrai giovani indiani che si fotografano fra i monconi della torre in pose bollywoodiane. Dall'alto infine scoprirai che Old Goa è collocata sulla stessa riva del fiume Mandovi, che vedrai placidamente scorrere sotto di te. Se lo segui con lo sguardo a un certo punto finirà, ma tu saprai che prima o poi arriverà all'oceano.

A questo punto del viaggio, di India ne avrai vista già un bel pezzo, e magari avrai cambiato idea su di lei. È possibile che sarai già entrato, trionfalmente, nella categoria dei suoi amanti − o, scuotendo il capo, in quella dei suoi detrattori. Ma per quanta India avrai visto, secondo me, resterai sempre un principiante.

Racconto di viaggio: "INDIA PER PRINCIPIANTI. VIAGGIO IN MAHARASHTRA, KARNATAKA E GOA" (dicembre 2013-gennaio 2014)