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  • Categoria: India

La porta dell'India

Mumbai

Maharashtra e Karnataka dicembre 2013

Sono le prime ore della mia presenza in India, e io non so dominare la bestia assetata chiusa dentro di me, come in una gabbia.
(Pier Paolo Pasolini, "L'odore dell'India")
L’India è inesauribile. Ci si va sempre per la prima volta. O per l’ultima.
(Alberto Moravia)

Quando arrivi in India, vieni subito avvolto dall'odore di India: una conturbante miscela di gas di scarico, spezie, frutta in decomposizione, merda bovina e legno bruciato. A seconda se lo catalogherai istintivamente come un profumo o come una puzza, si capirà se rientri nella categoria degli amanti dell'India o in quella dei suoi detrattori. Coloro i quali la disprezzano, oltre all'odore, non sopporteranno altre tipiche peculiarità indiane, ad esempio la polvere, i clacson continui, l'ambigua gestualità, la burocrazia, il fatto di essere continuamente fissati dalla gente. L'India non è un semplice Paese, bensì una disposizione d'animo.

Quando fuoriesci da un aeroporto dell'India del Sud, ti accoglie subito il noto clima tropicale. Ad esempio, mentre a casa tua non solo iniziano i primi freddi ma oltretutto sono tutti impegnati a comprare i regali di Natale, qui se ne vanno in giro con le ciabatte e le magliette a maniche corte (e alcuni anche senza), felici che in questa stagione non piove praticamente mai. Quando invece a casa tua è estate piena, in India ci sono i famosi monsoni, le temperature sono elevatissime e l'umidità paurosa. In ogni caso, il caldo che ti accoglie in inverno nell'India del Sud è un caldo clemente e delicato, e in molte zone soprattutto di sera neanche tanto caldo.

Poniamo che tu abbia preso un aereo per Bombay (ribattezzata da alcuni anni Mumbai in un tardivo impeto nazionalista). Intanto, se sei atterrato di giorno hai potuto osservare delle immense baraccopoli, alcune delle quali confinano con la pista di atterraggio. Sono gli slum per cui Bombay è giustamente rinomata, co-protagonisti di un celebre film dal titolo The millionaire, che però non tutti lì a Bombay hanno apprezzato − non hanno capito infatti perché, invece di matrimoni e balletti, uno in un film debba inserire delle antiestetiche bidonville

L'aeroporto dista dal centro di Mumbai circa 25 chilometri: se durante la notte con 40 minuti te la cavi, di giorno i tempi possono tranquillamente dilatarsi all'infinito in un serpentone di auto e taxi, tre ruote criminali e biciclette sovraccariche, vecchi autobus londinesi a due piani e pullman indiani a un piano, motorette scoppiettanti e camion lisergici, i quali, indistintamente, pregano gli automobilisti a caratteri cubitali ("HORN PLEASE") di suonare il clacson. Il tassista potrebbe chiederti di fare il “sea link”, ovvero il ponte che collega la zona di Bandra con la parte sud della città, e tu potresti inizialmente pensare che si tratti di un modo per estorcerti un po' di rupie, prima di realizzare che attraversare l'avveniristico ponte richiede il pagamento di un pedaggio, che tra l'altro è il motivo per cui è innaturalmente deserto. Quando in India vedi una cosa moderna e deserta ti viene spontaneo pensare che non sembra India.

Facilmente avrai prenotato un hotel dal nome altisonante come Chateau Windsor Hotel oppure Queen Victoria Resort aspettandoti una struttura signorile, e invece avrai trovato ad accoglierti un fatiscente palazzo a più piani che giace in stato di semi-abbandono. È un'usanza tipica dell'India, voglio dire ai principianti, chiamare tipo Royal Chicken Center un sottoscala dove spennano i polli, oppure Krishna Time House un bugigattolo dove aggiustano gli orologi rotti.

In hotel ci lavora un mucchio di persone, che spuntano da ogni dove come gli Umpa Lumpa. C'è quello che ti dà il benvenuto ("Goomoning ma'm"), quello che ti indica l'ascensore, quello che pigia il tasto del quinto piano, quello che ti accoglie fuori dall'ascensore, quello che ti guida nella reception. Nella reception ce ne sono altri 7: uno scrive i tuoi dati su un librone preistorico, gli altri sono impegnati in loro personalissime faccende. In camera ti accompagnano in tre: uno ti porta la valigia, uno torna con gli asciugamani, uno ti dà la password del wi-fi (che non funziona). Quando esci ce n'è uno che pulisce per terra, uno che ti indica l'ascensore, uno che ti fa entrare, uno che pigia il tasto del piano terra, l'altro che apre la porta quando sei arrivato, uno che ti saluta ("Goodbye ma'm"), l'altro che ti vuole chiamare per forza il taxi. Insomma, in India non ti senti mai solo.

Per raggiungere il famoso Gateway of India, probabilmente non potrai evitare di costeggiare l'immenso parco chiamato Oval Maidan, dove giocano a cricket. Noterai edifici storici come l'High Court e l'Università, ma ciò che ti colpirà di più sarà la vita che pullula in ogni dove: i venditori di giganteschi palloncini a forma di lampadina e quelli di cartoccetti di arachidi, gli addetti alla spremitura della canna da zucchero, gli operai in equilibrio sui ponteggi di legno e corda e quelli che distribuiscono l'acqua potabile, i guardiani dei parcheggi che dormono sul posto di lavoro. In India è impossibile annoiarsi, c'è sempre qualcosa di assurdo, ridicolo, tenero e colorato che attira l'attenzione del principiante.

Al Gateway of India, l'imponente arco di trionfo costruito dagli inglesi circa un secolo fa a due passi dal mare Arabico, c'è sempre un'immensa e variopinta folla di turisti. Sicuramente anche tu verrai molestato da questi omini che ti vogliono fotografare mentre sembra che tocchi la cima del noto monumento oppure del suo dirimpettaio, il superlussuoso hotel Taj Mahal, grazie ad un'originale prospettiva ottica (non temere, la stampante la tengono nella borsa). Inoltre verrai sicuramente braccato da un tizio vestito di bianco che ti legherà un cordino al polso e ti segnerà la fronte con una ditata di polvere colorata, svelandoti che in quella giornata cade la festa di Visnù, o altro dio a scelta. In India non sai mai se quella folla è lì per festeggiare una festa religiosa particolare oppure se è il quotidiano tran tran.

Mentre passeggi nei paraggi può essere che sarai attratto dal bar Leopold, perché (oltre a schierare in vetrina appetitose torte) da fuori ti sembrerà meno indiano degli altri e infatti, dopo essere stato sottoposto ad un fugace controllo della borsa col metal detector, ti siederai al tavolo e scoprirai di essere circondato da turisti muniti di Lonely Planet.

Rinfrancato da una birra Kingfisher e da qualche ancora ignota cibaria fritta, sarai pronto per raggiungere Victoria Terminus (che oggi si chiama Chhatrapati Shivaji), una delle stazioni ferroviarie più affollate dell’India. A parte lo stile neogotico-vittoriano, a parte gli elementi veneziani ed indiani, a parte i legni intagliati, le ringhiere in ferro battuto, le griglie per le biglietterie, ciò che ti colpirà maggiormente saranno i passaggi metal detector stile aeroporto sotto i quali tutti passano anche se palesemente non funzionano. Noterai che i treni hanno gli scompartimenti per signore (infatti visi di donna con foulard sono disegnati sul vagone), che molti di essi viaggiano con le porte aperte e che i binari pullulano di roditori. In India non è mai una buona idea guardare con troppa convinzione per terra.

Quando vorrai raggiungere un posto troppo lontano per andare a piedi, dovrai salire su un taxi oppure su un tre ruote, in molti casi personalizzato con tendine e carta da parati. L'esperienza potrebbe essere divertente oppure traumatica (a seconda della categoria a cui appartieni) e comunque a Mumbai, nelle ore di punta, è più probabile che sia traumatica. Certo, anche affrontare certe strade a piedi prevede una certa quantità di rischi, soprattutto se hai la malsana idea di attraversare una strada.

A Mumbai per esempio con il taxi puoi andare al Dhobi Ghat (una gigantesca distesa di vasche dove si lavano a mano i vestiti di tutta la città), al piccolo tempietto Jain su Malabar Hill, o a Dharavi (un tempo conosciuto come lo slum più grande d’Asia). Oppure puoi andare nella più vicina spiaggia di Chowpatty, meta affollata soprattutto nel tardo pomeriggio, quando non di rado si possono ammirare solenni tramonti tra i grattacieli. Per raggiungerla in effetti sarebbe preferibile una bella passeggiata sul lungomare, come fanno molte coppiette sognanti. Lungo la strada potresti imbatterti in una festa di matrimonio, cosa non improbabile perché gli indiani, prima di entrare nel ristorante o tendone o salone prescelto per il ricevimento, usano cantare, ballare e suonare fuori dall'ingresso. In quel caso potrai gustarti le eleganti mise, tenere il ritmo dei tamburi e della trombe, e se sei fortunato anche assaggiare un drink analcolico o un dolcetto. In India è sempre preferibile andare a piedi.

Racconto di viaggio: "INDIA PER PRINCIPIANTI. VIAGGIO IN MAHARASHTRA, KARNATAKA E GOA" (dicembre 2013-gennaio 2014)