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  • Categoria: India

Sbarco in Kerala

Kovalam

Kerala dicembre 2010-gennaio 2011

Se il futuro del pianeta appartiene alle megalopoli asiatiche, mostri urbani con venti e più milioni di abitanti, congestioni di grattacieli e baraccopoli sull'orlo del collasso, evidentemente qualcuno si è dimenticato di dirlo agli abitanti del Kerala.
(Federico Rampini, "La speranza indiana")

Thiruvananthapuram (nota — per comprensibili motivi — anche con il nome coloniale di Trivandrum) è la capitale dello stato federale del Kerala e conta circa 750 mila abitanti. A quanto pare, la maggior parte di loro è accatastata oltre la transenna degli arrivi dell'aeroporto internazionale, certificato ISO, alle quattro della mattina del nostro sbarco in India meridionale.

Kovalam beach, situata a circa dieci chilometri a sud, accoglie in letti umidi i viaggiatori reduci da una ventiquattro ore di transiti aeroportuali, film in hindi sottotitolati, partite di tetris in alta quota, polli speziati nelle vaschette, comandanti che vi parlano, paradossali controlli di sicurezza, smoking lounge anguste.

In tarda mattinata, uscendo in avanscoperta, possiamo provare quella magnifica sensazione di shock termico, tipica di chi si risveglia in estate senza aver vissuto la primavera. Ad un'estremità di Lighthouse Beach sta di guardia un faro (appunto) a strisce orizzontali bianche e rosse, sul quale ci arrampichiamo grazie alla scala a chiocciola, e dall'alto — una volta pagato il sovrapprezzo — possiamo fotografare il panorama. Realizziamo così che questa località balneare è costituita da una stretta fascia sabbiosa, modellata in tondeggianti insenature affiancate, sulla quale si affacciano ristoranti di pesce e bar, negozi di vestiti e parei, hotel e centri ayurvedici, mentre l'interno è interamente occupato da superbi palmeti. Il mare, le barche di legno dipinto e la moschea gialla scintillano all'unisono.

Tornati sulla terra, un donnone che gestisce un negozio di gioielli mi saluta ammiccante, sorridendo. Constatato il mio disinteresse nei confronti dei preziosi, mi propone un rilassante massaggio ayurvedico, somministrato da questa giovane terapista che ha seguito i suoi corsi a Singapore. Anche la matrona e sua figlia partecipano al massaggio, da allieve diligenti, dividendosi alcune parti del mio corpo.

A Kovalam possiamo stenderci sui lettini a prendere il sole, possiamo fare il bagno stando bene attenti alle temibili correnti, possiamo consumare qualcosa di fresco al bar accanto al divino Otelma il quale, quasi irriconoscibile senza i suoi eclatanti abiti di scena, siede al tavolino con le gambe mollemente accavallate e beve una bibita con la cannuccia, in compagnia di se stesso. Per la cena, consumata in uno dei ristoranti lungo la spiaggia, indosso una gonna di seta verde squillante, ricamata a motivi di piccoli pavoni, simbolo di qualcosa che ora non ricordo. Il pesce, se proprio lo volete sapere, non sa di niente.

Racconto di viaggio "UNA BRICIOLA DI INDIA. VACANZA AYURVEDICA IN KERALA" (dicembre 2010 - gennaio 2011)