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  • Categoria: Nepal

A spasso con Buddha

La valle di Kathmandu

agosto 2003

Questa piccola vallata fertile, incastonata tra enormi catene montuose e abitata da circa un milione di persone, è la culla della civiltà nepalese, abitata dai discendenti dei Newar, una popolazione dalle origini misteriose. Il loro periodo di massimo splendore risale al XVII secolo durante il regno dei Malla, quando la valle era suddivisa in città-stato acerrime nemiche tra loro e i commerci erano molto fiorenti. Poi il re di Gorkha unificò il Nepal e la lingua nepali sostituì il newari come lingua ufficiale. I nepalesi, come abbiamo verificato, continuano a mantenere vive le loro tradizioni, sono molto legati alla terra per il loro sostentamento e ai templi per i loro culti.

Interessanti posticini sono acquattati nella valle: a Dakshinkali, famosa per i sacrifici animali in onore della dea Kali compiuti ogni martedì e sabato, arriviamo troppo tardi, quando stanno già lavando via il sangue; a Chobar c'è la gola che secondo la leggenda fu creata da un colpo di spada di Manjushri, che servì a far defluire le acque e a trasformare il lago di Kathmandu nell'omonima valle (questo immenso taglio lo ammiriamo dal ponticello sospeso, costruito in Scozia a inizio Novecento); il gompa di Gorakhnath, dietro Pharping, ci accoglie con un verde paesaggio rasserenante; infine visitiamo Kirtipur, una cittadina isolata e specializzata nella tessitura, ricca di di templi e guide-bambine.
Ma il pezzo forte è Bhaktapur, una delle più belle città del Nepal. La fortuna è stata capitarci in occasione del Gai Jatra, la festa delle vacche, dedicata ai defunti (i Newar credono che siano le vacche a condurre i morti dal dio degli inferi). Per le strade sfilano sia mucche vere sia persone mascherate da mucche, ma anche un mucchio di gente che porta dei pali addobbati con le foto dei defunti recenti. Molti sfoggiano stravaganti costumi ed eseguono una danza con dei bastoni. Questo carnevale inizialmente non si capisce bene cosa c'entri con le vacche, però poi ho letto che deriva da un episodio accaduto nel 1600 quando, per combattere la tristezza della regina alla quale era appena morto un figlio, il re promise una ricompensa a chiunque fosse riuscito a farle tornare il sorriso sulle labbra: da allora questa festa è caratterizzata da danze, divertimenti e costumi bizzarri.

Vado a pranzo con Tana, una sua amica, il figlioletto di pochi mesi e due loro amiche. Il bimbo ha il kajal sugli occhi per proteggerli dall'inquinamento e dal sole, gli orecchini d'oro e dei bracciali rigidi ai polsi e alle caviglie, tradizionalmente regalati dalla nonna paterna. Mangiamo i momo, ravioli al vapore ripieni di carne di bufalo molto speziati e piccanti, tipici della cucina tibetana. Raggiungiamo dunque gli amici che pranzavano su una terrazza affacciata sulla splendida Durbar Square (dove Bertolucci ha girato alcune scene del film "Il piccolo Buddha"), e all'improvviso tutti entrano nel tunnel delle sciarpe di pashmina che io non ho ancora capito bene che cosa sarebbe.

Per la notte raggiungiamo Nagarkot, la Ponte di Legno del Nepal, cittadina in posizione strategica la cui attrattiva consiste nel fatto che la mattina all'alba si può ammirare in dimensione panoramica la catena dell'Himalaya. Ci arrampichiamo tra anse profonde a bordo di un autobus davvero poco rassicurante. Il panorama della valle si apre, stupendo, ma non abbiamo tempo per goderne: siamo obbligati a riscendere a Kathmandu per recuperare le valigie all'aeroporto. Il ritorno a Nagarkot, in un finto taxi alle 10 di sera, è meglio scordarselo (puzza di cherosene, calore infernale sprigionato da non so quale parte dell'auto e fondatissima paura di precipitare nel dirupo).

La mattina dopo alle 5 e 30, ancora intontita dalle 18 birre bevute il giorno prima, mi svegliano per vedere l'Himalaya, che abbiamo già detto che era lo scopo principale di tutto il viaggio. Apro gli occhi e la finestra enorme contiene già lo spettacolo: ci comunicano con orgoglio che siamo stati fortunatissimi a poter ammirare la maestosa e innevata catena senza nuvole in questa infausta stagione, sia pure per un'oretta soltanto visto che poco più tardi la valle è già tutta avvolta in un vaporoso nuvolone.

Lasciata Nagarkot, ci aspetta prima il tempio di Changu Narayan, dedicato a Vishnu (una meravigliosa espressione di arte hindu inclusa nel patrimonio mondiale dell'Unesco), e poi Thimi, dove assistiamo alla lavorazione della ceramica, cotta sotto grossi cumuli di paglia. Visitiamo anche una scuola: il preside è davvero entusiasta della nostra visita, il suo inglese è leggermente approssimativo ma i grandi sorrisi e le energiche strette di mano suppliscono al linguaggio verbale; gli alunni ci tempestano di domande in inglese. La scuola in Nepal non è obbligatoria, comincia alle 10 e termina alle 4 e tutti indossano delle divise: camicia cravatta gonnellina a pieghe o bermuda. Inutile dire che l'analfabetismo tocca cifre elevatissime.

Nei villaggi newari di Bungamati e Khokana le donne si lavano i capelli alla fontana e i bambini partecipano a una gara di alfabeto, a Jawalakhel conosciamo le storie dei rifugiati tibetani impegnati nella realizzazione di tappeti, a Patan, la "città della bellezza", lunghissime colonne colorate di devoti eleganti carichi di offerte per gli dei celebrano un altro giorno di festa religiosa in Durbar Square, la piazza rettangolare costellata da una serie infinita di templi in stili uno diverso dall'altro.

Bhaktapur il caos della festa è terminato e ciò che rimane sono i pacifici ritmi quotidiani. La sera ha un fascino medievale: l'illuminazione è scarsa, spettrali figure umane eseguono per tutta la notte i riti nel tempio di Krishna, il tempio di Nyatapola con i suoi 5 piani svetta in lontananza al di sopra dei tetti della città. La mattina seguente il benvenuto al nuovo giorno ce lo dà la catena dell'Himalaya, ben visibile comodamente seduti al tavolo della colazione. Dopo l'ultimo trekking a Dhulikhel e la visita della cittadina di Panauti, sia di montagne, sia di templi induisti a pagoda ne ho abbastanza.

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Racconto di viaggio "IL VIAGGIO È UN GRANDE MAESTRO. SOTTO I MONSONI DEL NEPAL" (agosto 2003)