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THE HOT SPOT

Il Delta del Mekong

Vietnam meridionale gennaio 2017

In Vietnam è molto semplice prenotare gite organizzate economiche per visitare le attrazioni più significative in uno, due o più giorni. Le agenzie nel Distretto 1 di Saigon sono ad ogni angolo di strada e propongono una vasta gamma di pacchetti. Il secondo tour prescelto è Mekong Delta two days-one night, con la variante “small group”. Anche questa volta vengono a prendermi in hotel, quindi mi fanno marciare per alcuni isolati tra le vie della città fino a raggiungere un autobus a bordo del quale salgo insieme ad altre decine di persone. Un giovane pimpante dà il benvenuto ai passeggeri e racconta qualche aneddoto condito da un umorismo discutibile: è palese che queste guide turistiche abbiano imparato l'inglese guardando pessimi film americani e si sforzino di scimmiottare lo strascinato accento USA, con la complicazione che sono incapaci di pronunciare diverse consonanti. Finora il gruppo non sembra molto small, ma – dopo essersi scusati per il disguido – al porto di Cai Be mi fanno salire su un tender meno affollato, che ci conduce fino alla prima meta. Dunque ci fanno accomodare su instabili piroghe, guidate da donne col cappello a cono, che scivolano tra i meandri e le mangrovie. Raggiunta dopo poco la terraferma, sono invitata a seguire gli altri turisti lungo un sentiero fino al Mekong Garden, un bar-ristorante affacciato sul fiume (circondato dalla giungla ma nondimeno dotato di connessione wifi), dove inizia uno spettacolino di musica vietnamita. Ad ogni tavolo vengono serviti dei piattini di frutta tropicale accompagnati da una tazza di tè.

Le tappe successive le raggiungiamo sempre in barca: un coloratissimo mercato e un laboratorio dove si producono rice paper e dolcetti al cocco. A pranzo veniamo condotti in un altro ristorante lungo il fiume dove ci viene servito, tra l’altro, un pesce tanto scenografico quanto insipido e poi ci danno una bicicletta con cui pedaliamo nella rigogliosa vegetazione tropicale. Di nuovo in barca il gruppo viene separato: per quelli che hanno prenotato il tour di un solo giorno l’esperienza finisce miseramente qui (bye bye, have a good trip!), gli altri vengono a loro volta divisi tra chi dorme in hotel a Cai Be e chi dorme nella più spartana homestay in campagna. Qui ci viene assegnato un posto letto e dunque partecipiamo alla onnipresente cooking class, per cui i vietnamiti hanno un vero e proprio culto, ossia impariamo nuovamente ad avvolgere frattaglie varie dentro alla rice paper e poi attendiamo che il prodotto sia fritto prima di mangiarlo.

Il sogno di diventare una guida appartiene a questi due giovanissimi e mestissimi studenti alla facoltà di inglese dell'università di Ho Chi Minh City. Non sembrano molto soddisfatti del livello dei loro corsi – profumatamente pagati dai loro genitori – poiché di grammatica e scrittura ne fanno, ma di conversazione zero. Per stasera dunque le loro cavie saremo noi: due italiane e quattro svedesi. Stremati dalla fatica immane impiegata per decifrare le frasi pronunciate dagli studenti ce ne andiamo a letto.

Il Delta del Mekong resta ancora oggi uno dei luoghi più poveri del paese, ma le cose stanno cambiando anche qui. Uno dopo l'altro i traghetti che collegano le due rive dei corsi d’acqua stanno scomparendo, sostituiti da ben più comodi ponti. Ancora qualche anno e anche i mercati galleggianti non avranno più ragione di esistere: già quello di Cai Be, che visitiamo di prima mattina, è piuttosto deludente.

Segue la visita alla noodles factory e quindi un’altra merenda a base di frutta tropicale e tè, dove continuo a familiarizzare con i membri del gruppo, composto da malesi, una messicana fidanzata con un olandese, uno spagnolo accompagnato da una filippina, una famiglia vietnamita emigrata a Montreal, altri quebecchesi di chissà quale origine eccetera. A quel punto siamo liberi di scegliere se affittare la bici oppure passeggiare tra le rigogliose specie vegetali e le anse del ramo del Mekong. Verso le 11, nell’attesa della ricomposizione del gruppo, mi ritrovo ad un tavolo in compagnia di alcuni milanesi che hanno ordinato una grigliata mista di ratto, serpente, rana e un imprecisato volatile; la mia scelta cade su un saporito boccone di topo al barbecue, annaffiato da un bicchiere di rice wine che mi viene gentilmente versato da quel tour leader già conosciuto ai Cu Chi Tunnels, il quale – con la sua ben nota goliardia – lo definisce happy water.

All’ora di pranzo siamo a Can Tho: leggendo il menu di un ristorantino sono fortemente tentata di ordinare un altro po’ di ratto, che tanto mi era piaciuto nella giungla, ma temendo di trovarlo un po’ indigesto (qui lo fanno fritto con cipolle) propendo per un più leggero riso alle verdure. Non abbiamo molto tempo per visitare questa grande città, solo quattro passi sul lungofiume tra le donne che si spidocchiano, senza nemmeno la possibilità di visitare casa Duong, l’elegante dimora resa celebre dal film “L’Amante”.

Per il ritorno mi fanno salire su un piccolo van illudendomi che sia finalmente giunto il momento di far parte di un reale small group, ma è solo una breve parentesi; infatti, dopo aver visitato l’incantevole mercato di Vinh Long, sono destinata ad un altro autobus, ancora più grande di quello di prima, col quale facciamo ritorno a Saigon.

Racconto di viaggio "MADE IN VIETNAM" (dicembre 2016 - gennaio 2017)