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  • Categoria: Armenia

Diario di viaggio in Armenia

luglio 2011

Primo-ottavo giorno: Georgia

Il cartello sulla destra della strada dice Erevan, ma è guardando il cielo che sento d’essere arrivato. È blu e limpido, eppure mi mette addosso una grande tristezza. La tristezza dell’Armenia.
Come sospesa nell’aria, aleggia in lontananza, imponente, la sagoma triangolare dell’Ararat, il monte sacro, quello sulla cui cima toccò terra Noè. L’Arca, secondo la leggenda, è ancora lassù, ma il monte non è più degli armeni, cristiani. Oggi appartiene alla Turchia, mussulmana. 
Dall’alto di una collina che domina la capitale, un’enorme statua di Madre Armenia veglia sulla distesa di case, la spada di bronzo nera nel cielo, sempre pronta a difendere i suoi figli. Storicamente non è servita a granché.
Porti buone notizie da casa?, chiede l’esule armeno di una vecchia canzone, vedendo nel cielo volare una cicogna. E già è triste, sapendo che da secoli, immancabilmente, le notizie son solo di soprusi, guerre, deportazioni e massacri.
(Tiziano Terzani, "Buonanotte, Signor Lenin")

Nono giorno: Arrivo in frontiera con l'Armenia, disbrigo della formalità doganali in entrata (il prezzo del visto ammonta all'equivalente di 6 Euro). Lungo il percorso sosta nella bruttissima cittadina industriale di Alaverdi, punto di partenza per la visita ai complessi monastici di Sanahin e di Haghpat. Entrambi i monasteri sorgono su un altopiano dissestato, separati da una profonda crepa formata da un piccolo fiume che si getta nel fiume Debed, e sono stati dichiarati patrimonio mondiale dall'UNESCO. In armeno il nome Sanahin significa "questo è più vecchio di quello", il che probabilmente significa che questo monastero è più antico del suo vicino, Haghpat. Percorrendo la deliziosa gola del Debed (invisibile a causa del temporale), arrivo nel tardo pomeriggio a Dilijan (chiamata, inspiegabilmente, "la Svizzera armena"). Sistemazione presso il B&B dell'antipatica Nina, cena ricca di ottime verdure, passeggiata nel paese deserto e pernottamento.

Decimo giorno: escursione al lago Parz, con gita in pedalò, e al monastero di Haghartsin, situato in un'incantevole vallata ammantata di foreste e riaperto, dopo il periodo sovietico, nel 1990. Dopo pranzo, partenza in taxi in direzione del lago Sevan, situato a 1900 mt di altezza, le cui sponde sono ricchissime di siti di interesse storico e culturale. Sosta presso il passo di Selim (2410 mt.) per la visita al Caravanserraglio costruito nel 1332 dal principe Orbelyan, all'epoca in qui questo tratto di strada faceva parte della mitica Via della Seta. Si prosegue poi nella regione di Vayots Dzor. Arrivo a Yeghenadzor, cena in pretenzioso ristorante e pernottamento.

Undicesimo giorno: attraversando un canyon di 8 Km si raggiunge il Monastero di Novarank, uno dei monumenti più belli e scenografici dell'Armenia medievale. Terminata nel 1339, una delle chiese è l’ultima opera del celebre architetto Momik. Lungo la via del ritorno, compiuta rigorosamente a piedi, sosta per un bicchiere di vino e per una degustazione di mele colte al momento da un viandante. Nel pomeriggio, escursione alla fortezza di Boloraberd, da cui si può ammirare un panorama molto suggestivo, e ritorno a Yeghenadzor attraversando i villaggi vicini. Cena e pernottamento.

Dodicesimo giorno: Raggiungiamo in taxi il punto di partenza della teleferica più lunga del mondo, in funzione da appena un anno, che attraverso una splendida gola conduce all'affascinante monastero di Tatev. Il complesso è formato da più edifici, il più antico dei quali è la chiesa di San Gregorio l'Illuminatore, che risale al Nono secolo, ed è circondato da una fortificazione in muratura su cui è possibile camminare. Al culmine del suo splendore, tra i secoli XIV e XV, ospitava ben mille persone. In una delle sale da pranzo restaurate partecipiamo ad un pic-nic gentilmente offerto da una famiglia di armeni emigrata in Francia, insieme ad altri occasionali compagni di viaggio belgi ed italiani. Quindi ci rechiamo al cosiddetto "Ponte del diavolo"; qui, scendendo un ripido e pericolosissimo pendio con l'aiuto di una corda, si può accedere a delle suggestive piscine naturali. Per la sera raggiungiamo Goris, riconoscibile dall'oasi di verde che appare nel bel mezzo del deserto roccioso. Questa tranquilla e appartata località è nota per la vodka di frutta fatta in casa (che infatti ci viene offerta a cena, nel giardino di questo confortevole B&B).

Tredicesimo giorno: partenza per Yerevan in un taxi condiviso con altre occasionali cittadine armene. Ripercorriamo in senso inverso la strada per Yeghenadzor e poi da lì costeggiamo per molti chilometri il confine con la Turchia, riconoscibile dalla sagoma ben riconoscibile del mitico Monte Ararat. Aziende vinicole, frutta, pomodori e melanzane: la merce in vendita nei baracchini lungo la strada descrive l'economia delle regioni attraversate. Il clima inospitale e le richieste esose per dormire in centro ci spingono a partire per Byurakan subito dopo un frugale pranzo a base di burek. Sistemazione presso l'osservatorio sovietico, abitato soltanto da un giovane ricercatore tedesco. Spesa e cena in hotel. Pernottamento.

Quattordicesimo giorno: Visita alla fortezza e chiesa di Amberd, conosciuta come la "fortezza tra le nuvole" per la sua posizione elevata a 2300 metri di altitudine, sulle aspre pendici del Monte Aragats (il più alto dell'Armenia). Ritorno a Yerevan e visita del museo del genocidio e della "cascata". NON si visitano gli altri principali luoghi d'interesse culturale (la fortezza di Erebuni, il Museo di Matenadaran, il mercato coperto ecc.). Dopo la cena in ristorante fusion di gran classe, si assiste ai giochi di luci e musica delle fontane di piazza della Repubblica, affollata all'inverosimile. Ultimo pernottamento caucasico.

Quindicesimo giorno: rientro in Italia.
Questo, alla fine, è stato il nostro itinerario. Non tutto è stato "da non perdere". Ma, vi assicuro, nulla è stato perso.

Racconto di viaggio "CHE CAUCASO, UN'ALTRA GUIDA DI VIAGGIO!" (luglio 2011)

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