home22.jpg

Il lago Ysykköl

Kirghizistan luglio 2018

L'Ysykköl è il secondo lago salato più grande del mondo ed è situato a 1600 metri di altitudine. Il suo nome significa "lago caldo" perché, a causa del sale, non gela mai e d’estate le sue tiepide acque sono adatte alla balneazione. Ho preso un taxi condiviso a Balykchy (centro ferroviario in decadenza situato all'estremità occidentale del lago, pieno di bancarelle che vendono pesce essiccato) e mi sto dirigendo verso Bökönbaev, sulla costa meridionale, la più tranquilla e meno battuta dai turisti russi e kazaki. Le svariate dacie lungo la strada sono anche qui lasciate in balia degli eventi, con il legno scolorito e nessuno che dà una pittata ai cancelli arrugginiti. A quanto pare, la fiorente industria turistica ha subito un visibile tracollo dopo la fine dell’Unione Sovietica.
Affrontati stoicamente alcuni disguidi logistici, grazie alla pazienza di un tassista vengo depositata in un ennesimo yurt camp sulla riva del lago, in località Tong. Tra gli ospiti della tranquilla struttura figura una famigliola siberiana sui generis: la madre ha i capelli viola, sua figlia verdi e l’uomo non si capisce se sia il fidanzato dell’una o dell’altra; inoltre vi alloggiano due ragazzi di Montreal, una coppia anglo-spagnola e un giovanotto solo e mutanghero che non si è capito di dove sia. La coppia di belgi già conosciuti a Song Köl dorme invece nel camp accanto, molto più pubblicizzato. Sulla spiaggia di ciottoli i russi fanno fuori diverse bottiglie di vino e poi nuotano a turno con un salvagente a forma di unicorno; io non trovo di meglio da fare che leggere un racconto di Tolstoj sui cosacchi. Se avessi scelto di iniziare il viaggio dal Kirghizistan (e non dall’Uzbekistan) qui avrei trovato un caldo prettamente estivo e avrei sguazzato piacevolmente nel lago; e invece basse temperature, cielo nuvoloso e qualche breve acquazzone hanno caratterizzato anche le due giornate trascorse qui – senza contare che, di contro, nelle città uzbeke lungo la via della seta c'era un picco di afa insopportabile. La giornata finisce con il sole che tramonta dietro le montagne del Tien Shan, dall’altra parte del lago; quando il cielo diventa fucsia un possente vento mi raccomanda caldamente di rinchiudermi nella tenda.

Fra le attrattive del territorio ci sarebbero le arti della falconeria oppure un certo canyon delle favole dai molti colori, ma ciò che mi attrae maggiormente è un laghetto salato non lontano dalla costa, ufficialmente noto come Solenoye Ozero. Apparentemente sembrerebbe un lago come tutti, con un sacco di gente in costume che fa vita da spiaggia, se non fosse che tra i normali bagnanti si fanno notare alcuni sosia di Diabolik. Infatti, basta fare una breve passeggiata intorno al lago per scoprire dei giacimenti neri come petrolio, che contengono esseri umani a mollo nel fetido liquame, nella speranza di ricavare dei benefici in termini di funzionalità articolare o di morbidezza della pelle. Mi trovo, in pratica, presso l’equivalente kirghiso del mar Morto: anche qui l’elevata salinità ti tiene facilmente a galla, ma ci vogliono parecchie docce per togliere di dosso l'olezzo.

A questo punto del viaggio, il capoluogo Karakol, la sorgente d’acqua calda di Altyn Arashan, così come le falesie di arenaria rossa del canyon di Jeti-Öghüz, sono stati definitivamente archiviati e non mi resta che tornare a Bishkek per trascorrere l’ultima giornata prima del rientro.

Racconto di viaggio "CANTO NOTTURNO DI UNA TURISTA ERRANTE" (luglio 2018)

Tagged under: Ex URSS,