home22.jpg

Le donne di Hama

Lasciata Palmira, ci sciroppiamo almeno due ore di tragitto nel deserto siriano fino a Homs, la bellicosa (shawarma per pranzo, jeans attillati e magliette scollate, giardini) fino a raggiungere Hama, una cinquantina di chilometri più a nord.
In un hammam del centro storico vengo derisa da donne grasse in mutande e sottovesti leopardate, che mi versano interi pentolini di acqua bollente sulla testa, mi strofinano le braccia e le gambe con un guanto di crine e indicano ridendo la pelle morta prodotta; mi intricano per sempre i capelli sfregandoli con una saponetta dozzinale e mi parlano a voce troppo alta e troppo araba per capirci qualcosa.
Pomeriggio inoltrato coi capelli stopposi tra le norie di Hama, grandi ruote di legno che servono ad attingere l'acqua dal fiume. La serenità di passeggiare sull'Oronte tra le prime luci che si accendono, curiosare nelle botteghe e acquistare nel suq completini intimi con piume e uccelli di plastica, luci colorate e suonerie incorporate (e voi donne del mistero, sotto a quei teli che vi coprono, è inutile che fate quei sorrisi maliziosi che si vedono dagli occhi, vi ho scoperto). Alla ricerca di balsamo occidentale, tra rivendite di tabacco per la shisha, negozi di barbiere pieni zeppi di utensili, caffetterie.

Le donne nell'hammam, enormi e sguaiate, capelli sfibrati dalla saponetta del supermercato, sembrano aver dimenticato Zenobia, fiera regina di un impero, miseramente finita a fare la casalinga a Tivoli. E così si consolano con la depilazione totale (lotta eterna ai peli superflui) e gli uccellini sulle tette. Il kajal sugli occhi, i polsi depilati, le sopracciglia disegnate, l'oro e l'argento, si intravedono sotto il velo. Ma oggi c'è la crisi, lo stipendio non basta, le donne devono andare a lavorare anche qui (non gli si dedica più neppure una città). Le famiglie non sono più unite e i cinesi ci invadono di merci (lavorano tutti insieme, loro). Mentre noi dobbiamo comprare il cellulare, guardare i siti porno, ascoltare l'ipod invece delle cassette, guardare "Avatar" al cinema e dare lezioni private per arrivare a fine mese.

Tagged under: Un pugno di moschee,