home25.jpg

Felici Tropici

L’aereo ci strappa bruscamente alla neve e al gelo e il giorno stesso ci scaraventa nell’abisso ardente dei tropici. Il tempo di stropicciarci gli occhi ed eccoci dentro l’inferno del caldo umido. Cominciamo immediatamente a sudare.
[ Ryszard Kapuściński, "Ebano" ]

  • APPUNTI PILIPINI

    Il viaggio comincia la mattina della vigilia di Natale quando, invece di sfinirmi di aperitivi a Bari vecchia, ero incolonnata al check-in della Cathay Pacific dell'aeroporto di Fiumicino, insieme a centinaia di filippini pimpanti che impugnavano carrelli carichi di valigie, misteriose scatole di cartone e alcuni panettoni e pandori, molti dei quali sarebbero arrivati a destinazione mezzi sfondati. In quel momento pensavo che i filippini immigrati all'estero se la tirassero di più rispetto ai filippini rimasti a casa loro, anche se poi ho scoperto che, poiché il popolo filippino è uno di quelli che se la tira di meno in assoluto a livello mondiale, anche i filippini emigrati non se la tirano poi tantissimo.

  • LA "SPIAGGIA" NON ESISTE (Thailandia)

    Avevo scelto la Thailandia come destinazione del mio viaggio estivo per una ragione molto terra terra: la Emirates proponeva biglietti aerei da Roma a Bangkok con scalo a Dubai a soli 400 euro. Mi trovo dunque all'aeroporto di Dubai: ora locale le ventitré e trenta e una lunga notte da trascorrere lì (diciamolo che questo era uno dei motivi dell'infimo prezzo dei voli). Il problema dell'aeroporto di Dubai è che c'è un'unica smoking lounge minuscola dove l'aria è irrespirabile e la gente che aspira ad entrarci è troppa. L'alternativa è fumare in un bar o ristorante dove sei obbligato ad acquistare una consumazione piuttosto esosa, da pagare possibilmente con carta di credito in modo da non ricevere inutile moneta degli Emirati Arabi come resto. Per farla breve, sono entrata verso mezzanotte in un Irish Pub e ne sono uscita alcune Guinness dopo, al sorgere del sole.

  • NON VOGLIO IMPARARE A BALLARE! (Cuba)

    Conoscevo Cuba attraverso le storie di Pedro Juan Gutierrez, il trasgressivo scrittore considerato il Bukowski del Caribe. Per questa ragione ero preparata alla sporcizia, alla trascuratezza, al sudore, alla carenza d'acqua, all'arrabattarsi, al rum economico e allo sfacelo. Però avevo in testa una valanga di altri ritagli che non sapevo bene in che parte del puzzle sistemare: cartoline delle spiagge di Varadero, soggiorni nella perla dell'arcipelago Cayo Largo, mojitos e havana club, aragoste e Cohiba, turisti protetti dalla polizia e fidanzatine di una settimana, rumba e son, Compay Segundo e Ibrahim Ferrer, congas, gardenias e carreteros, l'hombre sincero che coltiva la rosa bianca, guajira guantanamera, il Che morto con cento colpi in un giorno d'ottobre in terra boliviana, Venceremos adelante. Lì, alla fine, ho trovato decine di altre Cuba e il puzzle, in un certo senso, ha cominciato a prendere forma. Ma diverse tessere ancora non sono riuscita a collocarle.

  • KERALA, UNA BRICIOLA DI INDIA

    THIRUVANANTHAPURAM (nota — per comprensibili motivi — anche con il nome coloniale di Trivandrum) è la capitale dello stato federale del Kerala e conta circa 750mila abitanti. A quanto pare, la maggior parte di loro è accatastata oltre la transenna degli arrivi dell'aeroporto internazionale, certificato ISO, alle quattro della mattina del nostro sbarco in India meridionale.

  • INDIA PER PRINCIPIANTI

    Quando arrivi in India, vieni subito avvolto dall'odore di India: una conturbante miscela di gas di scarico, spezie, frutta in decomposizione, merda bovina e legno bruciato. A seconda se lo catalogherai istintivamente come un profumo o come una puzza, si capirà se rientri nella categoria degli amanti dell'India o in quella dei suoi detrattori. Coloro i quali la disprezzano, oltre all'odore, non sopporteranno altre tipiche peculiarità indiane: ad esempio la polvere, i clacson continui, l'ambigua gestualità, la burocrazia, il fatto di essere continuamente fissati dalla gente. L'India non è un semplice Paese, bensì una disposizione d'animo.

  • JALAN-JALAN. PER LE STRADE DELL'INDONESIA

    Due o tre anni fa sono andata in l'India con un'amica. Era la prima volta che viaggiavamo insieme e ben presto mi resi conto che avevamo uno stile diverso: lei aveva programmato un lungo elenco di attrazioni turistiche “da non perdere” e per ottimizzare i tempi (ma anche per pigrizia) preferiva raggiungere le varie mete con i mezzi piuttosto che a piedi. Una delle prime sere le imposi di non prendere il tuk-tuk per andare al ristorante dove avevamo deciso di cenare. Durante la passeggiata mi confessò che non le era mai capitato di essere invitata a cena da sconosciuti come era successo a me varie volte, ma le sarebbe piaciuto molto, e io le promisi che se lo avesse desiderato davvero sarebbe capitato con grande facilità.