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Io viaggio da sola

Viaggiare da solo ti dà le vertigini, cioè perdita di identità, è uno slordarsi dal carico inutile dell'ego, sempre fittizio, e radicato come una cattiva abitudine, se deve entrare in scena in presenza di altri. Sai che non incontrerai nessuno, a parte te, e ti sperdi, al momento ti manca la terra sotto i piedi, poi è fin troppa.
[ Aldo Busi, “La camicia di Hanta” ]

  • LA "SPIAGGIA" NON ESISTE (Thailandia)

    Avevo scelto la Thailandia come destinazione del mio viaggio estivo per una ragione molto terra terra: la Emirates proponeva biglietti aerei da Roma a Bangkok con scalo a Dubai a soli 400 euro. Mi trovo dunque all'aeroporto di Dubai: ora locale le ventitré e trenta e una lunga notte da trascorrere lì (diciamolo che questo era uno dei motivi dell'infimo prezzo dei voli). Il problema dell'aeroporto di Dubai è che c'è un'unica smoking lounge minuscola dove l'aria è irrespirabile e la gente che aspira ad entrarci è troppa. L'alternativa è fumare in un bar o ristorante dove sei obbligato ad acquistare una consumazione piuttosto esosa, da pagare possibilmente con carta di credito in modo da non ricevere inutile moneta degli Emirati Arabi come resto. Per farla breve, sono entrata verso mezzanotte in un Irish Pub e ne sono uscita alcune Guinness dopo, al sorgere del sole.

  • FRUMOASĂ ROMÂNIA?

    Nel mio viaggio in ROMANIA (durato ben tre settimane nel luglio 2012) mi sono dedicata all'incredibile catalogo di persone incontrate, ognuna con la sua storia.A convincermi a partire sono stati un violinista della Bucovina e due scolare rumene. Poi, in viaggio, col passare dei giorni e l'accumularsi di ore di autobus, treno e automobile, tanti personaggi sono comparsi sul mio cammino: guide giovani e preparate e solerti receptionist, un dittatore poco morigerato (per fortuna non più in vita) e un ingegnere divorziato e malinconico, un barista che parla napoletano e un custode di chiesa dal forte accento romano, controllori di treno baffuti e sfaticati e fidanzate sfiorite di business men meridionali... Ad ognuno di loro va il mio pensiero e il mio ringraziamento per avermi guidato alla scoperta di questo paese così ricco di bellezza, di storia e di storie.

  • LO STRETTO NECESSARIO (Andalusia e Gibilterra)

    L'estate di circa 25 anni fa ricevetti una cartolina da una mia compagna di liceo. C'era scritto “Saluti dalla caldissima Annalisa”. O almeno, così mi sembrò di capire. Soltanto molti mesi dopo, riordinando il cassetto delle cartoline (allora ne ricevevo parecchie), mi accorsi che c'era scritto “Saluti dalla caldissima Andalusia”, che almeno aveva un senso visto che la mia amica non era una lap dancer.

  • 1500 CHILOMETRI DI PIANURA (Polonia)

    L'itinerario lineare che avevo programmato per il mio viaggio si è considerevolmente dilatato, trasformandosi in un'ellissi abbastanza assurda di circa 1500 chilometri, da Danzica a Cracovia. In questo Paese i rapporti umani non sono stati propriamente intensi, le difficoltà di comunicazione un ostacolo che va ben al di là del dizionario. Tra centri storici ricostruiti dopo la seconda guerra mondiale, bar lungo la Vistola dove sorseggiare birre allo sciroppo di lampone, statue di illustri scienziati, luoghi della memoria che stimolano alcune riflessioni pop, anche qui vengono fuori le contraddizioni di un Paese in trasformazione.

  • VADO AL MASSIMO, VADO IN MESSICO

    Gli esseri umani non amano fare le cose da soli. Gli italiani, in particolare, sono un popolo che cerca compagnia persino per andare al cinema o al cesso, figuriamoci per i viaggi. Partire da soli sembra ai più una pratica da sfigati o, al massimo, un'esperienza incompleta. Non a caso, una buona parte dei “solo traveller” italiani che ho incontrato in giro per il mondo erano partiti con qualcuno e poi se ne erano liberati (magari momentaneamente), oppure stavano raggiungendo il classico amico che ha aperto un baretto a Playa del Carmen o che fa il baby pensionato in qualche posto fricchettone dell'India.
    D'altra parte anche per me non sempre è stato facile liberarmi del condizionamento sociale: prima di partire infatti solitamente alcuni miei conoscenti si divertono a terrorizzarmi, elencandomi le sfighe più drammatiche che mi potrebbero capitare e dalle quali difficilmente mi salverò a causa della mia irrimediabile solitudine.

  • JALAN-JALAN. PER LE STRADE DELL'INDONESIA

    Due o tre anni fa sono andata in l'India con un'amica. Era la prima volta che viaggiavamo insieme e ben presto mi resi conto che avevamo uno stile diverso: lei aveva programmato un lungo elenco di attrazioni turistiche “da non perdere” e per ottimizzare i tempi (ma anche per pigrizia) preferiva raggiungere le varie mete con i mezzi piuttosto che a piedi. Una delle prime sere le imposi di non prendere il tuk-tuk per andare al ristorante dove avevamo deciso di cenare. Durante la passeggiata mi confessò che non le era mai capitato di essere invitata a cena da sconosciuti come era successo a me varie volte, ma le sarebbe piaciuto molto, e io le promisi che se lo avesse desiderato davvero sarebbe capitato con grande facilità.

  • NEL CUORE DEI BALCANI (Bosnia-Erzegovina)

    Durante l'estate la compagnia aerea Mistral Air, del gruppo Poste Italiane, effettua ogni settimana un volo da Bari a Mostar, ideato appositamente per condurre intere famiglie numerose pugliesi e lucane in pellegrinaggio a Međugorje. Devo dunque essere molto grata ai fan delle apparizioni mariane se posso raggiungere la Bosnia in meno di un'ora, invece di trascorrere una lunga notte nel traghetto per Dubrovnik.