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Accesso negato

Racconti di viaggi in Paesi attualmente inaccessibili al turismo: lo Yemen, la Libia e la Siria.

  • IL FIORE DELLE MILLE E UNA NOTTE (Yemen)

    Quando ho deciso di visitare lo Yemen, prima mi sono informata sulla situazione sicurezza. I rapimenti di turisti (tipica usanza di quello Stato mediorientale) non si verificavano ormai da qualche anno, così ho prenotato a cuor leggero un tour con Avventure nel mondo, che sarebbe durato circa un paio di settimane durante le vacanze natalizie. Purtroppo poco prima di partire è giunta notizia del rapimento di due visitatori stranieri, mi sembra di nazionalità austriaca. Non ho dato molto peso alla cosa: ormai avevo deciso e non volevo tornare indietro. Faccio questa premessa per dire che non dovevo sorprendermi se 5 persone partite come me per lo Yemen, lo stesso giorno e con lo stesso tour, invece di godersi un viaggio meraviglioso in una terra da sogno, sono state tenute in un luogo misterioso sotto la minaccia del kalashnikov per quasi tutta la durata del nostro viaggio.

  • ERASE YOUR EGO (Acacus, Libia)

    L'Acacus è un parco nazionale situato in pieno Sahara, a sud-ovest della Libia. Questo viaggio risale alla fine del 2006, ossia a quella finestra di pochi anni in cui il Paese era aperto al turismo e disponibile a mostrare i suoi tesori, sia storici sia naturali. Gheddafi era ancora saldamente al potere e il suo faccione campeggiava ovunque su grandi cartelloni. A sapere cosa sarebbe accaduto di lì a poco, probabilmente avrei scelto di visitare anche i siti archeologici romani. Ma il futuro è imprevedibile e io sono andata solo nel deserto.
    È stato un viaggio particolare, questo. Nel deserto si gela, in inverno. Nel deserto non ci sono bidoni della spazzatura. Nel deserto non ci sono cartelli stradali, indirizzi, uffici del turismo. Non ci sono bagni, bar, case e chiese. Né ci sono passanti. In nove giorni di campeggio libero nel parco dell'Acacus, quindi, ci siamo affidati totalmente agli autisti delle jeep: solo loro sapevano la strada. A noi non rimaneva che respirare l'aria secca, scalare le dune, guardare i tramonti. E cancellare il nostro invadente ego.

  • SIRIA, LA MIA SECONDA CASA

    Quando andai in Siria, nella primavera del 2010, era difficile immaginare cosa sarebbe accaduto soltanto un anno dopo. Era il periodo di Pasqua e, presso il monastero di Padre Paolo, fui colpita dallo spirito di fratellanza che accomunava le famiglie che consumavano il picnic del venerdì islamico e quelle che celebravano il venerdì santo.
    In realtà alcuni dettagli mi fecero riflettere: il Presidente col mezzo sorriso su grandi poster, la chiusura degli abitanti nei confronti dei discorsi politici, i repentini cambiamenti economici e sociali in corso di cui mi parlarono, l'aria inquisitiva della guida russofona che il governo ci aveva imposto. Ma lì per lì non ci feci molto caso, abbagliata dal sole della Siria e affascinata dalle ricche tracce del passato e dalla seducente cordialità del suo popolo.