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Respirate normalmente

Avevo salutato tutti ed ero già preso dalla solita gioia di mettermi in cammino, dal sempre rinnovato senso di sollievo che mi prende a sapere che nessuno mi potrà raggiungere, che non sono prenotato o aspettato da nessuna parte, che non ho impegni tranne quelli creati dal caso. 
[ Tiziano Terzani, "Un indovino mi disse"]

  • Sono partita impreparata

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    La prima volta che sono andata in Asia non ho scelto la mia meta in base a profonde motivazioni spirituali, né in base alle condizioni climatiche, ma per puro caso. Visitare il Nepal nel periodo dei monsoni infatti non è stata propriamente una furbata: non soltanto gli acquazzoni frequentemente mi hanno infradiciata, ma ho dovuto affrontare spiacevoli conseguenze come frane disastrose, strade chiuse, sentieri infestati di sanguisughe e cieli perennemente nuvolosi.

  • Buenos Aires - La distanza è atlantica

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    Il mio primo viaggio in Sudamerica ebbe come meta l'Argentina, ma fu soltanto una coincidenza di tipo amministrativo. L'Argentina è un Paese così grande che, girandolo in lungo e in largo, potete spaziare dal paesaggio tipico delle latitudini tropicali di bassa quota, caldo e umido, agli scenari maestosi e aridi della regione pre-andina, fino alle aree più temperate, abitate per la maggioranza da bianchi. Potete incontrare contadini quechua, indios guaranì, donne robuste di montagna che trasportano pesanti sacchi colorati, ballerine di tango bionde e flessibili, gelatai campani e imprenditori torinesi. Potete imbattervi in palazzi coloniali tinteggiati di fresco, cactus altissimi a forma di mano, altopiani nudi e desolati, canyon dai tanti colori, chiese cattoliche e misteriose statue pre-colombiane.

  • La porta principale del Sahara

    Dopo averlo lambito sull'orlo in Marocco e in Egitto, quest'anno sono entrata nel Sahara dalla porta principale: la LIBIA, il Paese nordafricano che presenta meno barriere naturali tra la costa e il deserto. Nonostante l'esperienza sahariana (oggi in fuoristrada, ieri nelle carovane di cammelli) sia diventata più praticabile, ciò non toglie che la regione che abbiamo conosciuto da vicino, il FEZZAN — come fu rinominata dagli italiani conquistatori — sia rimasta a lungo una delle zone meno conosciute della Terra.

  • Pecunia (non) olet

    Nel 2003 l'Ariary ha sostituito il Franco Malgascio, che non è un cantante confidenziale degli anni '70 dotato di basettoni e camicia sbottonata sul petto villoso, bensì la vecchia moneta del Madagascar. Sulle banconote dell'Ariary sono stampate le seguenti immagini: due lemuri di specie diverse aggrappati a un ramo, esemplari vegetali tipici come la palma ravenala, il baobab, il cactus e l'agave, zebù accompagnati da pastore con cappello tondo e coperta sulle spalle, donne che intrecciano cesti e cappelli di rafia, totem di legno infilzati nel terreno, villaggio degli altipiani con capanne di paglia, baie di Fort Dauphin e di Antsiranana, piroga con vela triangolare raffazzonata e pescatori al lavoro al sorgere del sole.

  • In volo per Manila

    Il viaggio nelle Filippine comincia la mattina della vigilia di Natale quando, invece di sfinirmi di aperitivi a Bari vecchia, ero incolonnata al check-in della Cathay Pacific dell'aeroporto di Fiumicino, insieme a centinaia di filippini pimpanti che impugnavano carrelli carichi di valigie, misteriose scatole di cartone e alcuni panettoni e pandori, molti dei quali sarebbero arrivati a destinazione mezzi sfondati. In quel momento pensavo che i filippini immigrati all'estero se la tirassero di più rispetto ai filippini rimasti a casa loro, anche se poi ho scoperto che, poiché il popolo filippino è uno di quelli che se la tira di meno in assoluto a livello mondiale, anche i filippini emigrati non se la tirano poi tantissimo.

  • Le ragioni di un viaggio

    Avevo scelto la Thailandia come destinazione del mio viaggio estivo per una ragione molto terra terra: la Emirates proponeva biglietti aerei da Roma a Bangkok con scalo a Dubai a soli 400 euro. Mi trovo dunque all'aeroporto di Dubai: ora locale le ventitré e trenta e una lunga notte da trascorrere lì (diciamolo che questo era uno dei motivi dell'infimo prezzo dei voli). Il problema dell'aeroporto di Dubai è che c'è un'unica smoking lounge minuscola dove l'aria è irrespirabile e la gente che aspira ad entrarci è troppa. L'alternativa è fumare in un bar o ristorante dove sei obbligato ad acquistare una consumazione piuttosto esosa, da pagare possibilmente con carta di credito in modo da non ricevere inutile moneta degli Emirati Arabi come resto. Per farla breve, sono entrata verso mezzanotte in un Irish Pub e ne sono uscita alcune Guinness dopo, al sorgere del sole.

  • Un concetto geografico semplificatorio

     

    Nell'impresa mi ero cacciata con le mie stesse mani. Quattro settimane gomito a gomito con due leggendarie entità per me quasi del tutto sconosciute: il Mar Baltico e Marcello. Col primo ci avevo avuto a che fare di persona una sola volta, a Travemünde, località balneare nei pressi di Lubecca (location di un tramonto davvero degno di nota). Il secondo invece lo avevo incontrato due volte, tre con quella sera in cui decidemmo di partire insieme, pacchetto completo: Paesi Baltici e Berlino (sapevamo che in mezzo ci fosse la Polonia, ma avevamo inconsapevolmente minimizzato l'estensione del suo affaccio baltico, forse perché entrambi ossessionati dal trattato di Versailles).

  • E fu Natale nel cuore dell'estate

    C'erano venti esseri umani di nazionalità italiana di fronte all'ufficio di cambio dell'aeroporto di JOHANNESBURG, la mattina della Vigilia di Natale. Quasi tutti avevano più bagagli di quanti in realtà gliene sarebbero serviti. Tutti erano eccitati per l'avventura che li aspettava.

  • Noi viene di Romania

    Ero in un piccolo locale nel centro storico di Bari e stavo assistendo al concerto di un cantautore ispirato, che pretendeva il silenzio assoluto. Dunque, non volava una mosca. Erano partiti i primi accordi del nuovo brano, quando la porta si è spalancata improvvisamente e si è affacciato un violinista, seguito da altri due musicisti ancora sulla strada. Tutte le persone assiepate nel locale hanno rivolto all'unisono la testa verso l'ingresso, trattenendo il respiro. Il violinista ha detto: «Noi viene di Romania».

    È stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Era giunto il momento di capire cosa era questa Romania da dove tutti loro viene.

  • Questo albergo non è una casa

    Prima di partire per la Polonia, avevo consultato i siti di hotel booking. In realtà, leggevo solo le recensioni negative, realizzando che c'è gente che non ha niente di meglio da fare che lamentarsi perché manca il bollitore del tè in un hotel di Varsavia risalente ai tempi di Krusciov, o che − dopo aver prenotato coscientemente una stanza con solo lavabo − si prende la briga di scrivere che il bagno era fuori dalla stanza.

  • Luoghi da non perdere

    Due o tre anni fa sono andata in l'India con un'amica. Era la prima volta che viaggiavamo insieme e ben presto mi resi conto che avevamo uno stile diverso: lei aveva programmato un lungo elenco di attrazioni turistiche “da non perdere” e per ottimizzare i tempi (ma anche per pigrizia) preferiva raggiungere le varie mete con i mezzi piuttosto che a piedi.

  • RESPIRATE NORMALMENTE