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  • Categoria: Albania

la risposta alla nostra domanda

Scutari

Di una città non apprezzi le sette o settantasette meraviglie, ma la risposta che dà ad una tua domanda.
(Italo Calvino, "Le città invisibili")

«Dov'è il centro?», ci chiediamo appena arrivati a Scutari (la stessa domanda ce la porremo anche in altre località, ma sempre senza risposta). Quello che si avvicina il più possibile al concetto di centro è la "pedonale", una strada piena di bar e ristoranti. Qui consumiamo il nostro primo pasto, apprendendo alcune regole base del mondo della ristorazione albanese: 1) il pane è squisito, 2) il caffè espresso è buono come quello italiano, 3) i prezzi sono così bassi che pensiamo di aver calcolato male il cambio.

Con le biciclette gratuitamente offerte dalla direzione dell'hotel, partiamo all'esplorazione della città, che insospettabilmente domina la classifica europea in merito alla percentuale di ciclisti (seconda solo a Copenhagen). Scutari gode di una posizione invidiabilissima, stretta tra il lago più grande dell'Albania e le montagne che segnano il confine con il Montenegro e il Kosovo. Accanto alle chiese ortodosse e cattoliche, numerose moschee si elevano al cielo grazie ai fidi minareti, gli altoparlanti diffondono la voce dei relativi muezzin per l'aria, ma in compenso le donne non usano il velo e difficilmente si vede qualcuno che prega.

Pedaliamo in direzione della fortezza Rosafa, ma non saliamo a visitarla; invece, attraversiamo l'antico ponte e raggiungiamo la sponda del lago di Scutari. Il paesaggio umano e naturale comprende mucche che brucano l'erba vicino al lago inseguite da anziane col foulard, bambini che giocano tra cumuli di spazzatura e melma, alcuni scheletri di cemento che spiccano sulla riva e altri brutti edifici che ospitano bar e ristoranti, una strada sconnessa frequentata da altri ciclisti e molti uomini che innaffiano la strada. Se decidessimo di proseguire, ad un certo punto ci troveremmo in Montenegro.

Intanto in città è scattata l'ora dello struscio: a parte i giardinieri che innaffiano l'asfalto e quelli che lavano le auto, nei giardini e nelle strade abbondano i giocatori di domino, seduti per terra su pezzi di cartone, le mamme con i passeggini vicino alla fontana, le amiche che spettegolano e i giovanotti che le guardano sgranocchiando semi di zucca. Saliamo all'ultimo piano del Grand Hotel Europa, dove si trova il grandioso Red Bar, un immenso ambiente (reso ancora più vasto dall'assenza di altri avventori), arredato con divanetti pitonati incastonati di preziosi, poltrone damascate rosso cardinale, lampadari in cristallo da salone delle feste di Versailles, austeri tendaggi in lamè. Dalla terrazza si vede tutta Scutari: oltre i dozzinali casermoni, spiccano numerosi minareti indorati dal tramonto; più dietro il luccichio del lago e la quinta di montagne sullo sfondo arancione.

Il sole è una palla di fuoco che in poco tempo scomparirà, permettendo alla sera di inghiottire i ciclisti inseguiti dalle auto nelle temibili rotonde e nei caotici incroci, gli allegri vecchi che suonano la fisarmonica e i più giovani che suonano la tastiera, le salsicce alla griglia e i semi di zucca, i burek e la sgraziata statua di Madre Teresa. Non resteranno che i restorant-piceri all'aperto e i maxischermi sulla pedonale, dove i clienti che bevono la birra e quelli che bevono il caffè possono imbambolarsi davanti ai videoclip.

Racconto di viaggio "IL PAESE DI FRONTE E QUELLO CHE NON C'ERA" (agosto 2013)