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  • Categoria: Albania

Le vite degli altri

Ultima fermata Albania del sud

"Era una città ripida, forse la più ripida al mondo, che aveva infranto tutte le leggi dell'architettura e dell'urbanistica. Come conseguenza succedeva che all'altezza del tetto di una casa si trovavano le fondamenta dell'altra, e certamente questo era l'unico posto al mondo dove se ti capitava cadere dal bordo di una strada, non si precipitava nel vuoto, ma sul tetto di una delle case alte. Questo lo sapevano bene gli ubriaconi. Era davvero una città strana."
(Ismail Kadare, La città di pietra, 1971)

Erano già due estati che avevo programmato di andare al sud dell’Albania, ma la prima volta nel 2013 a un certo punto avevo cambiato idea e me n’ero andata in Kosovo, mentre la seconda volta quattro anni dopo invece di andare in Albania mi ero dovuta togliere due denti. Questa volta allora per scaramanzia dicevo a tutti che andavo solo in Macedonia e Grecia ma poi alla fine ho passato anche quattro giorni al sud dell’Albania.

In Internet di informazioni su come attraversare la frontiera tra Grecia e Albania con i mezzi pubblici non ne ho trovate, ma quando sono andata alla stazione di Ioannina ho scoperto che c’è un autobus comodissimo che in due ore arriva ad Argirocastro. Le procedure alla frontiera sono piuttosto snelle e l’unico impedimento appare all’ingresso della città perché un incidente ha causato un blocco stradale e i poliziotti hanno deciso che il nostro autobus è troppo largo per passarci. Alcuni passeggeri hanno un’opinione un tantino diversa e ci tengono molto al fatto che essa venga presa in considerazione. Insomma a quanto pare forziamo il blocco.
In Albania ho passato i giorni più belli di tutto il viaggio, e probabilmente dell’intero anno. La proverbiale ospitalità albanese mi ha investita come un abbraccio. Una passeggera del mio autobus ad esempio, nel suo impeto collaborativo, mi ha regalato una moneta per prendere un mezzo diretto al centro storico, poiché io non avevo ancora prelevato i Lek. Il tassista si è fatto in quattro chiedendo indicazioni a destra e a manca, finché non si è materializzato un vecchio di identità sconosciuta che mi ha portato la valigia fino all'ingresso della mia guest house, in cima a una salita, e poi è scomparso per sempre. Il palazzotto in cui si trova la mia camera è dotato di una terrazza ombrosa affacciata su questo delizioso agglomerato di case ottomane, dominato da una fortezza e da una grossa nuvola bianca. Una bambina di otto anni sta mangiando un grappolo d’uva e ha pensato bene di togliere tutti i semini dagli acini prima di offrirmeli. Cavolo quanto mi era mancata l’Albania.

Argirocastro significa “città d’argento” forse per via del colore dei tetti ed è il posto più turistico del Paese, ma per fortuna il suo fascino non ne è molto intaccato, come magari succede altrove. Per visitare Argirocastro sono necessari buone gambe e molto fiato, infatti le strade sono un continuo saliscendi e non a caso essa è detta la città dai mille gradini. Posso testimoniare che non si tratta di una diceria in quanto proprio il primo posto dove sono andata è la fortezza, bellissima e ben conservata, dalla quale ho potuto osservare il panorama illanguidito dal tramonto.
Il bazar è simile a quello di Skopje e di Sarajevo e anche qui a quanto pare c’è chi tenta di espropriare locali commerciali ai legittimi proprietari in nome dell’antico impero ottomano, e questo è solo uno dei metodi della Turchia per estendere la propria influenza sui Balcani a maggioranza musulmana.

Ad Argirocastro nacque il dittatore Enver Hoxha e infatti si può visitare la sua casa natale che in realtà è una ricostruzione perché l’originale fu distrutta da un incendio. Oggi è stata trasformata in un museo etnografico, che poi alla fine sono tutti uguali questi musei etnografici o case ottomane ricostruite, che si trovino in Bosnia o Albania o Turchia, tutti hanno divani e tavolini bassi, tappeti rossi, mobili di legno intarsiati, grandi lampadari, manichini.
Io già conoscevo la passione di Hoxha per i bunker e figuriamoci se qua che è la sua città natale non c’era un sistema di bunker che in caso di guerra atomica potesse accogliere lui e i suoi collaboratori più fidati. Oggi esso si può visitare con una guida che ti illustra gli oggetti arrugginiti e i libri ammuffiti presenti in queste spoglie e umide stanze di cemento.

A volte capitano dei momenti così pieni di significati tutti insieme che ti prende come una vertigine. Uno di questi momenti io l'ho vissuto in un bar ristorante di Argirocastro. Un gruppo di musicisti bravi e belli suona dal vivo pezzi tradizionali albanesi e anche brani italiani come Storia d’amore di Celentano, ma l’epifania si compie definitivamente quando intonano le suadenti note di Ederlezi, la canzone popolare tradizionale dei Rom dei Balcani portata poi al successo da Bregovic. In quel momento ero al tavolo con alcuni ragazzi a bere birra e mi sembrava di volere bene a tutti e che gli albanesi fossero il popolo più adorabile del mondo, quasi quasi più dei macedoni (e forse addirittura più dei siriani e dei turchi, ma è difficile).

Per andare da Argirocastro all'Occhio blu di Saranda senza avere un’automobile basta prendere un autobus per Saranda e scendere a un certo punto in mezzo a una strada. Da lì bisogna camminare qualche minuto fino a una sbarra presidiata da due guardiani, chiedere loro il favore di tenerti il bagaglio e continuare a camminare ancora per due chilometri ma senza bagaglio.
L’Occhio blu è una sorgente carsica dal colore incredibile e dalla temperatura gelida: anche se il sito ufficialmente non è balneabile, è organizzato in modo che i turisti salgano su una pedana di legno e da lì si tuffino, alcuni dopo molti minuti di titubanza che pensi che mica gliel’ha ordinato il dottore di tuffarsi. Gli altri stanno tutti intorno a guardare e a sfottere vigliaccamente i tuffatori, o al massimo provano a immergersi piano piano perdendo subito la sensibilità dei piedi, poi delle gambe e poi di tutto il resto.
In agosto all'Occhio blu di Saranda si svolge una gara senza esclusione di colpi tra comitive di baresi e di napoletani, grassi, sguaiati, inguardabili. In confronto gli albanesi appaiono maestri di gusto ed eleganza. Oserei dire principeschi.

Saranda è la città d’Albania più strutturata dal punto di vista del turismo estivo, infatti offre servizi ed attrazioni rivolti soprattutto alle famiglie meridionali con pochi soldi, molti chili di troppo, bambini rompicoglioni, magliette elasticizzate con scritte dorate.
La passeggiata di Saranda, meglio nota con l’esotico nome promenade, è un carnaio durante le serate di agosto. Le alternative non è che siano tanto meglio comunque. Per esempio c’è il locale del genere terrazza tutta bianca con musicadimmerda. Oppure il club buio e sordido con le ragazze che appena entra un cliente se lo contendono e non a caso quando ci sono andata io due di loro stavano quasi per arrivare alle mani, e una Heineken costa 4 euro.

A Saranda ho provato a prelevare i Lek in tutti gli sportelli ATM di tutte le banche conosciute e non, senza alcun successo. Nemmeno ad Argirocastro c’ero riuscita ma là ne avevo provati solo tre, e comunque non mi rassegnavo visto che entrambe le mie carte funzionavano perfettamente in Bulgaria, Grecia e Macedonia del Nord. Per fortuna l’hotel di Saranda accetta i pagamenti con carta, ma pensare di spostarmi a Himarë o addirittura Dhërmi senza un soldo mi sembra azzardato, vista la scarsità di esercizi commerciali che hanno il POS.
A questo punto della storia fa la sua apparizione Cris, che è il manager dell’hotel in cui alloggio e parla un italiano decente. Siccome gli ho raccontato il mio problema con i soldi, Cris mi dice che ha un appartamento che si libera quella sera e che me lo può affittare facendomi pagare poi tramite l’hotel. Risolto velocemente l’affare mi chiede se voglio andare con lui al sito di Butrinto e poi al mare, visto che è domenica e non deve lavorare. Io non sono una che si lascerebbe mai sfuggire un’occasione del genere.

Cris sta un po’ sbattuto ma per una ragione molto valida, ossia ha passato la notte in prigione. Il fatto è che ha preso a pugni il cuoco, anche se il cuoco se l’era proprio cercata perché lo aveva insultato e addirittura gli aveva sputato in faccia. Oltre l’umiliazione di essere stato per la prima volta in prigione, il problema era che senza cuoco quella sera non poteva aprire il ristorante e inoltre anche due cameriere se n’erano andate e quelle nuove chiamate all’ultimo momento erano delle incapaci. Nel tragitto in macchina fino a Butrinto, capisco che Cris ha tanti pensieri, ma ciononostante mi sembra abbastanza di buonumore.

Questo sito archeologico più importante di tutta l’Albania risale a più di otto secoli prima di Cristo quando qui c’era la regione storica dell’Epiro. Cris non è la prima volta che viene qui e conosce bene questa storia anche perché pure lui è di origine epirota. Cris mi riferisce che Butrinto fu una città romana, poi fu distrutta da un terremoto, poi fu costruita la basilica paleocristiana e poi avvennero tante di quelle cose con alti e bassi che ora non ricordo, finché non entrò nell’Albania nel 1912. Poi mi racconta che i primi scavi archeologici cominciarono nel 1928 ad opera del governo fascista, infatti a quell’epoca Saranda si chiamava Porto Edda in onore della primogenita di Mussolini. Quando andiamo a pranzo apprendo che suo fratello si è convertito all’islamismo ed è diventato piuttosto fissato, perché in un periodo in cui stava un po’ in crisi era entrato in contatto con un’associazione di musulmani fondamentalisti.

Cris lavora al comune la mattina, in albergo il pomeriggio più il fatto degli appartamenti, e insomma sgobba come un matto per guadagnare dei soldi perché gli stipendi albanesi sono da fame mentre lui vuole fare una bella vita. Quando andiamo in spiaggia scopro che i guai di Cris non sono finiti perché come se non bastasse la moglie se n’è andata di casa due settimane prima. Esausto da tutte queste storie che mi ha raccontato si addormenta sul lettino. Dopo ci andiamo a prendere un caffè in uno di quei bar con terrazza bianca di Saranda, da dove si vede bene il cemento, l’abusivismo edilizio e la bruttezza di questa città. Cris ha l'aspirazione di diventare assessore al turismo di Saranda e condivide con me alcune delle sue molte idee: dipingere le facciate dei palazzi con disegni colorati, piantare molti alberi di una specie cinese a crescita rapida, organizzare dei viaggi per gli operatori turistici in luoghi tipo Bali dove sanno come si fa l'hôtellerie.
La sera saliamo al castello di Lëkurësit, antica fortezza ottomana oggi adibita a capiente ristorante pizzeria. C’è un gruppo che esegue brani tradizionali albanesi, ci sono tanti che ballano in cerchio tenendosi per mano e anch'io vado a ballare con Cris che tra le tante cose ha avuto pure il tempo di fare il corso di balli popolari albanesi. 

Il giorno dopo su consiglio di Cris cerco una barca che mi porti alla spiaggia di Krorëzit, anche se ho sempre quel problema dei soldi che non ne ho tanti. Quando arrivo al porto le gite sono tutte già iniziate ma il responsabile dell’agenzia mi assicura che c’è una barca che sta tornando e che in una mezz'oretta potrò partire, mentre in realtà ciò avverrà almeno un’ora e due birre dopo; in merito alla faccenda dei soldi mi farà uno sconto. Il mare ha un colore effettivamente mozzafiato e anche la spiaggia non è male anche se è piena di vespe, e infatti un gruppo di napoletani la sera ha fatto un casino incredibile contro questa organizzazione di escursioni a causa delle vespe.
Il gestore dell’attività si chiama Andi e anche lui, inutile dirlo, dopo pochi minuti che parliamo mi racconta la sua storia, che praticamente dopo che andò a convivere con la sua ex, e soprattutto dopo la nascita della bambina, si rese conto che le persone sono diverse quando le frequenti così e poi quando ci vivi insieme gomito a gomito, infatti la sua ex cominciò a diventare sempre più nervosa e irritabile finché poi alla fine si erano lasciati. La bambina però lui la vede spesso e me la mostra nelle foto sul cellulare, per esempio com’era vestita all’ultima festa di compleanno. Che poi la cosa assurda è che mi rendo conto che praticamente tutti gli uomini separati che conosco hanno una figlia femmina di età compresa tra i 6 e i 9 anni, e non capisco se si separano solo quelli che hanno figlie femmine oppure si separano anche quelli con figli maschi ma io non li conosco, o se, avendo un figlio maschio, per oscure ragioni uno non abbia voglia di passare del tempo con me.
Un’altra storia che mi racconta Andi è molto triste, ossia durante la crisi degli anni Novanta lui fu mandato a vivere da certi zii in Grecia e ci passò molto tempo, conobbe una ragazza, si fidanzarono ma poi lei morì in un incidente stradale.
Comunque la cosa positiva di aver conosciuto Andi è che lui come primo lavoro fa il pescatore quindi al ritorno dalla gita mi ha portato al porto del pesce e poi al ristorante lì vicino dove ci siamo ingozzati di gamberi e alici squisiti appena pescati.

Per tornare in Italia devo prendere un aliscafo per Corfù e poi il traghetto notturno per Bari, dove continuo ad avere il problema dei soldi perché sulla nave non funziona il POS e per avere un caffè gratis devo impietosire il cameriere che però è greco e non albanese, quindi ci metto un po’ più di tempo a convincerlo.
E alla fine di questo viaggio di tre settimane nei Balcani meridionali, quando sorge il sole sull'Adriatico, mi viene in mente che la cosa bella, ma allo stesso tempo amara, di parlare con persone che non incontrerai mai più è che non saprai mai quante bugie ti hanno raccontato.