home18.jpg

VIAGGIO STAMPA SEMI-ENCICLOPEDICO (Irlanda sud-occidentale)

irlanda.jpg

Non avevo nemmeno vent'anni quando acquistai un biglietto Inter-rail e me ne andai in Irlanda in treno. All'epoca non esistevano i voli low-cost e il viaggio fu lungo: attraversammo la Francia e ci fermammo a PARIGI, trascorremmo un paio di giorni nella peccaminosa AMSTERDAM (un immenso parco giochi, mi sembrò quella volta) e poi attraversammo la Manica, perdendo al terminal di DOVER l'ultimo autobus che conduceva in città. Quella notte trascorsa all'aperto, nel freddo di un'estate nordica, la ricordo come il simbolo dell'inesperienza ma anche dell'avventura del viaggio improvvisato. Non importa oggi che mi presi l'influenza e arrivai a DUBLINO in preda ai brividi, combinati con la destabilizzante sensazione di stare ancora in mezzo al mare.

Mentre lasciavamo la Gran Bretagna alla volta dell'Irlanda, nel bar di bordo conobbi un giramondo che suonava la chitarra: lo invidiavo moltissimo e mi vergognavo di dirgli che quello era uno dei miei primi viaggi all'estero. Erano gli anni Novanta, le ragazze indossavano anfibi DrMartens, lunghe gonne colorate e altri capi da mercatino. I giovani irlandesi avevano l'abitudine di bere il sidro in bottiglie di plastica e l'odore di birra era diffuso ovunque. Io provavo a leggere James Joyce senza capirci granché, Dublino era invasa dalla musica, a colazione mi servivano funghi e pomodori, il merchandising era tutto dedicato ai loro più esimi scrittori. A GALWAY, città universitaria nel Connemara, i colori del cielo nuvoloso erano fiabeschi e il mare d'acciaio in tempesta; mentre i gabbiani strillavano, io canticchiavo "Love is blindness" con commozione.

Sono tornata a CORK (dove all'epoca avevo assistito a un indimenticabile concerto degli U2) in un viaggio-stampa organizzato in occasione dell'inaugurazione di nuove rotte aeree dell'Air Lingus. Mentre Cork si sta organizzando per diventare "Capitale della cultura", i responsabili del turismo ci spiegano cosa attira i turisti in Irlanda; i ristoratori invece non hanno bisogno di parole: gli basta farci assaggiare le loro specialità in copiose porzioni. Solo ora ho capito che viaggiare da pezzenti è tutto un altro paio di maniche: non potevo immaginare che in Irlanda si mangiasse così bene.

irlanda5.jpg

Il nostro tour prevede un fitto itinerario nelle contee di CORK e KERRY, tra verdi paesaggi e laghi dai colori volubili come il cielo, che passa in un batter d'occhio dal grigio compatto all'azzurro ceramica, a seconda dei rapidi viaggi delle nuvole. Cielo da cui ci si può aspettare di tutto: dalla cosiddetta Irish mist — paragonabile ad una seduta sotto un enorme vaporizzatore — alla fresca brezza di mare, al sole obiettivamente caldo perché, in fondo in fondo, siamo a fine maggio. E fin qui ci siamo, lo aveva sottolineato a sufficienza la Mannoia.

L'equipaggio è della dimensione giusta per essere comodamente contenuto in un van, equamente ed omogeneamente dotato della follia necessaria a rovesciare ironicamente lo spettacolo che ogni viaggio rappresenta, e dell'acume per osservarne i dettagli e non lasciarli scappare via senza averli analizzati almeno un attimo. Inoltre il composito bagaglio socio-culturale di ognuno risulta particolarmente utile a cogliere, ad esempio, le infinite similitudini tra il parco nazionale di Killarney e il parco nazionale d'Abruzzo, tra la musica tradizionale irlandese e la taranta pizzicata, tra le cascate irlandesi e quelle nepalesi, tra la mucca irlandese e quella bretone, tra la pecora del Kerry e le altre varietà di pecore che incuranti brucano a tutte le latitudini, dalla Mancha alla Maiella.

Il capitale della cultura

irlanda1.jpg

Il suddetto equipaggio, appena messo il piede sulla scaletta dell'aereo atterrato a Cork, non se l'aspettava di essere accolto da un clima così inospitale, ma si è adattato. L'albergo prenotato si trova in SOUTH MALL, nel centro finanziario della città. L'ora di cena è scaduta da un pezzo e dunque il gruppo si tripartisce: il duo più godereccio degusta beandosene una saporita stout al pub; il più stanco va a nanna e ci pensa l'indomani; il più giovane beve soft drink in un locale notturno e deride gli irlandesi ubriachi.

In mattinata l'ottima Jill ci guida a piedi per la città, rielaborata per l'appuntamento con la cultura, di cui è capitale europea nel 2005: in pratica lavori in corso ad ogni angolo di strada, ma niente in confronto a ciò che accadeva nel 2004. Il centro è situato su un'isola, circondato dai due canali del fiume Lee. A nord del fiume vi è la zona di SHANDON, la parte storica della città con il vecchio mercato, la fabbrica del burro e il campanile della cattedrale sovrastato da un salmone d'oro. A sud invece ci sono la cattedrale protestante, il museo cittadino, il carcere ottocentesco e le fabbriche di birra. L'ENGLISH MARKET trabocca di pesci enormi, carni e verdura: si può pagare persino con la carta di credito e — impensabile — nessuno urla. La città è "disabled friendly": semafori sonorizzati, passaggi segnalati per ciechi, semafori con il countdown, barriere architettoniche abolite.

La responsabile del marketing turistico della regione ci ragguaglia in merito ai visitatori della regione: al primo posto ci sono gli americani, attirati dall'interesse per la genealogia e per il whisky (anche se le presenze sono in calo a causa del dollaro in ribasso). Seguono poi i turisti che provengono da Gran Bretagna, Francia, Germania e Italia: per loro festival musicali, cibo genuino, festival, mercati e possibilità di acquistare direttamente nelle farm. Pranzo "leggero" al ristorante della CRAWFORD ART GALLERY, accanto all'OPERA HOUSE, dove abbiamo il primo impatto con il salmone e il pane e burro, grasso e saporito. 

Il castello delle fiabe

irlanda4.jpg

Sono un po' enciclopedico, lo ammetto.
[ Fraschetti the photographer ]

Sulla strada verso KENMARE ci fermiamo in visita al MILLS INN, dove beviamo un ottimo Irish coffee per non arrivare troppo deperiti alla cena. Attraversiamo il PARCO NAZIONALE, dove scopriamo che si può adottare una pecora: niente di nuovo, in Abruzzo personaggi del calibro di Alfonso Pecoraro Scanio, Piero Pelù, Zucchero hanno già adottato una pecora.

Alla fine — dopo un milione di scatti del photographer, perlopiù di pecore di ogni foggia — raggiungiamo KENMARE, quest'anno detentrice del prestigioso "Tidy town of the year award", ossia il premio per la città più pulita. Questo la dice lunga sui cessi pubblici della zona, su cui ti puoi sedere senza rischiare malattie, ma anche sul resto: ad esempio sono quasi inesistenti i manifesti pubblicitari 6x3. Alloggeremo in un meraviglioso castello delle fiabe circondato da un parco, occupato in minima parte da decine di campi da golf. Il personale meriterebbe un reportage a parte, specialmente l'Elton John biondo che ne è il manager.

La mia stanza è grande circa il doppio del monolocale dove attualmente abito, e contiene un gigantesco letto a baldacchino con il materasso alto almeno quanto quattro materassi normali, un salotto completo di divani e tavolino su cui sono posizionati biscotti al cioccolato, bottiglia di vino rosso, lettore cd e riviste di fotografie. Il bagno è anch'esso vasto più del doppio del mio attuale bagno e presenta una serie di prodotti per il corpo dalle più delicate fragranze, oltre a pantofole e accappatoio in morbida spugna. Alle 19 in punto mi citofona una cameriera abbigliata come Cappuccetto rosso, con lo stesso identico cestino sotto il braccio di quando va in visita dalla nonna, e mi fa capire che deve entrare per preparare la stanza per la notte. Io mi sposto dalla porta e la osservo svolgere le seguenti mansioni, nell'ordine: piegare lievemente il copriletto in maniera da facilitarmi l'ingresso sotto le coperte al momento del bisogno (quando probabilmente, secondo l'ottica gaelica, sarò troppo ubriaca per farlo da sola), chiudere le mastodontiche triple tende per evitare che da fuori qualche occhio indiscreto possa sbirciare nella mia intimità, accendere tutte le lampade per controllare se le lampadine funzionano e cambiare appunto una delle suddette lampadine che si è inavvertitamente fulminata. Poi sorride, fa un grazioso inchino e se ne va.

irlanda3.jpg

A cena si scatena il panico perché io (Becky Sharp) e Maurizio (the photographer) ci scambiamo i piatti, attratti dalla pietanza altrui proprio come nel racconto di Calvino, dove il bambino ricco sbava di fronte alla salsiccia con le rape dell'operaio povero il quale, a sua volta, amerebbe cibarsi per una volta del piatto di cervello del bambino ricco. Ma noi siamo adulti e ciononostante abbiamo l'intemperanza di fregarcene del fatto che non si può mangiare il tonno con il coltello da carne e il filetto con il coltello da pesce, già sistemati al lato del nostro piatto dopo l'ordinazione. I camerieri impallidiscono dalla paura disperata che qualcuno in alto si possa accorgere che hanno portato i piatti al commensale sbagliato; noi arrossiamo rendendoci conto dell'errore commesso. Dopo cena, a causa del diluvio, non abbiamo modo di raggiungere Kenmare e godere della vita notturna in compagnia degli ubriaconi locali.

La mattina al Park Hotel bisogna provare la spa: è un duro lavoro ma qualcuno deve pur farlo. Il trattamento (150 euro per gli ospiti dell'hotel) consiste in bagno turco, doccia Irish mist, tropical rain e monsoon, piscina riscaldata a 39 gradi all'aperto con vista mozzafiato sul parco, idromassaggio mille bolle e infine massaggio total body dai piedi ai capelli.

Killarney e Cobh

irlanda6.jpg

Per il pranzo ci attendono al pub Molly Darcy's, dove degusto un Irish stew, spezzatino molto abruzzese, perché non c'è la panna e gli abruzzesi odiano la panna. Il manager ci guida nel tour dell'hotel e dei vari ristoranti annessi, tra cui quello dove mangiava George Bernard Shaw. Ci fa ammirare tutti i premi vinti: per il miglior cibo, per la miglior musica tradizionale, per il miglior pub (gli irlandesi vanno in fissa per queste storie di premi). Qui puoi pure acquistare il tuo boccale personale a soli 25 euro (incluse due bevute gratis) e poi o te lo porti a casa, o lo lasci lì appeso insieme a quelli degli altri. Infine c'è la gara di assaggio del whisky, l'Irish Whisky Challenge, in collaborazione con Jameson, per cui pare gli americani vadano matti.

Nel pomeriggio visitiamo MUCKROSS HOUSE, nei pressi di KILLARNEY, città elegante, piena di hotel e B&B. Killarney attira turisti di tutto il mondo da centinaia di anni ma fu soltanto la visita reale della regina Vittoria nel 1861 che la fece diventare una vera mecca del turismo. Per ospitare degnamente la regina e il suo entourage infatti il proprietario di Muckross House andò in rovina: la regina aveva sì promesso di recapitargli una lauta ricompensa, ma purtroppo il marito morì di lì a poco e da allora la povera donna non fu più in grado di rispettare gli impegni presi.

Killarney è circondata da scenari naturali spettacolari ed è la base ideale per esplorare i dintorni provando le più svariate attività ricreative come bici, spiagge, pesca, visita delle fattorie tradizionali. Il PARCO NAZIONALE di Killarney, creato nel 1932, ha 3 laghi, 26000 acri di foresta naturale e dal 1981 è riserva della biosfera tutelata dall'UNESCO.

Il giorno dopo siamo costretti ad un'altra massacrante mattina nella beauty farm. Mentre mi massaggiavano i piedi pensavo che gli americani amano farsi coccolare in questi manieri da 400 euro a notte, dove gli preparano il letto e li massaggiano dalla testa ai piedi e giocano a golf e mangiano e bevono bicchieroni di superalcolici pieni di ghiaccio nei lounge tutti in legno lucido, con il pianoforte a coda.

irlanda7.jpg

Dopo pranzo raggiungiamo BANTRY HOUSE, una villa in decadenza circondata da un meraviglioso parco che abbraccia tutta la baia. L'attuale proprietario è anche addetto allo sbigliettamento — piuttosto scarso sembrerebbe — ed ha un viso perfetto per un film di vampiri. La caratteristica di queste coste del sud ovest — tutti penisole e baie, penisole e baie — è il clima che, grazie alla corrente calda del golfo e alla posizione riparata, rende la vegetazione sub-tropicale: per questo a GLENGARRIFF ci sono le palme e i banani. E poi ci sono negozi che vendono capi in lana, anche lana cotta (proprio come in Nepal, ma costano 15 volte di più).

L'ultima sera ceniamo a KILLARNEY, gomito a gomito con un gruppo di finte hawaiane sovrappeso. A seguire scatta il giro dei pub, dove bevo due stout per non fare brutta figura con i bevitori locali e soprattutto con un gruppetto di femmine scalmanate, elegantemente agghindate con dei cazzi di paillette rosse in testa, ebbre a festeggiare l'ennesimo addio al nubilato.

La sciagura dei fuori programma

E gira gira gira gira l'elica e gira gira che piove e nevica,
per noi ragazzi di terza classe che per non morire si va in America.
[ Francesco De Gregori, "Titanic" ]

Siamo arrivati all'ultimo giorno, quello della partenza, prevista nel primo pomeriggio da Cork. I fuori programma, chiosa the photographer, solitamente sono una sventura. La nostra è l'eccezione che conferma la regola. Siamo arrivati a COBH sotto un cielo azzurro popolato di nuvole bianche tra cui il sole aveva tutto l'agio di illuminare il mare da cui partì il Titanic prima della tragedia, di rendere i colori delle case e delle botteghe più squillanti che mai e di impreziosire la torre della cattedrale che domina il paese.

Abbiamo avuto il tempo di visitare l'exhibition dedicata ai milioni di irlandesi che emigrarono negli Stati Uniti proprio da questo porto, a 25 km da Cork. Da qui partì anche il Lusitania, altra sfortunatissima nave protagonista di una tragedia. Il museo è molto interessante: si rappresenta a livello sonoro il contesto drammatico che doveva accompagnare gli emigranti prima dell'imbarco, ci sono pannelli esplicativi sulla carestia, il virus delle patate, i galeotti condotti in Australia. C'è la ricostruzione di uno spaccato della nave che evidenzia la differenza tra la prima classe che costa mille lire, la seconda che costa cento e la terza dove regnano dolore e spavento, puzza di sudore dal boccaporto e odore di mare morto.

Anche se il paragone sembra sproporzionato, non si può non pensare a un parallelo con l'Abruzzo, altra terra di emigranti. Sicuramente se ne parlerà più diffusamente su «La voce dell'emigrante», pubblicazione militante abruzzese doc.

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna