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  • Categoria: Portogallo

Tutto è viaggio

Sintra

Ecco la buona filosofia: tutto è viaggio. È viaggio ciò che si vede e ciò che si nasconde, è viaggio ciò che si tocca e ciò che si immagina, è viaggio il fragore delle acque che cadono e questo impercettibile sopore che avviluppa i monti.
(José Saramago, "Viaggio in Portogallo")

Nel primo viaggio in Portogallo ciò che era dispiaciuto maggiormente alla Viaggiatrice era stato non poter visitare Sintra. Non che avesse bene idea di come fosse fatta, ma le bastava aver visto una foto di quel palazzo fiabesco rosso e giallo che all'epoca non sapeva, ma ora sì, che si chiama Palácio Nacional da Pena.

Pur cosciente dell'affollamento estivo di quella località, la Viaggiatrice ha convinto il Viaggiatore a trascorrere lì un paio di giorni. La Viaggiatrice è stata punita: Sintra il lunedì di Ferragosto era una trappola inestricabile di sensi unici e ingorghi automobilistici, poi ha cominciato a piovere. Ma se fosse stato solo questo, avrebbe rovinato soltanto un'ora dell'umore dei Viaggiatori, i quali comunque avevano messo in conto queste ed altre piccole disavventure senza importanza.

Il problema era un altro: per due giorni le splendide ville e i lussureggianti giardini, i palazzi signorili e le strade sinuose, tutta la collina su cui sorge questa affascinante località era avvolta nella nebbia. La nuvolaglia aveva un suo fascino fiabesco, ma i Viaggiatori non vanno tutti i giorni a Sintra e avrebbero preferito riuscire a vedere almeno dove mettevano i piedi. Comunque, dopo aver spaziato con lo sguardo sul bosco nebbioso dal bovindo della camera d'albergo, hanno indossato qualcosa di pesante e hanno raggiunto a piedi São Pedro de Penaferrim; la taverna dove volevano cenare non era aperta al pubblico: quella sera si festeggiava un matrimonio e i Viaggiatori non hanno potuto far altro che bere un bicchiere alla salute degli sposi.

Per la visita al Palácio Nacional da Pena e all'annesso Parque i Viaggiatori non sono soli, per usare un eufemismo. La collina tra il Castelo dos Mouros e il Palácio da Pena è tutto un serpentone di auto. Descrivere il Palazzo è un'impresa in cui la Viaggiatrice non si prenderà la pena di imbarcarsi, d'altra parte nemmeno il Maestro Saramago si è azzardato a farlo. Si limiterà a dire che i bastioni e le cupole, i camminamenti e le torri, gli smerli e le arcate, le piastrelle e i pinnacoli, rossi, grigi, gialli, blu, a causa della nebbia apparivano molto più sbiaditi di qualunque fotografia la Viaggiatrice avesse mai visto. Nondimeno quella visita le resterà impressa, anche per la suggestiva passeggiata nel Parco pieno di piante esotiche e autoctone, muschio e ponticelli.

Terminata la visita, i Viaggiatori hanno attraversato la Serra de Sintra per giungere a Cabo da Roca, il punto più occidentale del continente europeo. Nascosti nella boscaglia hanno intravisto altri incantati manieri, come la Quinta da Regaleira e il Palácio de Monserrate. Il Capo era segnalato da un faro, la brughiera si inchinava al forte vento, le creste delle onde si infrangevano con violenza sulle rocce, le giacche a vento si gonfiavano e i giapponesi, incuranti, assumevano pose assurde per farsi fotografare.

Mentre i Viaggiatori, diretti verso la punta più meridionale della penisola di Sintra, costeggiavano l'oceano, improvvisamente il fronte nuvoloso si è dissolto, sostituito dal cielo terso: le colline verdi, le dune e i kitesurf si sono illuminati di botto. A Cascais i Viaggiatori si sono fermati presso la cosiddetta bocca dell'inferno (che altro non è che un'insenatura rocciosa piena di gente che sta al sole, guarda il mare e ridacchia osservando i pescatori di polpi che danno spettacolo) e hanno ignorato ogni altro aspetto della cosiddetta Costa Azzurra portoghese.

Racconto di viaggio "C'ERA UNA VOLTA... IN PORTOGALLO" (agosto 2011)