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  • Categoria: Estonia

una Val d'Aosta di pianura

Viitna

Mentre ero in fila per il bagno in un bar di Tartu, una frizzante biondina mi aveva caldamente consigliato di visitare Käsmu, incantevole località di mare in pieno LAHEMAA NATIONAL PARK (il parco nazionale più antico dell'ex-Unione Sovietica). Purtroppo la ricerca telematica di un'accommodation, non dico a Käsmu, ma anche nei paraggi, è stata vana, così abbiamo deciso di raggiungere con un bus l'abitato più vicino al parco e lì metterci nelle mani dell'ufficio del turismo.

A RAKVERE dunque, dopo la gag in farmacia con simulazione di puntura di zanzara (la farmacista, per quanto non abituata a ridere, si è trattenuta a fatica dallo sbellicarsi), anche l'impiegata del tourist office, inizialmente rigida come una mazza di scopa, si è letteralmente sciolta di fronte all'interpretazione magistrale di Marcello alle prese con un ipotetico orso bruno del parco di Lahemaa e ci ha trovato una stanza a Viitna.

VIITNA, tecnicamente, è situata qualche chilometro fuori dal Parco vero e proprio (lontana dunque da Käsmu, che chissà per quanto ancora resterà chimericamente ignota). Le smisurate foreste, i graziosi laghetti, i temporali notturni e le distese di nulla che la circondano le regalano un fascino da Val d'Aosta di pianura. La nostra stanza non è altro che l'enorme camera da letto in legno di abete della padrona di casa, dotata di bambola assassina, balcone con vista sulla campagna a perdita d'occhio e mute fotografie di svariate generazioni incorniciate e appese alla parete.

A sette chilometri vi è il "centro" (quattro case), che abbiamo raggiunto in bicicletta attraversando scenari di alberi alti come grattacieli. Il menu dell'ottocentesca taverna propone zuppe di salmone e di funghi selvatici, pelmeni (ravioloni ripieni), mulgipuder (porridge di orzo e patate), carne di maiale, crauti stufati, il tutto ricoperto dal consueto strato di panna acida e dalla generosa spruzzata verde di aneto (condimenti che secondo loro esaltano il gusto di qualunque pietanza), accompagnato da pane scuro e innaffiato dalla birra Saku. Alle 10 e 30 di sera, sotto un cielo metallico, spicca ancora di più il giallo graminaceo mentre pedaliamo verso casa cercando di evitare i temibili cani a guardia delle fattorie.

Dopo una fascinosa, elettrica notte di tempesta bianca, ci aspetta una colazione in stile nonna papera: kefir in cui galleggiano succosi lamponi del giardino, muffin appena sfornati, torta di mele ancora calda, formaggio e prosciutto e marmellata di fragole. La giornata non sfocia mai in pioggia ma la promette di continuo, durante gli innumerevoli chilometri di bici tra fiordalisi blu, cicogne appollaiate sugli enormi nidi in vetta ai comignoli, foreste incontaminate di abeti, betulle, pini sottilissimi che raggiungono altezze inimmaginabili: alcuni sono così flessibili che si piegano al vento; altri scricchiolano seminando il panico in due poveri cittadini poco avvezzi alle bizzarrie della natura; altri si sono spezzati e non cadono per terra solo perché i tronchi vicini gli impediscono di farlo (mutua solidarietà legnosa).

Per fortuna il punto più alto dell'Estonia misura appena 320 metri e per il resto è tutto pianeggiante, e questo è l'unico motivo per cui sono riuscita a pedalare per tutti quei chilometri. La domenica mattina ormai avevamo appeso le biciclette al chiodo e, poiché l'invito alla sauna non è più arrivato (addio cappelli di lana cotta a forma di Teletubbies e rami di betulla con cui frustarsi le spalle), un po' delusi ci siamo fatti accompagnare alla fermata del bus che ci avrebbe consegnato dritto dritto nelle fauci di Tallinn.