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  • Categoria: Estonia

Bye bye Estonia

Viljandi


Diamo l'addio all'insopportabile australiano che ci provava con insistenza con la biondina oca. Salutiamo per sempre Alberto, il padovano che sta coronando il suo sogno di giungere a Capo Nord con la sua bicicletta (ingozzandosi di Nutella e senza mai guardare nemmeno un museo dell'occupazione o una fattoria estone ricostruita). Facciamo i nostri migliori auguri a Stu, che ha lasciato forse per sempre l'Inghilterra e insieme alla sua ragazza vuole ricostruirsi una vita in Estonia (o altro est). Ci congediamo dai giovani del luogo (Tere, Hüvasti, Take care) e prendiamo un autobus per Viljandi.

Anche qui dentro sudiamo tutti copiosamente, mentre al di là delle inespugnabili finestre siamo circondati da chilometri quadrati di nulla piatto e alberato. Soltanto qualche casona appare di rado, sperduta in lontananza, e queste persone singole che scendono ad una fermata isolata devono raggiungerla a piedi.

A VILJANDI avremmo voluto andarci il week end precedente per assistere al folk festival, ma c'era il pienone. Adesso al contrario c'è il vuoto, ma il vuoto vero. Perfino la guest house prenotata è inizialmente, e per lungo tempo, deserta. Passeggiando verso il lago, si scopre che l'incantevole Viljandi non ha un centro. Sulla graziosa collinetta campeggiano le rovine del castello; poi, attraversato un ponticello sospeso circondato da mastodontici alberi, si raggiunge il viale dei filosofi (il tutto senza mai entrare in una piazza o in qualcosa che le rassomigli).

Un po' di movimento c'è presso questo circolo dove un gruppo di giovani ci racconta del loro lavoro di volontariato al mulino ad acqua. Due ragazzi sardi ci chiedono con apprensione che diavolo ci facciamo proprio in questo angolo sperduto di mondo, per nostra scelta. La leader è laureata in archeologia e ci racconta di quando ha visto per la prima volta una banana, da bambina; il gestore del bar invece di quando ha visto i carri armati vicino Tartu. E comunque i nostri intervistati non hanno mai più di 25 anni e dunque fatichiamo parecchio ad ottenere testimonianze dirette sulla storia recente.

Al mattino, mentre cerchiamo di comporre un qualcosa che assomigli ad una colazione, leggendo il giornale locale meditiamo sull'opportunità di acquistare a Viljandi una bella casa con giardino di 190 mq a soli 70mila euro, oppure un delizioso bivani di 46 mq all'incredibile prezzo di 3.800 euro. Poi, girellando per il paese, visitiamo l'interessante mostra del pittore naïf Paul Kondas (specializzato in fragole) e quindi ci rechiamo al lago dove, approfittando degli sprazzi di sole tra una nuvola e l'altra, facciamo vita da spiaggia.

Intanto Marcello era impegnato nella progettazione di una carta speculativa del pensiero occidentale: vette metafisiche e pianure empiriste si alternavano nel fervido sforzo ricognitivo che lo ha tenuto occupato durante gli infiniti chilometri percorsi per circumnavigare Viljandi, tra ville piene di vetrate. Per cena, insieme alla zuppa di carote rosse, ci aspetta un acquazzone biblico.

E questa era l'ultima meta dell'Estonia. Un viaggio è fatto di scelte contingenti, casualità, ispirazioni. («Io ho le mie sensazioni, a volte sono sbagliate ma io mi fido di loro», avrebbe detto a questo punto il tassista Sergei). Ebbene, l'Estonia possiede 3.794 km di costa baltica segnati da baie e stretti, mille e cinquecento isole e isolotti, scogliere calcaree dalle quali sgorgano numerose cascate, spiagge con sabbia bianca nascoste in dense foreste di pini. Sembra impossibile, ma siamo riusciti a non vedere niente di tutto ciò.

A Pärnu non c'era posto in ostello e abbiamo dovuto cambiare rotta per l'entroterra di Tartu; a Käsmu stessa cosa, fully booked, con conseguente pernottamento nella periferica Viitna; a Tallinn, quando avevamo già il costume da bagno per recarci alla spiaggia di Pirita, il cielo si era annuvolato; al ritorno verso sud abbiamo dovuto rinunciare all'isola di Saaremaa perché obbligati a tornare a Tartu per recuperare la mia maledetta penna USB dimenticata. Insomma, se escludiamo il lungomare di Tallinn al tramonto (che abbiamo già detto che è un posto sgarrupatissimo), sembrerebbe che questo Paese abbia deliberatamente voluto darci l'impressione di essere uno Stato privo di sbocco sul mare.