home21.jpg
  • Categoria: Lettonia

Lettonia

Così, l’eroe arriva alla stazione, dalla stazione va in albergo. Si cambia e, in uno stato d’animo benevolo, si incammina per la prima passeggiata. Il caffè con la panna è buono, le ragazze hanno gli occhi chiari. Sempre più gli piace questa città, dove il comfort è diffuso, come dall’aerosol, per le piazzette non troppo alte del centro e il viaggiatore libero trascorre il tempo con spensierata limpidezza.
[ Sergej Timofeev, poeta lettone ]
Tutti in Riga

Urla di gabbiani e coperte offerte dalla direzione dei bar all'aperto: la sera del nostro arrivo, su Riga incombe un cielo gonfio di pioggia. Ma è solo una breve parentesi rinfrescante dentro ad un'estate afosa, parentesi che non basta a far scendere la temperatura all'interno del Central hostel, progettato per mantenere costante il tepore. Legno e inserti colorati rendono l'alloggio confortevole e accogliente, tanto da farci scegliere di trascorrere qui quasi tutte le notti della Lettonia.

Presso l'angolo fumatori situato nel giardino, si alternano vari visitatori. Ad esempio Lorena e Victor, spagnoli della Catalogna (lei è votata alla causa indipendentista, lui lancia sguardi di sottecchi alle lettoni bionde in short); o quelle due olandesi che a tarda ora, illuminate dalla luce ballonzolante di una candela, ci hanno coinvolto in un'impegnativa discussione di carattere teologico. Non mancano nemmeno gli italiani, come questo giovanotto taciturno che gira l'Europa dell'est in vespa, o quei due amici torinesi alle prese con il tour delle capitali baltiche, come da copione.

Riga, situata sulla foce del fiume Daugava, è la città più grande delle Repubbliche Baltiche ed è la più ariosa e parigina delle tre capitali. Se l'Estonia è il Paese meno religioso al mondo (soltanto il 16% della popolazione si professa credente), in Lettonia la percentuale di atei scende al 60% e la religione prevalente è luterana. Il centro storico, Vecriga, è ricco di luoghi di culto, come ad esempio il Duomo medievale in mattoncini, la gotica Chiesa di San Pietro, la Cattedrale Cattolica di San Giacomo, la sinagoga, la chiesa anglicana.

All'interno della vecchia Riga è inizialmente facile fare confusione tra le tre piazze che di giorno sono suggestive da osservare, mentre nelle sere di luglio sono affollate di gente che mangia e beve ai tavolini, di coppie che ballano, di italiani che cercano di abbordare le avvenenti lettoni, spesso allietati dalla musica dal vivo. Passeggiando poi ci si imbatte, in ordine sparso, nei "Tre Fratelli" (tre edifici costruiti in epoche differenti, i quali, come noi, convivono gomito a gomito), nel palazzo neorinascimentale del parlamento, nella pittoresca Porta Svedese, nella torre delle polveri (l’unica ancora in piedi delle 18 torri del vecchio muro di cinta).

Giunti nei pressi del municipio, spicca l'edificio simbolo di Riga, dal colore rosa acceso: la Casa delle teste nere. In realtà quello che era il ritrovo dei mercanti celibi capeggiati dal nordafricano San Maurizio fu completamente distrutto dalla guerra e dunque oggi vediamo soltanto una ricostruzione, stupefacente ma finta.

Lo squallido edificio nero che sorge alle spalle della Piazza dei Fucilieri ospita il Museo dell'occupazione della Lettonia. Qui troviamo pane per i nostri denti aguzzi, tipici dei prof. di storia, mentre ripercorriamo gli eventi della prima occupazione sovietica, che prese l'avvio dallo scellerato patto Molotov-Ribbentrop (con il quale l'URSS e la Germania Nazista si spartirono l'Europa orientale), la causa madre di tutte le catastrofi storiche novecentesche vissute dai Paesi Baltici. Poi ci dedichiamo all'occupazione nazista e alla devastazione della Seconda Guerra Mondiale, durante la quale nel vicino campo di concentramento di Riga-Kaiserwald (Mežaparks) furono imprigionate circa ventimila persone.

Infine, cercando di ascoltare senza essere notati una guida che non avevamo pagato, ci addentriamo nelle varie fasi della seconda occupazione sovietica, che è terminata meno di vent'anni fa. Tra le altre cose entriamo nella baracca di un gulag della Siberia riprodotta a grandezza naturale (occupandoci a lungo del secchio dove facevano i bisogni) e ci interessiamo alle testimonianze degli anni in cui il popolo lettone cominciò a ribellarsi al regime che da decenni lo privava della libertà.

Allontanandosi dal centro storico, Riga vanta una quantità di edifici in stile Art Nouveau senza paragoni, la maggior parte collocati nel centro moderno. Uno degli architetti a cui si deve tutto questo rigoglioso fiorire è Mikhail Ejzenštejn, padre del regista del film culto "La corazzata Potemkin". Nei pressi, all'inizio del più lungo dei Boulevard cittadini, il Brivibas, sorge il Monumento alla libertà: una colonna che sorregge la statua di una donna (chiamata affettuosamente Milda dai lettoni), la quale regge tra le mani tre stelle che rappresentano le tre regioni storiche della Lettonia: Kurzeme, Vidzeme e Latgale (durante il periodo sovietico si poteva rischiare l'arresto e la deportazione solo portando dei fiori a Milda).

Procedendo più avanti spicca la sagoma dell'edificio più alto di Riga, l'Hotel Latvija, oggi gestito dal gruppo Radisson. Imperdibile la gita sull'ascensore panoramico di sera, fino a raggiungere lo Skyline Bar al 26esimo piano, da cui la vista è straordinaria.

Nel quartiere "russo" invece si respira tutt'altra aria. Vicino alla stazione degli autobus si snoda il mercato coperto, suddiviso ordinatamente in vari settori, che occupa l'interno degli enormi Hangar dove, ai tempi della Grande Guerra, venivano costruiti i dirigibili Zeppelin. Gli ex capannoni industriali dismessi oggi accolgono anche club e negozi, come avviene in tutte le città del mondo. Nelle vicinanze risalta un tipico esempio di architettura sovietica: l'edificio di mattoni marroni conosciuto come "La torta di compleanno di Stalin".

Rompiamo le righe

Da Riga, con un tragitto di circa mezz'ora in un treno nuovo di zecca, si può raggiungere la più grande e rinomata spiaggia baltica, per tanti anni punto di ritrovo degli apparati sovietici: Jūrmala. Seguendo tutti gli altri bagnanti che scendono alla stazione, ci ritroviamo incanalati in questo lunghissimo viale standard accessoriato di bar, ristoranti, negozi e bancarelle di souvenir. Presa la deviazione verso il mare, costeggiamo la pineta, le Spa, i centri termali e le case di legno per cui questa cittadina è famosa.

Arriviamo in questa agognata spiaggia baltica lunga più di trenta chilometri, dalla sabbia bianca e finissima, col mare apparentemente blu come la bandiera, la gente ordinatamente stesa ad abbronzarsi e la musica vacanziera internazionale giustamente sparata a volume anch'esso vacanziero dai chioschi sulla sabbia. Marcello raggiunge immediatamente il mare a passo di corsa, urlando al mondo baltico la sua soddisfazione incontenibile di immergersi in quell'acqua, giallognola sì, ma situata a moltissimi chilometri dall'Adriatico. Il mare, sorprendentemente privo di sale, ci arriva alle caviglie per diverse centinaia di metri.

Sempre rimanendo in Livonia, per esplorare l'area del Parco Nazionale del Gauja, siamo stati qualche ora in dubbio se trascorrere una giornata a Sigulda oppure a Cēsis, entrambe raggiungibili comodamente dalla capitale. Per fortuna alla fine, forse più per motivi logistici che altro, optiamo per Cēsis. Lì infatti, come tutti i sabato e domenica di luglio, è in corso la festa del paese. Per tutto il centro storico sono posizionate le bancarelle di oggetti di legno, dolci, gioielli, miele, mentre nelle piazzette principali sono distribuiti i tavoli dove poter ingozzarsi liberamente di salsicce, patate, crauti e birra alla spina. La festa è allietata dalle lezioni di tiro con l'arco e di percussioni medievali, e da altre trovate in tema, il tutto nelle rovine visitabili del Castello. Sul palco della piazza centrale invece si alternano concerti di musica tradizionale, spettacoli di comici locali grotteschi e gare di cucina.

Piuttosto alticci per il consumo di birra alla spina e soprattutto storditi dal consumo del cementizio pane fritto all'aglio, facciamo ritorno alla capitale in serata, viaggiando in un autobus che ignora sconsideratamente i limiti di velocità.

Curlandia

Prima di spostarci in Lituania, l'ultima tappa lettone è la Curlandia (in lettone Kurzeme). In particolare la nostra destinazione è Liepaja, affacciata sul Baltico: anche qui raggiungiamo subito a passo di corsa la spiaggia, che si presenta sì bianchissima, ma anche fredda e umida; e, come se non bastasse, all'unico chiosco propongono la musica degli Aventura, che non si è capito se è sempre la stessa canzone oppure è un intero album.

Vista la situazione, ci togliamo il costume e raggiungiamo il quartiere di Karosta, dove il degrado è grigio, le strade sterrate e le panchine vuote. I palazzi di cemento sono tanti cubi messi insieme, con le finestre verdi (certi hanno ingentilito il balcone incassato con una pletora di fiorellini colorati). Nella chiesa ortodossa di San Nicola è l'ora della messa, e quando entriamo il pope ha già aperto la porta: le donne hanno tutte il fazzoletto in testa e si fanno il segno della croce in continuazione.

In realtà siamo venuti a Karosta per visitare la ex prigione sovietica. Durante il tour guidato ti fanno vedere le celle, quanta gente ci stava dentro, l'ufficio del capo con il busto di Lenin, il ritratto di Stalin accanto alla frasca di betulla secca, il telefono dell'epoca con i tasti di smistamento, insomma tutte le normali caratteristiche delle carceri comuniste trasformate in museo. Vengono offerti inoltre, per gruppi di minimo 10 persone, spettacoli dell'orrore con l'interazione dei visitatori, intitolati “Dietro le sbarre”. La cosa veramente agghiacciante però è che questa prigione funge anche da bed and breakfast: ciò significa che esiste qualcuno al mondo che paga per dormire nel letto di ferro di una cella lurida e per mangiare il vero rancio dei carcerati.

Zuppa di salmone e pankuka con carne per l'ultima cena in questo Paese: è con un po' di malinconia, molti ringraziamenti (paldies) e tante aspettative in merito al futuro, che lasciamo la Lettonia, questo Paese dove è proibito bere bevande alcoliche e fumare in ogni luogo pubblico (anche all'aperto), dove le strade sono linde e immacolate e i semafori diffondono dei suoni sconcertanti alla Space Invaders. Dove è pieno di vespe e dove in estate devi dormire con le finestre chiuse nonostante il caldo, sia perché entrano le zanzare, sia perché alle tre di notte è già tutto illuminato.