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  • Categoria: Turchia

La porta dell'Anatolia orientale

Erzurum

La Grande Erminia è una grande provincia; e nel cominciamento è una città ch’à nome Arzinga, ove si fa lo migliore bucherame del mondo, ov’è la piú bella bambagia del mondo e la migliore. Quivi à molte cittadi e castella, e la piú nobile è Arzinga, e àe arcivescovo; l’altr[e] sono Arziron ed Arzici. Ell’è molto grande provinci[a]: quivi dimorano la state tutto il bestiame de’ Tartari del Levante per lo buono pasco che v’è; di verno non vi stanno per lo grande freddo, ché non camperebbono le loro bestie.
[ Marco Polo, “Il Milione” ]

Recapitate le lenzuola pulite all'hotel, il ragazzo della lavanderia si offre di accompagnarci alla stazione degli autobus di Trabzon. Non pago di averci regalato due snack al cioccolato, ci porta i bagagli fino al banco della compagnia degli autobus, ci aiuta ad acquistare il biglietto e rifiuta categoricamente una mancia. L’impiegato della compagnia ci offre il çay, quindi ci facciamo preparare velocemente delle gustose pide dal fornaio e infine prendiamo posto sull'autobus, dotato di schermi personali con film, musica, giochi, nonché di un servizio gratuito di bevande calde e fredde.

Partiamo allegramente alla volta di Erzurum, altro luogo dal nome estremamente evocativo. Mentre ci arrampichiamo fino al Passo di Zigana, penso che dietro la montagna si abbarbica il monastero di Sumela che, insieme alle piantagioni di tè di Rize, ci siamo lasciate alle spalle senza rimpianto. Affrontiamo il Passo del monte Kop, a quasi 2500 metri di altitudine, in un fiabesco tragitto tra le montagne innevate; lungo la strada fervono i lavori per la costruzione di un tunnel che prima o poi renderà più agevole questo itinerario.

Giunte alla otogara di Erzurum, ci infiliamo nel taxi con la consapevolezza di recarci in una delle città più religiose e nazionaliste del paese. A pochi chilometri da qui nacque e mosse i primi passi Fethullah Gülen, il principale ricercato dalla giustizia turca, ritenuto più pericoloso di Bin Laden. Fondatore dell’influente movimento di ispirazione musulmana “Hizmet”, vive da circa vent’anni in esilio negli Stati Uniti: su di lui pesano le accuse di terrorismo nonché di essere la mente del fallito golpe militare del luglio 2016.

Erzurum sorge a un’altitudine di quasi 1800 metri sul livello del mare ed è una località dalle temperature notoriamente rigide, ma per fortuna in questi giorni il meteo prevede un clima assai mite. Nella piazza principale troneggia la YAKUTIYE MEDRESE, un’imponente scuola teologica mongola che risale al 1310 e che oggi ospita il Museo di Arte ed Etnografia Turco-Islamica. L'entrata è decorata con disegni geometrici e motivi di piante e animali, mentre l’unico minareto sopravvissuto sfoggia uno straordinario mosaico di maioliche che non stonerebbe a Samarcanda.

Ma il vero tuffo al cuore lo si ha di fronte alla SCUOLA CORANICA DEI MINARETI GEMELLI, l’edificio simbolo di Erzurum. La Çifte Minareli Medrese è una delle più antiche università dell’Anatolia, risale infatti all’epoca in cui questa era una ricca città selgiuchide. Nella viuzza accanto, da cui sono ben visibili i tre mausolei duecenteschi dai tetti a cono, appaiono i primi negozietti di souvenir incontrati finora, anche se vuoti. Un negoziante curdo ci prega nervosamente di entrare e solo dopo aver chiuso bene la porta (il suo vicino potrebbe denunciarlo) inizia il suo sfogo antigovernativo in un anglo-tedesco di ardua decifrazione. “Di turisti prima ne venivano tanti, da Francia, Cermania, Italia… ma atesso non più, da quanto abbiamo un tittatore al coverno! (Cvardare tappeti fatti a mano) Non siamo più liberi di esprimere le nostre opinioni e migliaia di giornalisti, avvocati e insegnanti vengono messi in carcere senza alcun motivo. (Comprare sciarpe? Costare poco)”. E in effetti nello stato di emergenza (che tra l’altro è ancora in vigore) seguito al fallito golpe, è partita una campagna di epurazione e condanne serratissima, che ha preso di mira soprattutto i sospetti (soldati, giudici, insegnanti, giornalisti) legati in un modo o nell’altro al leader del FETÖ, l’organizzazione terroristica che secondo il governo turco è guidata da Gülen. Grazie al negoziante curdo è passato il tempo necessario a far illuminare la medresa a festa: sullo sfondo di un cielo così blu e l’ornamento della luna e delle montagne innevate sullo sfondo, questa resterà una delle immagini indimenticabili della Turchia.

Superiamo la ULU CAMI e finalmente ci rechiamo per cena in questa fantastica antica abitazione in legno, già adocchiata nel pomeriggio, traboccante di splendidi oggetti antichi: un immenso museo pieno di alcove dove cenare spaparanzati sui cuscini come dei pascià, di fronte a straordinari vassoi ottomani. Senza contare che il cibo è squisito e non costa nulla e che nella sala grande è in corso un concerto. L’unico aspetto antipatico di tutti questi meravigliosi ristoranti turchi è che non vengono serviti alcolici, costringendo il visitatore europeo a cercare un bar dove bere una birra fresca come se fosse un luogo di peccato.

Siamo in Turchia da pochi giorni e sappiamo già che bisogna sempre guardare in alto, e non per forza a livello strada, per scoprire i più interessanti luoghi di aggregazione. Ed eccoci qui, sedute tra gli scaffali di una libreria al secondo piano, a bere il çay insieme ad un gruppo di studenti universitari. Comunicare non è facile visto che l’inglese lo masticano in pochi e l’utilizzo di Google traduttore non sempre facilita le cose. Alcuni di loro provengono da città lontane e sono qui per frequentare alcune delle rinomate facoltà di Erzurum. “Vi sembra che ci sia la dittatura qui? Stiamo parlando di politica da mezz'ora!” “Sì, ma voi non state esprimendo critiche. Ci andresti nel bar più affollato della città a dire ad alta voce il tuo dissenso?” “Certo che ci andrei. Non c’è alcun problema!”. Il grande Presidente qui lo hanno votato tutti e secondo loro sta lavorando molto bene per il suo popolo, nonostante il piccolo problema dei siriani. “Non solo rubano e sono sporchi, ma vengono spesi troppi soldi per loro, senza contare che l’Unione Europea di tutti quelli promessi ne ha dati finora solo la metà”. Per quanto riguarda la presunta opera di islamizzazione dell’attuale governo, sgranano gli occhi dallo stupore: indossare il velo, bere alcolici, convivere prima del matrimonio o vivere in appartamenti per donne sono scelte libere e personali (glielo ha insegnato Ataturk sin dalla più tenera età, d’altra parte).
Sulla strada che ci riporta all'hotel, dai soliti piani alti provengono le note di una chitarra turca. All'ingresso del portone ci avvisano che lassù si serve alcol: una parte della cittadinanza potrebbe ritenere due donne sole che bevono birra delle prede facili con cui flirtare. E infatti, al quarto piano del palazzo, due improbabili dongiovanni muniti di Google traduttore provano con scarsi risultati a fare i galanti, prima nella sala adibita a discoteca e poi in quella del concerto. A quanto pare non tutti gli studenti passano le loro serate a bere il tè nelle librerie.

L’indomani, l’impiegato dell’ufficio del turismo di Erzurum è molto lieto di conoscerci e rendersi utile. “I popoli del Mediterraneo sono simili” afferma con entusiasmo. Prima di tutto, dobbiamo sapere che siamo giunte in un'importantissima destinazione sciistica e che non possiamo assolutamente mancare l'impianto del Monte Palandöken. Poi ci racconta con orgoglio che la Federazione per i campionati mondiali invernali, di cui lui modestamente fa parte, sta lavorando per ospitare qui le olimpiadi del 2026. "Il turismo è una delle maggiori fonti di reddito della zona, insieme all'edilizia e al commercio, mentre di industrie quasi non ce ne sono. Certo questo è un periodo di crisi, anche perché dopo il tentato colpo di stato la Lira si è dimezzata..." Negli ultimi tre anni si è verificato un considerevole calo di presenze turistiche con perdite economiche ingentissime, benché a sentire il nostro alacre manager di turisti europei fin qua anche prima non ne venivano tanti; a parte i turchi, infatti, i visitatori provengono soprattutto dalla Polonia, dall'Azerbaijan e dall'Iran. Si meraviglia assai quando gli diciamo che molti italiani non vengono più in Turchia perché lo considerano un paese non democratico. “Ma che dite! In Iran sì che c’è la dittatura e io avrei paura ad andarci, ma qui non ci sono questi problemi.” E come la mettiamo con Afrin? L’operazione militare Ramoscello d'Ulivo in Siria, dove la Turchia e l'Esercito siriano libero hanno appena preso il controllo della città di Afrin, “era un’operazione necessaria per proteggere il confine ed impedire l’ingresso di terroristi; è stata compiuta cercando di fare meno vittime possibile e comunque il Grande Presidente non ucciderebbe mai nemmeno un bambino, ne sono certo.” In effetti non è il primo a farci notare che, per quanto possibile, l’operazione è stata compiuta “con i guanti di gomma”.

Poco dopo siamo in un centralissimo bar in stile occidentale, sedute ad uno dei tavoli della luminosa terrazza insieme a un giovane impiegato pubblico dotato di bellissimi baffi. Ha vissuto a lungo in Europa, parla tre lingue oltre il turco, indossa abiti di ottima fattura e ci sta dicendo che il Grande Presidente non gli piace affatto, che ha votato il CHP (il partito di centro-sinistra) e che la Turchia non è propriamente uno stato democratico. (“D’altra parte, quale stato lo è veramente?”) Sebbene la città sia troppo conservatrice per lui, anche in merito alla supposta islamizzazione conferma quanto dicevano gli studenti, facendosi una grassa risata e invitandoci a guardarci intorno. Inoltre, nonostante le sue preferenze politiche, deve ammettere che il paese è migliorato negli ultimi anni e anche la mentalità è cambiata; insomma, non è incomprensibile il motivo per cui il Grande Presidente riscuota tutto questo successo. “Considerate che ci troviamo in una regione e in un periodo difficile, non solo per le conseguenze del tentato golpe, ma soprattutto per l’emergenza umanitaria. Il nostro governo ha accolto quasi 4 milioni di siriani… in Europa non vi rendete conto di cosa significa! La popolazione turca in linea di massima non è razzista e comunque i campi profughi sono tutti di standard molto elevato.” E in effetti avendo visitato quello di Kilis non posso che confermare. “Il vero problema è che l’Europa ci sta prendendo in giro sulla questione del visto gratuito, che è ciò che preme a tutti noi. Sapete che per andare in Europa non solo dobbiamo pagare un visto di 70 euro ma dobbiamo anche recarci personalmente all'ambasciata di Ankara, dimostrando di rispondere a una serie di requisiti relativi al conto in banca e all'assicurazione sanitaria? Sappiamo benissimo che il nostro ingresso nell'Unione Europea è indesiderato. Abbiamo rispettato tutti i parametri richiesti eppure la Bulgaria e la Romania sono entrate e noi no. Secondo voi perché? Perché l’occidente ha paura di una Turchia forte e soprattutto perché è musulmana! Ne hanno dette di tutti i colori: che non siamo democratici, che abbiamo la pena di morte (anche se è stata abolita da anni), addirittura tirano fuori la questione del genocidio degli armeni! Senza che nessuno dica che anche gli armeni hanno ucciso un milione di turchi. Se venite al mio villaggio di origine vi mostro un museo dedicato proprio a questo... Si tratta in parte di un mito alimentato dalla diaspora in combutta con i paesi occidentali. Sotto sotto, il sogno di una grande Armenia non si è mai sopito.”

Come niente si è fatta l’ora di pranzo e dunque salutiamo il nostro nuovo amico (“Grazie del caffè e ‘ojala’, come direbbero in Spagna”) e ci dedichiamo alla facilissima impresa di assaporare la specialità culinaria di Erzurum, il Cag Kebab. I localini turchi hanno fatto definitivamente breccia nel nostro cuore con i loro deliziosi arredi e la grazia nel servire, ad esempio, questi succosi pezzi di carne ovina nel sottilissimo pane bianco.

Per ammirare il miglior panorama di Erzurum, tutti consigliano di salire sulla torre dell'orologio, ubicata nella cittadella eretta dall'imperatore Teodosio. Purtroppo la “kale” è attualmente in fase di restauro e dunque dobbiamo trovare un'alternativa per ammirare dall'alto questa bellissima città. Niente di più semplice: basta raggiungere un caffè sui tetti, possibilmente dotato di una grande vetrata dalla quale dare un ultimo sguardo a Erzurum. Dopo la pioggia continua della giornata, al tramonto il cielo si è schiarito e le montagne innevate si stagliano nitide dietro gli impressionanti minareti. E per quanto riguarda la casa di Ataturk (cittadino onorario di Erzurum, questo storico bastione alle porte dell'Anatolia orientale), sarà per un’altra volta.

Racconto di viaggio "PIDE E TULIPANI. PRIMAVERA IN ANATOLIA ORIENTALE" (marzo 2018)