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DELIZIOSA LA MACEDONIA

La Macedonia del Nord rappresenta solo un pezzo della regione geografica della Macedonia, la quale è attualmente suddivisa tra la la Bulgaria (da dove vengo), la Grecia (dove andrò), l'Albania (dove concluderò il viaggio) e la Serbia (dove andrò un'altra volta).
Come l'omonima insalata di frutta, questa regione è un gustoso mix di etnie, lingue, religioni, ma anche monete e alfabeti che cambiano ad ogni frontiera che passo. In Macedonia del Nord ci ho trascorso una settimana, attraversando in autobus il suo territorio aspro e montuoso e attraversando a piedi molte vite dei suoi meravigliosi abitanti.

La città dalle mille statue

Sono entrata in Macedonia del Nord attraverso la frontiera bulgara di Gyueshevo, a bordo di un autobus proveniente da Sofia. Le procedure di controllo sono lunghe e minuziose, infatti a ciascuno viene chiesto di scendere e mostrare il contenuto dei propri bagagli.
Prendo atto che la connessione dati non funziona più e subito facciamo sosta in un autogrill macedone: noi passeggeri guardiamo con incredulità una lunghissima fila di giapponesi che attende, senza sbuffare, di usufruire dell’unica toilette. La coda è così lunga che non ci entrano tutti nel piccolo locale.

Dalla stazione degli autobus di Skopje mi sono incamminata verso il centro costeggiando il fiume Vardar. Che razza di città è questa, piena di statue, lampioni dorati, cupole bianche, mosaici, colonnati e frontoni triangolari da tempio greco, capitelli neoclassici e galeoni adibiti a ristoranti? Sarà l’afa, la stanchezza della sveglia presto, oppure l’uggia di un intero pomeriggio di pioggia nella capitale della Bulgaria (e anche sicuramente i margarita della sera precedente), ma insomma mi fa un certo effetto questa capitale della Macedonia.

Bisogna poi tener presente che, dopo aver bevuto due caffè orientali con la posa, a una certa ora ho avuto il coraggio di raggiungere il quartiere ottomano, che poi è identico spiccicato (anche se più piccolo) alla Baščaršija di Sarajevo e a tanti altri quartieri ottomani del Kosovo, dell’Albania, della Bosnia e ovviamente della Turchia. Ci sono le moschee, i negozi di gioielli d’oro e di vestiti da cerimonia molto brutti e pacchiani, c’è una gigantografia di Erdogan sulla parete di un edificio, e poi c’è l’odore dei kebab; e quindi me ne mangio un piatto anch’io di queste polpette arrosto speziate che chissà quanto ci metterò a digerirle. I tavoli di legno sono sistemati intorno a una fontana, dentro la fontana ci sono un melone e un cocomero e la birra si chiama Skopsko, o meglio Скопско perché qui usano l’alfabeto cirillico. Scopro per la prima volta questa fissazione dei camerieri macedoni che devono fare i galanti per tutto il tempo che sto lì al tavolo a ingozzarmi di polpette speziate e grossi boccali di lager. 

Quando diventa buio la fortezza che domina la città si illumina di giallo e anche il ponte di pietra e le fontane e i palazzi neoclassici e i lampioni parigini si accendono, e in piazza Macedonia si attivano le fontane da terra che cambiano colore e altezza e i bambini e ragazzi ci corrono in mezzo come forsennati, alcuni infradiciandosi completamente, e in alto domina una colossale statua equestre di Alessandro Magno che però maisia lo chiami così, i greci si incazzano.

Io ho questo problema che siccome mi interessano esageratamente le storie della gente a volte rischio di cacciarmi in situazioni indesiderabili per questo. E insomma sono lì che passeggio sul lungofiume, dove si susseguono ristoranti spagnoli, cubani, italiani e pub irlandesi eccetera, quando incontro questi due tizi che stanno eseguendo una canzonetta tradizionale con la voce e la darbuka. Si dà il caso che io adori la darbuka e che quello che la sta suonando abbia pochissimi denti. L’altro dimostra 15 anni più di me e anche più di sé stesso, visto che siamo coetanei. Questo fatto che dimostra più anni vuol dire che gli sono successe tante esperienze e infatti comincia a raccontarmele, non prima però di aver comprato qualche birra economica al supermercato e anche un cartone di vinaccio bianco per alcuni suoi soci. I soci sono abbastanza loschi, devo essere onesta; molti parlano italiano perché hanno vissuto in Italia ma ora per ragioni incomprensibili hanno fatto tutti ritorno al loro paese. Uno di loro confessa di aver imparato a fare le rapine in Sicilia, che è una competenza che penso gli sia stata utile pure qui a Skopje. Non credo che qualcuno di loro abbia un lavoro e comunque è meglio non voler sapere tutto tutto a volte. Il mio coetaneo che però dimostra 15 anni più di me mi porta a distanza di sicurezza dai membri della sua crew, perché là tutti volevano parlare con me, gli zingari volevano estorcermi del denaro e lui così non riusciva a dirmi la sua storia. La sua storia poi me l’ha detta su una panchina non molto distante ed è la storia di una ditta che aveva aperto in Piemonte insieme a una donna italiana, la quale però poi si è rivelata una grande stronza perché lo ha truffato e gli ha fregato tutti i soldi ed ecco perché a un certo punto lui è tornato qui a Skopje invecchiato di 15 anni. Poi purtroppo le altre storie non ha potuto raccontarmele perché due degli amici di prima, che non avevano mandato giù il fatto che io con loro non ci avevo parlato molto, sono riusciti a scoprirci così loro tre hanno cominciato a litigare di brutto e io me ne sono andata.

Questo fatto di attraversare le vite degli altri, in paesi come la Macedonia o l’Albania ti viene servito su un vassoio d’argento. Per esempio sono andata in questo locale dove c’è un concerto jazz bello ed emozionante. Ovviamente in pochi minuti mi sento subito amica per la pelle di tutti quelli seduti ai tavoli che stanno provando le stesse emozioni mie, quelle tipiche che puoi provare quando ascolti un certo tipo di jazz suonato da musicisti bravi ed empatici, che poi se sono macedoni è ancora meglio. E insomma quella sera ho conosciuto Miki, questo pianista di 70 anni che però ne dimostra 15 di meno. Non a caso vive a Toronto e non in Macedonia, e ora si trova in vacanza a Skopje, che poi sarebbe la sua città natale. Miki è davvero simpaticissimo e anche lui mi corteggia come i camerieri, anche se sa benissimo di essere troppo vecchio per me (per quanto non lo dimostri). Miki mi racconta in inglese che ha l’abitudine di dare da mangiare ai cani della sua strada a orari particolari, come ad esempio alle 3 e mezza di notte.

A parte conoscere le storie degli abitanti di Skopje ho un’altra questione urgente da sbrigare, ossia capire il mistero di questa città piena di centinaia di statue e di grandiosi edifici dal mix stravagante di stili architettonici. Per scoprirlo mi affido a un certo Vasco, che fa la guida turistica anche se prima aveva un altro lavoro. Vasco prima di tutto ci tiene a informarci che da febbraio questo Paese non si chiama più Macedonia bensì Macedonia del Nord, infatti fin dal giorno della sua indipendenza i greci non avevano mai apprezzato il fatto che questi slavi si fossero appropriati della loro gloriosa storia, usando il nome e anche la bandiera con il sole simbolo della dinastia di Filippo il Macedone. E comunque se non cambiavano nome era automaticamente esclusa la possibilità di entrare nell'Unione Europea e pure nella NATO, un giorno.
In merito a Skopje e alla questione urgente, finalmente ho saputo da Vasco che negli ultimi anni è stata sottoposta ad un restyling senza precedenti grazie a un progetto governativo che si chiama “Skopje 2014”, per il quale è stata sprecata un’ingente spesa pubblica con l’obiettivo di mostrare a tutti le sue illustri origini storiche e renderla una città appetibile ai turisti. A quanto pare però, terminato il mandato del sindaco che aveva fortemente voluto i lavori, tutto è rimasto bloccato e nessuno oggi sa cosa fare. A giudicare dal livello di povertà che si vede in giro, sembrerebbe un’operazione moralmente eccepibile e infatti moltissimi macedoni si sono parecchio indignati.
Vasco poi ci porta a visitare i luoghi di Madre Teresa di Calcutta, l’arco di trionfo, molte altre statue, un negozio di ascensori unico nel suo genere, gli edifici socialisti e anche la vecchia stazione ferroviaria, ora adibita a museo cittadino: sulla sua facciata si trova l’orologio le cui lancette sono ferme all’ora in cui il terribile sisma del 1963 si abbatté sulla città, cioè le 5,17 di pomeriggio.

A Skopje sono rimasta un giorno in più per andare al Canyon Matka, un luogo ameno fuori porta dove i macedoni fanno piacevoli gite, bagni, giri in barca e pranzi al sacco. E comunque fa caldo e non ho voglia di viaggiare e ho i miei pensieri da governare. Il pilota della barca che ci porta alle grotte si chiama Jango, ha trent’anni e gli occhi azzurri. Con grande agilità, tra una manovra e l’altra trova il tempo di presentarsi, darmi il suo numero e invitarmi ad andare con lui alla Croce del Millennio. Io ci avevo provato il giorno prima ad andarci ma l’autobus non era mai passato e allora gli dico di sì e la sera viene a prendermi con una bella auto Mercedes e facciamo scorta di cose da mangiare e bere (non alcoliche perché lui è musulmano albanese) e con la musica macedone (o forse albanese) a tutto volume ci arrampichiamo sul Monte Vodno fino a questa gigantesca spettacolare croce tutta tempestata di lucine che ora posso vedere sopra di me e poi, osservando tutta Skopje illuminata dall’alto, devo ammettere che a un certo punto esplodo in una risata a lungo repressa.

Il lago di Ohrid

Nonostante Skopje mi abbia dato molte soddisfazioni, o forse proprio per questo, è arrivato il momento di spostarmi nella seconda località più nota della Macedonia ovvero Ohrid, che sorge sul lago omonimo. Questo lago è sempre citato insieme al suo vicino lago di Prespa, anche se credo che sul lago di Prespa non ci siano cittadine altrettanto affascinanti. Il lago di Ohrid è uno dei laghi naturali più antichi e profondi d'Europa e poi è pulitissimo al punto che tutti dicono che si può tranquillamente bere la sua acqua. Ci sono diverse spiagge che non hanno nulla da invidiare alle spiagge sul mare tranne l’odore di salsedine, che ovviamente non c’è; l’affitto dei lettini costa pochissimo e ti può capitare di conoscere il titolare del lido che ti offre un bicchiere di rakija alle 11 di mattina.

Ohrid è una città molto vacanziera ma anche ricca di testimonianze storico-artistiche di grande interesse in quanto si tratta di uno dei più antichi insediamenti umani europei. Non a caso è inclusa insieme al lago nel patrimonio UNESCO, che poi chissà per quanto ancora lo sarà visto che l'abusivismo edilizio e l'inquinamento la stanno spingendo dritto dritto nell'elenco dei siti in pericolo.
Al monastero di San Pantaleone, che si trova sulla collina di Plaošnik, passo almeno una mezz’ora con questo tizio che si spaccia per guida turistica ma in realtà si arrangia come può. Aleksandar detto Alex ha la barba rossiccia e le lentiggini e mi racconta di San Clemente, un discepolo di San Cirillo e San Metodio, che fu lui a far costruire questo monastero. Qui c’era una specie di università dove gli studenti imparavano l’alfabeto glagolitico (un alfabeto molto carino creato da San Cirillo e San Metodio per tradurre la Bibbia in antico slavo ecclesiastico) ma anche la variante inventata da San Clemente, nota come alfabeto cirillico. A dire il vero non tutti concordano sul fatto che è stato San Clemente a inventare il cirillico, perché molti pensano che sia stato inventato in Bulgaria e non in Macedonia.
Esaurita la spiegazione del sito, grazie al mio famoso sorriso arrendevolissimo anche Alex non resiste alla tentazione di raccontarmi la sua storia e in pratica mi parla della sua ex con cui si è lasciato perché lei era troppo attaccata ai soldi e alle cose materiali mentre per Alex non sono queste le cose importanti della vita, ma sono tipo la bellezza, il lago, i mosaici, qualche sigaretta rollata di tabacco, al massimo un paio di birrette ma solo dopo una certa ora, e comunque in generale le emozioni.

Sono molto scenografici questi edifici sacri di mattoncini e mattonelle di coccio sullo sfondo blu del lago, anche di sera quando si accendono dei fari che li illuminano da sotto. Un altro monastero molto famoso affacciato sul lago si trova a 30 km a sud, vicino al confine con l'Albania, ed è intitolato a San Naum, anche lui discepolo di Cirillo e Metodio. Per andarci partecipo a una gita in barca che però prima si ferma alla Baia delle ossa, dove c’è un insediamento preistorico con le palafitte ricostruite. Non lontano dal monastero c’è un laghetto molto fotogenico dipinto impressionisticamente di riflessi colorati di alberi e barche, e in questo contesto bucolico ci sono alcuni ristoranti affollati di invitati ai battesimi e in uno di questi mi mangio una carpa che mi viene servita dall'ennesimo cameriere galante, il quale poi mi applica un generoso sconto e mi invita pure a bere un drink per quella sera, ma dico no.

Macedonia rurale

A parte Skopje e Ohrid, non avevo la più pallida idea di quali altri posti valesse la pena di visitare in Nord Macedonia. Siccome però avevo programmato già da tempo di andare a Salonicco, la logica diceva di spostarmi verso il sud est del Paese. Kavadarci non è lontana dalla strada che collega Skopje al confine con la Grecia e ho deciso di fermarmici a dormire dopo aver letto che si trova nel cuore della regione vinicola di Tikveš e che ospita la più grande azienda vinicola dell'Europa sud-orientale, che comunque non ho potuto visitare perché bisognava prenotare prima e io non lo sapevo.
A Kavadarci è stata un'impresa trovare l’indirizzo del mio alloggio perché la mappa di google era sbagliata e inoltre il numero di telefono aveva il prefisso svedese, e insomma sono stata quasi un’ora a girare. La seconda parte della ricerca l’ho fatta insieme a una coppia che ha lasciato istantaneamente perdere le proprie faccende e si è dedicata al mio caso con una solerzia di cui ormai non mi meraviglio quasi più.
I padroni di casa non parlano una sola parola di una qualunque delle lingue a me note, ma mi mettono immediatamente in comunicazione con la figlia, che parla inglese e vive in Svezia, che poi sarebbe la vera manager dell’affitto delle camere ed ecco perché il numero era svedese.

La mattina dopo grazie a google traduttore riesco a comunicare con i suoi genitori, i quali mi procurano un taxi che mi avrebbe portato al lago artificiale Tikvesh. Secondo le notizie reperite in rete, esso avrebbe un carattere turistico-ricreativo, con molte case vacanze ed edifici alberghieri, e anche i miei padroni di casa se non ho capito male ritengono che avrei potuto fare un bagno in un luogo ameno. E invece dopo 5 minuti ho chiesto al tassista di riportarmi indietro perché questo lago era davvero brutto e sporco, e alla fine dei conti l’unica cosa interessante è stato guardare i filari di vigneti.
A parte questo, a Kavadarci non è che ci sia granché da fare, l’ufficio del turismo non è in grado di darmi nessuna informazione utile e inoltre fa un caldo insopportabile per passeggiare senza meta come piace a me. Nell’afa del primo pomeriggio allora faccio una cosa un po’ cretina cioè trovo un fruttivendolo molto grande e colorato e mi faccio preparare una ricca macedonia supercolorata, e tutto ciò soltanto per farmi scattare una fotografia e intitolarla “deliziosa la macedonia”.

A quel punto mi metto su un autobus che mi porta a Gevgelija, a tre chilometri dalla frontiera con la Grecia.
A Gevgelija assaggio il buonissimo vino rosso della cantina di Tikveš, vado a un concerto rock e dormo in un albergo un po’ equivoco situato di fronte a uno dei tanti casino. Il giorno dopo mi faccio portare alle terme di Negorci che in pratica è un grande hotel d'altri tempi circondato da un parco e frequentato da anziani. A quanto pare l'acqua termale di questo centro specializzato ha effetti curativi provati scientificamente grazie a tutti i minerali che contiene.
Usufruire dei servizi del centro non è facile visto che nessuno parla inglese e sto là seduta sul divano un sacco di tempo ad aspettare qualcuno che mi aiuti. Poi appare questa signora anche lei anziana che parla inglese perfettamente e in men che non si dica sono nell’ambulatorio, probabilmente passando avanti a non si sa quante persone, e insomma mi misurano la pressione e poi mi mandano nella stanza dei massaggi. La mia fortuna è che il giovanissimo dottore parla molto bene l'italiano ed è così contento che io sia là in quel posto di soli vecchi che si fa davvero in quattro per me. Anche il massaggiatore e i due anziani con cui condivido la piscina termale sono molto contenti di conoscermi. E infine il luogo è così decadente e scrostato, con decine di strumenti antidiluviani accatastati nei corridoi e piastrelle e linoleum, che mi sembra di stare in un film. 

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