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  • Categoria: India

Il nuovo paradiso dei viaggiatori

Karnataka

Il Karnataka sta diventando uno degli Stati indiani preferiti dal turismo internazionale. La natura tropicale (trionfante), le immense spiagge (incontaminate), le bellezze architettoniche (mozzafiato) ti conquisteranno al pari della cucina, dell'artigianato e delle antiche usanze: molte donne ad esempio vestono ancora con l'abito tradizionale decorato con lustrini a specchietto e ricami e si adornano con enormi monili d'argento, compreso un immancabile gigantesco anello da naso.

Tra le attrazioni del Karnataka settentrionale si annoverano ad esempio i mausolei della città di Bijapur. L'IBRAHIM RAUZA fu fatto realizzare dal sultano seicentesco Ibrahim Adil Shah II per sua moglie, ma per ironia della sorte il primo a finirci dentro fu lui stesso (morto prima della sultana). Il coevo GOL GUMBAZ invece è la tomba del sultano Muhammad Adil Shah (& family) ed è famoso per la sua imponenza (la cupola centrale è la seconda più grande del mondo dopo quella di San Pietro a Roma) e per le sue caratteristiche acustiche: tutto intorno al perimetro interno della cupola infatti, ad un'altezza di più di trenta metri dal suolo, si sviluppa la cosiddetta "galleria dei sussurri", dove anche il minimo suono può essere distintamente ascoltato nel punto opposto. Ora purtroppo la notizia di questa singolare caratteristica è giunta anche nelle lande più remote del paese, dunque i nutriti gruppi di turisti che percorrono la galleria fanno un casino indescrivibile che ti renderà impossibile verificare tale prodigio. Molti altri edifici testimoniano l'antica storia di questa città a maggioranza musulmana; invece per verificare la cordialità e la semplicità della sua gente basta passeggiare per le vie e per i mercati.

Se stai visitando il Karnataka, oppure sei nel Goa, non perderti la visita ad HAMPI, una distesa di rovine risalenti al XVI secolo disseminate intorno al minuscolo villaggio di Hampi Bazaar, il tutto circondato da un paesaggio naturale metafisico.

Sicuramente il tuo arrivo non passerà inosservato per i procacciatori turistici, i quali ti braccheranno istantaneamente per aiutarti a cercare una sistemazione per la notte (le guest house qui hanno l'usanza di non concedere prenotazioni). Trovata la camera, ti proporranno un tour dell'area da effettuarsi sul classico tre ruote: sicuramente è il modo più rapido per visitare la maggior parte dei monumenti, solo che rischi di sorbirti tutta la storia del Ramayana raccontata in anglo-hindi da qualche zelante conducente. Vedi tu.

Un tempo questa era la capitale dell’ultimo grande regno hindu dei governanti Vijayanagara, e ci viveva tipo mezzo milione di persone. Tutto sembrava andare per il meglio, finché i soliti screzi con i regni vicini portarono gradualmente al declino (risollevato di recente soltanto grazie al turismo, e ciò spiega l'invadenza dei procacciatori locali). In ricordo di quei tempi, al centro di Hampi Bazaar si erge il VIRUPAKSHA TEMPLE (con la sua svettante torre), che è ancora in uso: frotte di pellegrini accorrono ogni giorno, e quelli che vi arrivano di sera, si accampano nel cortile. La mascotte di questo tempio dedicato a Shiva è la povera elefantessa sacra Lakshmi; di minore importanza le colonie di scimmie. Gli altri templi non sono più usati per funzioni religiose, ma al massimo per girarci dei film, e sono sparsi per la vallata insieme a palazzi e opere architettoniche varie. Il più noto è il VITTALA TEMPLE, nel cui cortile è presente un maestoso carro di pietra, dotato di ruote che un tempo giravano veramente. Ti consiglio di raggiungere le postazioni panoramiche (come la collina Hemakuta) all'ora del tramonto, quando le rocce dorate levigate a forma di grossi semi accatastati acquisteranno un colore dorato, proiettandoti immediatamente dentro a un quadro di De Chirico. Se sarai fortunato, un losco figuro col corpo dipinto e la lancia in mano si presterà come congruo elemento umano nelle tue foto.

Ad Hampi Bazaar si respira quella rilassatezza balneare tipica delle località di mare asiatiche, senza però il mare. Tutti i turisti sono vestiti con pantaloni larghi e bluse senza colletto in cotonaccio colorato. Tra le stradine abbondano i finti sadhu che chiedono soldi per scattargli una foto e i negozianti di paccottiglia che implorano continuamente di acquistare qualcosa. I ristoranti sono terrazze dotate di lume di candela e incensi, con tavoli bassi e relativi cuscini su cui sedersi a bere salutari succhi e frullati di frutta tropicale (qui è vietato consumare carne e alcolici).

I turisti che visitano Hampi sono obbligati a registrarsi al locale posto di polizia, come avvertono i regolamenti appesi ovunque. Immagino che la procedura non sia dissimile da quella con la quale ci si registra negli hotel, dove ti danno un form da compilare senza verificare se ti chiami davvero Paolino Paperino, provieni da Gotham City e viaggi con la tua amica Marilyn Monroe. La motivazione è logicamente burocratica come al solito: le guest house, i ristoranti, i negozietti e le agenzie turistiche di Hampi Bazaar si ammassano esattamente dentro il sito archeologico. Per questa ragione è importante che i visitatori seguano le regole locali e che non si dedichino a risse da bar tipicamente occidentali e, allo stesso tempo, che siano protetti dalla polizia nel caso si perdessero o fossero attaccati da pericolosi animali selvatici.

Tutti quelli che sono stati ad Hampi ci sono stati troppo poco e consigliano di passarci più giorni. Al posto tuo seguirei il loro consiglio, anche se temo che una maledizione colpirà anche te e che poi ci rimarrai giusto un paio di giorni come tutti noi.

Molto probabilmente anche tu raggiungerai il fiume Tungabhadra soltanto dopo aver sbrigato tutte queste faccende cultural-turistiche. A quel punto scoprirai che il suddetto fiume è sacro e dunque usato come scenario per affascinanti ed esotici riti che attireranno la tua curiosità di principiante dell'India. A parte il bagnetto dell'adorabile elefantina alle 8 del mattino, durante il giorno potrai osservare un mucchio di persone che lavano i loro panni e li stendono sul prato ad asciugare, oppure si fanno direttamente il bagno, più o meno vestiti. Nelle adiacenti scalinate in pietra, dette ghat, scorgerai uomini a torso nudo che trafficano con tortini di riso e pentolini di rame. La faccenda a me l'ha spiegata un bancario pelato in pareo bianco ancora umido: nella tradizione hindu, tredici giorni dopo la cremazione del cadavere (quando i parenti di sangue sono considerati ritualmente puri), le ceneri vengono disperse in un fiume sacro, oppure nell'oceano. Si tratta di uno degli aspetti più importanti della cerimonia funebre, il cosiddetto Shraddha, che viene poi ripetuto ad ogni anniversario della scomparsa del parente.

Dopo aver attraversato il fiume sacro Tungabhadra con una barca a motore sovraccarica, scoprirai una località molto meno angusta e più scevra di rompipalle, fitta di serenissimi bungalow e ampi giardini fioriti, dove impazzano i corsi di yoga e di massaggi ayurvedici, piena di palmeti, bananeti e risaie dove passeggiare alla ricerca di templi antichi nascosti nella fitta vegetazione. Purtroppo però avrai già prenotato il tuo viaggio di ritorno, pressato dagli invadenti procacciatori, e a VIRUPAPUR GADDI ti riprometterai di tornare in un futuro imprecisato.