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  • Categoria: India

Ho voglia di tè

Monti Gathi, Kerala

La strada che dal mare si dirige a THEKKADY, nei monti Ghati occidentali, è lunga e tortuosa e − poiché abbiamo anche in programma la visita della fabbrica di tè di VANDIPERIYAR TOWN − ci concederemo soltanto le soste realmente indispensabili, altrimenti arriveremo tardi al PARCO NAZIONALE DI PERIYAR.

Devo dirvi che comunque, indipendentemente dai chilometri da percorrere e dalle condizioni della strada, nessuno spostamento nel nostro pulmino da diciassette posti dura meno di cinque ore, durante le quali si soffrono, alternativamente o contemporaneamente: caldo, freddo, mal d'auto con conseguenti nausea e vomito, schiacciamento dell'osso sacro, variegati dolori alle ginocchia, gonfiore dei piedi, fame, sete, necessità impellente di una toilette, punture di zanzara, asfissia causata dai gas di scarico. Inoltre, a bordo del pulmino, sono frequenti i casi di nervosismo semplice o, più di rado, di vera e propria isteria con conseguente sfuriata all'autista incolpevole il quale, a seconda dei casi: va troppo piano o troppo forte, si posiziona troppo al centro strada oppure troppo rasente agli altri mezzi di locomozione, non trova l'hotel, dice che sa dov'è ma in effetti non lo sa, si ferma a chiedere e chiede male, sbaglia strada, torna indietro, scuote la testa, sorride e infine dice che ha capito dov'è (anche se non è vero), si ferma a chiedere e chiede bene, nonostante questo non trova l'hotel, quindi si ferma dove non può, ma i vigili gli fischiano, quindi procede e non si ferma dove può, quindi alcuni passeggeri gli intimano di fermarsi ma nel frattempo non può più eccetera eccetera.

Fuori dal finestrino scorrono rapidi: eucalipti altissimi, piante di cardamomo ed alberi della gomma, incisi e trasudanti bianco lattice (legno che piange, lo chiamavano gli indigeni della foresta amazzonica). Man mano che si sale di quota ci inoltriamo nella zona delle piantagioni di tè, lucidi cespugli bassi che ricoprono tutta la superficie collinare disponibile, ordinatamente intervallati da corridoietti di passaggio che suddividono le aree in scaglie.

Giunti a VANDIPERIYAR scopriamo che la factory, gestita dalla irlandese Connemara, oggi è chiusa (come tutte le domeniche, del resto) e dunque non possiamo assistere alla trasformazione delle piccole foglioline verdi in polvere per infusione. Per rifarci visitiamo uno dei numerosi giardini delle spezie che affollano la zona. La lezioncina di botanica tropicale riscuote poco successo: soltanto poche diligenti massaie sono disposte alla tortura anglo-indiana, mentre gli altri cazzeggiano tra ragni giganti, piante di chiodi di garofano, caffè e cacao, oppure si siedono a discettare — ad esempio — sui migliori piadinari di Rimini.

La sosta al negozio di spezie presente in loco fa sforare definitivamente sulla tabella di marcia e, se a ciò si aggiunge il traffico dell'ora di punta di THEKKADY, non dovete meravigliarvi se arriviamo al Wildlife Sanctuary di Periyar troppo tardi sia per la gita in battello sul lago, sia per il trekking nella foresta decidua. A me non dispiace troppo: non avrei voluto fare la fine di quei 35 turisti che il primo ottobre del 2009 sono affogati nel lago (la notizia ANSA recitava: "India: per vedere elefanti rovesciano battello, decine morti"). E anche il trekking nella giungla nella speranza di vedere un fruscio scambiato per una coda di tigre non mi faceva impazzire di gioia. In sintesi ciò che abbiamo visto è stato: un bar a forma di tartaruga, un cartello del parco a forma di culo di elefante, alcuni fastidiosi macachi, un paio di “scoiattoli indiani giganti” e infine molti turisti indiani che ci fotografavano facendo finta di fotografare i loro parenti. D'altra parte anche Pasolini, che ci venne nel lontano 1961, ebbe a commentare: "Ci si va perché dicono che vi siano degli animali selvaggi: tanto è vero che nel programma turistico è previsto un giro in barca sul lago all'alba, ora in cui le bestie vanno ad abbeverarsi. In realtà, non abbiamo visto proprio niente, e l’ingenuo piacere di vedere delle belve in libertà ho dovuto demandarlo all’Africa."

La località registra il tutto esaurito in questi giorni di vacanze natalizie e dunque gli hotel e i ristoranti sono pieni (e questa è una buona notizia per i keralesi, che nel turismo stanno investendo speranze e soldi), ma per lo stesso motivo il parco non riesce a far fronte a tutte le richieste di visite guidate, per cui non c'è posto nemmeno per le escursioni del mattino presto.

Dove c'è turismo, oltre ai negozi di spezie e di artigianato indiano, ci sono i centri di massaggio ayurvedico, uno dei plus salutisti della regione. Esso funziona così. Il massaggio base è preceduto da una strofinata alla testa, piuttosto piacevole, che ricevete nudi come vermi e seduti su uno sgabello di plastica. Con i capelli impiastricciati, vi fanno stendere su un lettino scivolosissimo, sul quale sguscerete tutto il tempo: lì mani oleose vi percorreranno il corpo per circa quarantacinque minuti. Al termine, sul viso vi sarà applicata una maschera di bellezza all'arancia o al gelsomino. Volendo, potete degnamente coronare l'esperienza con un bagno di vapore di un quarto d'ora. A seconda dei casi, poi, c'è chi vi dirà di non farvi la doccia minimo per un'ora al fine di non perdere gli effetti benefici (e quindi solamente vi strofinerà via con un asciugamano l'eccesso di unto) e chi invece vi darà asciugamano e campioncino di shampoo e vi condurrà in un bagno nella stanza attigua.