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  • Categoria: Vietnam

In crociera alla BAIA DI HA LONG

Tante cose sono profondamente mutate negli ultimi vent'anni. Se nel 1995 il Vietnam aveva un tasso di disoccupazione del 25%, oggi è sceso all'1,3% e solo l'11% della popolazione vive sotto la soglia di povertà. In pratica, anche se gli stipendi sono bassissimi, quasi tutti lavorano, hanno un cellulare e mezzo a cranio, il 90% della popolazione ha accesso al sistema sanitario nazionale e l'elemosina non è una pratica più comune che in Italia.

La crociera nella BAIA DI HA LONG mi ha subito offerto alcuni spunti di riflessione. Abbiamo passato un giorno e mezzo in un elegante galeone insieme a turisti della Malesia, della Thailandia, del Brasile, della Moldavia (e non solo del Canada, dell'Europa occidentale, dell'Australia, come un tempo), mangiando elaborati piatti di pesce accompagnati da birra Ha Long, affacciati sulle stupefacenti isolette che compongono la baia. Abbiamo pagaiato in kayak tra i faraglioni in decine di coppie dotate di giubbotti di colore diverso a seconda del gruppo a cui si apparteneva. Al ritorno sulla spiaggia siamo stati dotati di un asciugamano ma pochi hanno avuto il coraggio di fare il bagno, visto che a quell'ora il sole già stava tramontando. Per l'aperitivo ci hanno offerto un bicchiere di vino di Dalat (dal sapore discutibile) e dopo cena ho dovuto cantare “Careless whispers” al karaoke per omaggiare George Michael, una delle mie icone adolescenziali, scomparso proprio quel giorno. Ci hanno dato gli strumenti per pescare ma lo spirito ecologista ha fatto sì che l'unico calamaro che avesse abboccato sia stato ributtato in mare (tra l'altro già morto) dal mio vicino di cabina norvegese.

Alle sei e mezza di mattina una voce baldanzosa ci ha svegliato urlando alcune frasi corroboranti alla filodiffusione della barca. Dopo la colazione ci hanno portato alla amazing cave, dove c'era un casino indescrivibile di gente incolonnata, tutti appena scesi come noi da una delle centinaia di barche più o meno di lusso che affollavano la baia (e in effetti quando abbiamo prenotato la crociera era tutto pully booked e – a quanto pare – abbiamo potuto avere la nostra cabina solo perché una coppia aveva appena disdetto). Ammirate le concrezioni e stalattiti a forma di coccodrillo o di dito medio ci toccava la visita al Pearl center dove abbiamo assistito alle operazioni necessarie per coltivare le perle (in vendita nello shop attiguo). 

E infine altre 4 ore di autobus per tornare ad Hanoi, con un'unica sosta anche questa volta in uno di quei negozi enormi sulla strada, circondati da un cortile pieno zeppo di statue a forma di lady Buddha o di delfino. Qui si può utilizzare la toilette, farsi un caffè o acquistare souvenir o snack a prezzi europei: la maggior parte dei clienti è costituita dai turisti stranieri che compiono l'itinerario Hanoi-Ha Long i quali apparentemente non mostrano alcun disagio a spendere 4 euro per un pacco di biscotti. D'altra parte stiamo parlando di gente che  - come me, d'altra parte - aveva sborsato la bellezza di 130 dollari per una gita in barca di un giorno e mezzo (senza contare l'esoso costo delle bevande extra).
Dal finestrino, oltre alla gente che lavorava nelle risaie lungo la strada, si potevano notare i capannoni industriali, come quello della Canon, nel cui cortile erano parcheggiati migliaia di scooter.