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  • Categoria: Romania

Il Delta del DANUBIO

Sfântu Gheorghe, il paese senza strade


È una calda sera d'estate e ci troviamo a SFÂNTU GHEORGHE, a pochi passi dal Mar Nero. Sono arrivata in traghetto, nel pomeriggio, e sto godendo il silenzio di questo villaggio dove le strade sono fatte di sabbia. Manu, pescatore e periodicamente affittacamere di origine moldava (provenienza riconoscibile da quegli inquietanti occhi celesti quasi trasparenti che hanno laggiù), sorseggiando l'ennesima Golden Brau ghiacciata, chiacchiera con i suoi ospiti. Oltre me, c'è una coppia di Bucarest che gestisce una stazione di servizio e un'altra di Braşov, entrambi dentisti. Il pesce sta a gratar su un vetusto barbecue portatile: Manu mi aveva già fatto vedere il nuovo barbecue in muratura che stava costruendo, con molta lentezza dato il suo problema agli occhi. Adesso, alle due allegre coppie in vacanza, sta appunto raccontando del suo incidente, avvenuto in Tunisia, in cui stava per perdere non solo la vista, ma la vita proprio.

Dopo una ventina di minuti in cui chiacchierano fra loro, a un certo punto lui mi fa: «Roberta, capisci cosa diciamo?» E di fronte al mio diniego, confida: «Ecco come mi sentivo io quando sono arrivato a Verona, dove mio zio mi aveva trovato lavoro come muratore. Mi chiedevano sempre Sei stufo? Sei stufo? E io pensavo ai canneti, che così si dice canna in rumeno, stuf, e rispondevo No, non sono stufo, non ero stanco mai io. Dopo sette anni a Verona, e vedessi quante case ho messo su io con queste mani, ti giuro, ho fatto tanti soldi che potevo comprarne tre di case come questa qua, non una. Mi sono mangiato le mani quando dopo un paio di anni i prezzi delle case qui sono decuplicati. E poi, stavo raccontando a loro, c'è stata la Tunisia, tanti soldi e grosse responsabilità, e poi l'incidente, il coma, e l'amico che mi ha voltato le spalle, diocan. Era italiano. Ancora adesso, ti giuro, non mi fa molto piacere parlare in italiano. E comunque, allora ho deciso: basta lavorare all'estero, in mona i soldi, la vita è più importante, torno a casa da Tamara, che è tanto brava anche se un po' rustica. Stiamo insieme da quando avevamo 14 anni. Appena l'ho vista, ti giuro, ho pensato: è la donna della mia vita».

Alle nove di mattina sono al bar a prendere un caffè. Gli altri sono millenari pescatori che hanno facce ognuna delle quali, da sola, sembra un romanzo, e bevono birra. Bevono birra anche questi due stranieri, un uomo e una donna, tedeschi, scopro poi. Per loro non è comune, ma stanno festeggiando perché finalmente gli è passata quell'infezione virale presa a Vama Veche, dopo ben cinque giorni a letto. Eu vara nu dorm, penso canticchiando il tormentone di questo vacanziero luglio rumeno, «D'estate non dormo, a meno che non mi dai dei sonniferi, e se non ci sono pasticche: cameriera dammi una birra!» (E il tutto va avanti con l'elenco delle più rinomate località balneari del Paese).

Manu mi annuncia che è riuscito a trovarmi un posto nella sua barca per portarmi in esplorazione del delta fino alla zona dei pellicani. Sono in compagnia di 50 studenti di biologia dell'università di Timișoara, suddivisi in dieci barche e intenti non solo a prendere appunti sulle garzette e gli aironi, sulle agrette e i cormorani, sulle cicogne, le ninfee e le altre piante acquatiche, ma anche a scattarsi foto in succinti costumi da bagno. Per Manu e per gli altri pescatori, invece, gli uccelli e le piante non hanno nomi, sono semplicemente uccelli di palude e piante di palude. Comprano la birra dal rifornitore di benzina situato in mezzo al ramo del fiume, poi si accendono un'ennesima sigaretta e intanto conducono lentamente le loro barche nel grande Danubio, che fra un po' finirà nel mare.

È l'ultima sera in questo villaggio fuori dal tempo. Facciamo i conti e Manu mi chiede veramente poco per la mia permanenza in casa, e soprattutto per i pasti a base di pesce, preparati in modo eccellente da Tamara. Dopo le carpe e le aringhe alla griglia e la zuppa di storione, c'è ancora del pesce in tavola, questa volta in un saporitissimo intingolo. Le altre ospiti fisse della casa, due sorelle con la madre, hanno appena finito di mangiare e, leccandosi i baffi, mi stanno raccontando del loro prossimo viaggio in Cina; quindi escono e ci danno appuntamento al concerto, che è già iniziato al bar all'aperto.

Io mangio in compagnia di Manu, che beve la sua Golden Brau. «Non mi piace il pesce» mi confessa «sono stufo del pesce. Anzi, in estate, con questo caldo, non mangio quasi niente, ti giuro». Intanto Tamara si è cambiata e lui le fa un fischio di complimenti: siamo pronti per andare al concerto. Nel buio tiro fuori la mia mini torcia comprata da Decathlon e, notando la loro ammirazione, gliela regalo. «A Nicolae piacerebbe molto» dicono. «Adesso però dorme: la vedrà solo domattina.» Il rapporto di questi genitori con i loro due bambini seri seri è davvero molto distaccato. Durante la cena Manu mi aveva raccontato la sua storia di bambino picchiato crudelmente da una matrigna cattiva, e aveva solennemente ribadito che lui ai suoi figli non avrebbe mai osato alzare un dito, ma che credeva in un'educazione molto rigida: «Devono imparare a guadagnarsi le cose!»

Continuiamo a bere Golden Brau mentre ascoltiamo la musica dal vivo. Molti pezzi sono ucraini, data la provenienza storica della popolazione di questo pezzo di delta; Tamara, che è una di loro, sorride mentre mangia i semi di girasole. La mamma delle due ragazze flirta con un ex militare in canottiera, che si gode alla grande la sostanziosa pensione decisa per lui ai tempi di Ceauşescu e mai revocata. L'amico delle ragazze mi chiede che fine abbia fatto Ambra Angiolini e, di fronte al mio stupore, mi racconta che lui ha imparato l'italiano guardando Non è la rai e il Karaoke condotto da Fiorello. A malincuore finisco la birra e vado a dormire: l'indomani ho il traghetto alle sei.