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VEDI NAPOLI E POI MUORI D'INVIDIA

Comunque io certe volte penso che anche se Napoli, quella che dico io, non esiste come città, esiste sicuramente come concetto, come aggettivo. E allora penso che Napoli è la città più Napoli che conosco e che dovunque sono andato nel mondo ho visto che c'era bisogno di un poco di Napoli.
[ Luciano De Crescenzo, "Così parlò Bellavista" ]

Stazione Garibaldi. Terminato il temporale, grosse lumache di plastica gialla, rossa e blu stanno appiccicate ai pali di sostegno della galleria.
La Linea 2 per Campi Flegrei e Pozzuoli riporta a casa gli operosi figli del Nord Africa, del Sud Est asiatico e del Sud America e conduce le turiste a MERGELLINA. Quello che le aspetta è un palazzo ottocentesco dai soffitti alti con vista mare dalle persiane, divanetti scomodi stile impero, stelle marine e mappamondi come ninnoli decorativi.

Qui vengono fin dall'Australia a mangiare la pizza, ma non si può prenotare. Qui, a piazza Sannazaro intendo, senza sapere esattamente se si scrive con una o due zeta. Sul lungomare l'aria carica di salsedine è calda e umida e la proverbiale luna rossa sale dietro ai baracchini di taralli caldi e birra fredda, dietro alle coppie che si baciano e anche dietro a questa ragazza bionda che si è tolta tutti i vestiti e si sta facendo una nuotata nell'acqua oleosa.
In direzione Posillipo l'orizzonte è interrotto dal PALAZZO DONN'ANNA, edificato nel Seicento per volere della consorte del vicerè spagnolo e rimasto incompiuto. Le onde rumoreggiano sulla spiaggia privata, ville da sogno e palme colossali sonnecchiano lungo la costa buia.

O se a Napoli presso, ove la tomba
Pon di Virgilio un’amorosa fede,
Vedeste il varco che del tuon rimbomba
Spesso che dal Vesuvio intorno fiede,
Colà dove all’entrar subito piomba
Notte in sul capo al passegger che vede
Quasi un punto lontan d’un lume incerto
L’altra bocca onde poi riede all’aperto
[ Giacomo Leopardi, “Paralipomeni della Batracomiomachia” ]

Nel PARCO VERGILIANO a Piedigrotta riposano eternamente due dei più grandi poeti mondiali, ma ben pochi in questa mattinata primaverile paiono desiderosi di rendere loro omaggio. «Mantua me genuit, Calabri rapuere, tenet nunc Parthenope», recita l'epitaffio di Publio Virgilio Marone. L'edera ricopre i muri dietro al suo cenotafio e le pareti della grotta che si trova dietro il grande altare, ovvero la tomba di Giacomo Leopardi, morto a Napoli ma molto probabilmente seppellito al Cimitero delle Fontanelle e non qui (nonostante l'interessamento del suo caro amico Ranieri). Le citazioni poetiche raccontano di rose e viole, siepi, edere e olmi ma chissà da quanto tempo quel piccione putrefatto giace in mezzo al vialetto che conduce alla Crypta Neapolitana (quel manufatto giallo utilizzato ininterrottamente per circa 2000 anni e oggi completamente abbandonato).

LUNGOMARE DI CHIAIA nella bruma del mattino: del Vesuvio si intuisce appena la sagoma, i gabbiani volano impazziti intorno ai pescatori e ai loro grossi polpi. All’ora dell’aperitivo il rosso del Campari ci canta con il blu del mare nel porticciolo turistico del "Borgo Marinari", situato ai piedi di quel CASTEL DELL'OVO che domina tutta l'isola di Megaride e spicca evidente nel panorama del golfo. La leggenda da cui prende il nome ha per protagonista il solito Virgilio, il quale avrebbe nascosto un uovo nelle segrete della fortezza: se si fosse rotto con esso sarebbe crollato tutto il castello, e non solo.

PIAZZA DEL PLEBISCITO è per metà anfiteatro delimitato dalla BASILICA DI SAN FRANCESCO, per metà quadrata come la Plaza Mayor di Madrid, dominata dal PALAZZO REALE. Le statue dei regnanti di Napoli raccontano i mille conquistatori che si sono avvicendati, dai normanni agli svevi, dai francesi agli spagnoli fino ai piemontesi Savoia. Il cuore della Napoli signorile è illuminato dal sole: GRAN CAFFÈ GAMBRINUS, TEATRO SAN CARLO, GALLERIA UMBERTO I, MASCHIO ANGIOINO. 

Munasterio ‘e Santa Chiara… Tengo ‘o core scuro scuro… Uno dei bombardamenti atroci che distrussero Napoli nel ‘43 creò non pochi danni alla BASILICA DI SANTA CHIARA, parte del complesso monumentale (che comprende anche il Monastero e il Convento) costruito dal 1310 al 1328 per volere del monarca Roberto D'Angiò e di sua moglie Sancia di Maiorca. Ma almeno i restauri che la interessarono nei dieci anni successivi (pagati dagli stessi soldi di coloro che la distrussero, praticamente) hanno permesso di far sparire le insulse effemminatezze settecentesche e riportare alla luce la sobria linearità del tufo giallo napoletano. Sulle panchine del CHIOSTRO, tutte ricoperte di maioliche dipinte sulle tinte del giallo e dell’azzurro, non ci si può sedere ma pochi se ne fanno una ragione: il lavoro di un impiegato nord europeo a quanto pare consiste nel far alzare i trasgressori.

Nella CHIESA barocca DEL GESÙ NUOVO l'ala dedicata al medico Giuseppe Moscati presenta pareti ricoperte da ex voto, piccole sculture argentee che rappresentano parti del corpo umano. Poi SAN DOMENICO MAGGIORE e l'imperdibile CAPPELLA SAN SEVERO. Un pane condito o casatiello diviso a metà in attesa della cena a Montesanto. Il giovedì Santo si mangia la zuppa di cozze e qui in questa pescheria con i tavolini sulla strada la fanno buona e appetitosa. In pochi minuti anche stasera le turiste sono circondate da una folla affamata che sbava di fronte al loro vassoio traboccante di cozze vongole polpo e gamberi.

STAZIONE TOLEDO, ore 10. Una folta comitiva è qui riunita per la visita guidata molto approfondita delle opere d’arte della metropolitana. Si inizia dal lungo mosaico dell’artista sudafricano William Kentridge, che rappresenta una processione di figure ispirate alla storia di Napoli, naturalmente guidata da San Gennaro. Nel secondo mosaico dello stesso autore un gatto pompeiano osserva sornione un uomo e una donna che trainano un carretto. L’ambiente successivo è quello più suggestivo: scale mobili che scendono in una piscina mosaicata di azzurro sempre più intenso con onde in rilievo, il tutto illuminato dal cratere di luce di Oscar Tusquets Blanca e Robert Wilson. 

L’opera di Achille Cevoli “Men at work”, dedicata al tema del lavoro operaio, è un omaggio alle maestranze che hanno realizzato la costruzione delle stazioni metropolitane. Due lunghi light-box a luce LED di Robert Wilson riproducono l’immagine di un mare appena increspato dal movimento continuo delle onde. “Razza Umana” di Oliviero Toscani è una lunga carrellata di foto di facce che scorrono in parallelo alla passerella mobile, molte delle quali ritraggono volti di personaggi pubblici (“prendiamo impronte somatiche e catturiamo i volti dell’umanità”, dice l’autore). Poi gli attori del teatro Nuovo che esprimono rabbia e dolore in bianco e nero nelle foto dell’iraniana Shirin Neshat. E infine il fantastico mosaico di Clemente che rappresenta l’Engadina, la valle svizzera che è “l’ultimo luogo dove la luce mediterranea si arresta”.

STAZIONE DANTE: citazioni letterarie di Kosuth in neon tubolare bianco; spezzoni di binari fissati alle pareti, sotto i quali sono incastrati scarpe consumate, qualche trenino-giocattolo e un soprabito e un cappello che simboleggiano l’autore, ossia Kounellis; pezzi di specchio che fanno riferimento al Mar Mediterraneo secondo Michelangelo Pistoletto; forme geometriche sporgenti sul mosaico azzurro di De Maria.

A questo punto le turiste uscirono a riveder le strade napoletane: Via Port'Alba, il Decumano Maggiore, SPACCANAPOLI (affollata di Renzi, Trump, Papa Francesco, Francesco Gabbani, Fidel Castro a misura di presepe), VIA DEI TRIBUNALI fino al DUOMO e al PIO MONTE DELLA MISERICORDIA, che custodisce l’opera di Caravaggio intitolata alle “Sette opere di Misericordia”.

Le turiste attraversano il Rione Sanità (riqualificato e presidiato dalle forze dell'ordine) per raggiungere il CIMITERO DELLE FONTANELLE, che in realtà, più che un cimitero, è una cava di tufo piena di ossa. La maggior parte sono ordinate in mucchi, ma una buona parte dei teschi sono contenuti dentro a teche o, si potrebbe dire, tempietti, perché sono quelle che hanno fatto la grazia. Sui contenitori c’è scritto PGR e il nome dell’affidante che ha pregato la sua capuzzella personale, a volte vi sono adagiati oggetti simbolici come monete, candele, fiori, pupazzetti. Il "culto delle anime pezzentelle" fu vietato nel 1969 e il cimitero chiuso fino al 2010; esso era infatti diventato blasfemo o cabalistico, quando i teschi hanno iniziato a comunicare i numeri al lotto. Queste notizie sono state riferite dal guardiano del cimitero, un personaggio che un regista scritturerebbe immediatamente, il quale si diverte molto a raccontare certe storielle che evidentemente sono il suo cavallo di battaglia, come quella della capuzzella che trasuda da sempre un liquido misterioso o quella del teschio del "Capitano" che presenta un’orbita sfondata da un marito geloso (poi stroncato da un infarto proprio a causa del Capitano che si presenta alla porta di casa "in ossa e ossa"). Non mancano i coniugi Carafa, le cui ossa furono spostate qui a seguito dell’editto di Saint-Cloud andando a fare compagnia alle vittime di peste e colera. Durante la seconda guerra mondiale questa cava fungeva da rifugio antiaereo e "quanti bambini sono nati su questi pavimenti di terra battuta!". L’ala più macabra non contiene ossa bensì il ricordo dei morti di colera appesi a testa in giù e punzecchiati da specifici addetti per farli scolare e decomporre più rapidamente.

Giusto il tempo di riprendere un po' d'aria e le turiste si ricacciano sotto terra per riprendere l’esplorazione della METRO ART. Alla STAZIONE MUSEO ci sono i calchi dell’Ercole Farnese e della Testa Carafa, nonché la riproduzione in bronzo del Laocoonte e diverse fotografie in bianco e nero di Mimmo Jodice. MATER DEI e SALVATOR ROSA, progettate dall’Atelier Mendini, coinvolgono anche le aree circostanti le stazioni, come piazze, giardini e palazzi. L'ultima stazione è VANVITELLI dove è degna di nota la spirale blu neon di Mario Merz, che rappresenta geometricamente la serie di Fibonacci.

Dal VOMERO a piedi fino al Belvedere di CASTEL SANT'ELMO e al suo magnifico panorama sulla città: finalmente la nuvola si è decisa a liberare la cima del Vesuvio.

Prendendo la funicolare fino a Montesanto, si raggiungono VIA TOLEDO e i QUARTIERI SPAGNOLI, ormai diventati una meta turistica: artigiani, trattorie, Maradona, Totò, Sofia Loren, le sciarpe del Napoli, frasi in dialetto e altra napoletanità.

La collina tufacea di Posillipo è traforata da una lunga galleria che si chiama GROTTA DI SEIANO e risale all’epoca romana. Si entra da via Coroglio, nella piana di Bagnoli, e si sbuca meno di un chilometro dopo nel vallone della Gaiola, da dove con una passeggiata si raggiunge il PARCO ARCHEOLOGICO DEL PAUSILYPON. Nella visita organizzata una guida molto esperta spiega che il nome deriva da Lucio Elio Seiano, il prefetto di Tiberio che commissionò l'allargamento del traforo realizzato una cinquantina di anni prima per volere di Marco Vipsanio Agrippa. Aggiunge che il tracciato della galleria è rettilineo ma l’altezza e la larghezza variano, mentre i canali di aerazione e i contrafforti sono stati aggiunti in epoca borbonica: dimenticata nel corso dei secoli, la grotta fu infatti riscoperta casualmente a metà Ottocento e resa percorribile da Ferdinando II di Borbone. Infine informa i visitatori che anche questo luogo durante la guerra fu utilizzato come rifugio antiaereo per gli abitanti di Bagnoli.

Il parco archeologico, affacciato sulla baia di Trentaremi da un lato e sulla Gaiola dall’altro, racchiude parte dei resti di un complesso costituito dalla villa di Publio Vedio Pollione, nonché da un teatro di 2000 posti, da un odeon per piccoli spettacoli, da un ninfeo e da un complesso termale. Dopo la morte di Pollione la villa divenne residenza imperiale di Augusto e di tutti i suoi successori.
Il luogo è incantevole con le alte falesie di tufo giallo, i colori della macchia mediterranea e il blu intenso del mare; la magnifica vista spazia sulla penisola sorrentina, sul Vesuvio, su Capri, Nisida, Procida e Ischia, mentre in alto nidificano i gabbiani reali.

Le strutture dell'imponente Villa si estendono fin sotto la superficie del mare: per ammirare sia i reperti archeologici sia l'ambiente naturale ricco e variegato che si trova sotto all’isola La Gaiola, in estate vengono organizzate delle escursioni di snorkeling nel PARCO SOMMERSO DI GAIOLA, che è un'area marina protetta. C’è da dire però che non tutti nuotano con serenità in questo tratto di mare, visto che questi due isolotti collegati da un ponte hanno fama di luogo maledetto, che porta jella, a causa della morte prematura (suicidi, assassinii, incidenti, annegamenti, infarti, fallimenti ecc.) di coloro che in passato abitavano su uno di essi: imprenditori, miliardari, nobili – tra cui Giovanni Agnelli. In realtà gli aspetti torbidi risalgono fin dai tempi di Pollione, il quale allevava murene che ogni tanto avevano il privilegio di cibarsi di qualche succulento schiavo, giudicato dal padrone troppo maldestro. Inoltre, secondo leggende medievali, questo era il luogo dove Virgilio eseguiva riti magici e creava pozioni che ancora oggi rilascerebbero effetti malefici.

Del parco fa parte anche il Palazzo degli Spiriti (ossia ciò che rimane dell'antico ninfeo), che si trova lungo la costa nei pressi di Marechiaro e secondo la leggenda sarebbe infestato da fantasmi, ma a quanto pare ci si può accedere soltanto in barca, quindi niente. 

Sull’autobus 140 che da capo Posillipo va in centro, la servitù del Sud Est asiatico sta tornando finalmente a casa, ognuno con una colomba Paluani personale in mano. Le turiste invece sono nuovamente calamitate dalla splendida cornice del Borgo Marinari dove degustano, come se non ci fosse un domani, candele calamarate con carbonara di piselli e carpaccio di pesce. Il mare scintilla, il Vesuvio ormai è ben visibile: da ovest si sta rapidamente alzando una coltre di nuvole grigie, accompagnate dai primi sbuffi di maestrale.

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