Una sera a Göreme
Una sera, in questa pansion fricchettona di Göreme, per un caso fortuito mi ritrovo a festeggiare Osman, che compie 33 anni, si sposa fra 16 giorni ed è preoccupato per la sua prima notte di nozze. A parte me ci sono tre suoi amici e tutti bevono rakı accompagnato da pezzi di melone, cetriolo, noccioline e cose così. Oltre alle sigarette si fuma pure il nargilè, a giro. La musica turca che ascoltiamo da una cassa bluetooth è piuttosto straziante: quando chiedo di mettere qualcosa di più allegro dicono che no, con il rakı si ascolta musica malinconica. Uno degli amici di Osman più beve e più si avvilisce, dice che non sa mai con il rakı come reagisce.
A un certo punto, Osman urta con il gomito il nargilè di vetro, alto mezzo metro, che gli cade addosso: dei pezzi di carbone gli ustionano la coscia e lui non si capisce perché si strappa un pezzo di pantaloncino e se lo lega a mo’ di fasciatura. Questo avviene subito dopo che lo stesso festeggiato ha pronunciato le seguenti parole: «Do you believe in covid? I don’t believe».
Comunque in quel momento decidono di andarsene e si avviano barcollando verso la macchina, ridendo al pensiero di come giustificare il tutto se fossero stati fermati dalla Polis. I festeggiamenti possono ritenersi conclusi.






