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Un giorno negli Alti Tatra
Dalla stazione di Štrba un treno a cremagliera mi conduce a Štrbské Pleso, l'insediamento più alto della Slovacchia, situato a circa 1300 metri di altitudine. Ci troviamo negli Alti Tatra, la catena montuosa al confine con la Polonia che costituisce la più alta parte dei Carpazi. Questo centro di villeggiatura si trova nello spartiacque tra le valli dei fiumi Poprad e Váh e già dagli anni Settanta dell'Ottocento è dotato di strutture turistiche, strade e centri termali specifici per le malattie respiratorie. In occasione dei Campionati Mondiali di sci nordico del 1970 furono realizzati nuovi alberghi, una funivia e due trampolini, inoltre fu ricostruita la ferrovia a trazione elettrica, mentre negli anni successivi sono stati realizzati numerosi impianti di risalita.
Lasciata la piccola stazione ferroviaria molto vintage, entro nell'ufficio del turismo, pieno di animali impagliati, dove mi consigliano di prendere un certo impianto di risalita, che io però non prendo in quanto sono più attratta dalla Tatras tower. Si tratta di un sofisticato edificio alto 53 metri, dalla forma architettonica ariosa, dotato di una passerella pedonale di legno a spirale che ti conduce ad una piattaforma panoramica, una piccola parte della quale è in vetro (brrr). Dall'alto si vede la bella cornice delle montagne circostanti e anche un grande trampolino per il salto con gli sci. Passeggiando per il villaggio si incontrano molte sculture in legno e cartelli che informano i turisti in merito agli edifici storici più prestigiosi, ai campioni olimpici, alle personalità che hanno visitato Štrbské Pleso e agli eventi sportivi che qui hanno avuto luogo, come ad esempio una maratona di zumba. La cittadina prende il nome da un lago di origine glaciale che è considerato una delle quattro meraviglie naturali della Slovacchia, intorno al quale tutti passeggiamo, chi in senso orario chi in senso antiorario.
Nel tardo pomeriggio con la Ferrovia elettrica dei Tatra raggiungo la moderna città di Poprad, dove passerò la notte in un anonimo albergo accanto alla stazione. Dopo aver ascoltato un paio di brani di questo gruppo rock abbastanza agée che suonava su un grande palco, mi sono seduta in un locale del centro e ho ordinato da mangiare. Una mezz'ora dopo il locale era pieno, così una tizia mi ha chiesto in inglese se potevo condividere il tavolo con lei e le sue due amiche. Io e Petra abbiamo chiacchierato del più e del meno per un po', mentre anche loro mangiavano e io finivo la birra scura. Quando ho chiesto quali fossero le loro intenzioni di voto alle prossime elezioni, Petra ha detto che a lei la politica non interessa. Sono tutti ladri, ha aggiunto l'amica. Allora gli ho detto che devono andare a votare, altrimenti poi non possono lamentarsi dei politici che vanno al potere. Hanno detto che avevo ragione. Poi, forse non erano nemmeno le dieci, se ne sono andate a casa. Io invece ho fatto una passeggiata nel paese e mi sono imbattuta in un locale all'aperto da cui proveniva della musica. Sul terrazzo al primo piano suonava infatti un gruppo che faceva ballare tutti con canzoni tradizionali ma anche internazionali. Lì ho conosciuto questi due amici che mi hanno offerto da bere, durante la pausa mi hanno presentato il batterista e dopo pochi minuti mi è stata dedicata la canzone "Il mondo" di Jimmy Fontana.
Racconto di viaggio completo: "MITTELEUROPA. Vienna, Moravia e Slovacchia in solitaria"