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Ritorno in Kosovo
Prizren
Quotidianamente, alle 8 del mattino, un minivan parte da Niš (Serbia meridionale) e si dirige a Gračanica, in Kosovo. Il mezzo fa scendere la gente anche vicino alla stazione di Pristina, lungo la strada, ma ufficialmente la sua destinazione è questa cittadina a pochi chilometri dalla capitale, abitata prevalentemente da profughi serbi, dove ha sede un famoso monastero ortodosso tutelato dall'UNESCO.
Nel van ho socializzato con gli altri passeggeri ed è con alcuni di loro che ho preso l'autobus per Prizren. Sono di nuovo in Kosovo dopo undici anni: come allora, i lavori edili fervono; numerosi cimiteri, monumenti ai caduti e alla NATO compaiono lungo le strade; le strade sono piene di negozi di abiti da cerimonia, regali di nozze, CD, oggetti in legno e aquile nere su sfondo rosso. L'Esercito di liberazione del Kosovo (UÇK) viene celebrato ovunque con statue e grandi scritte: questa organizzazione paramilitare kosovaro-albanese un tempo era inserita nella lista ONU delle organizzazioni terroristiche, ma poi nel 1998 ne fu espunta in vista degli accordi di Rambouillet.
Prizren è una città pittoresca e festosa che si è sviluppata lungo le rive del fiume Bistrica ed è situata in una posizione strategica alle pendici dei monti Sharr. Nel corso del tempo qui si sono susseguite diverse dominazioni. In cima a una collina c'è la fortezza (Kalaja) dell'undicesimo secolo, da cui si può osservare un bel panorama: l'ho raggiunta compiendo una lunga passeggiata, accompagnata da un ragazzo del luogo molto curioso di conoscermi e mostrarmi la sua città. La Chiesa della Madonna di Ljeviš fu costruita nel 1306, ma nel diciottesimo secolo i turchi la trasformarono in moschea; solo nel Novecento – dopo che l'edificio era tornato a essere una chiesa – i magnifici affreschi medievali (per secoli ricoperti di intonaco) furono riportati alla luce. All'epoca turco-ottomana risalgono la moschea di Sinan Pascià, vari hammam ed eleganti abitazioni di notabili, ma anche la Cattedrale cattolica di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso e la Chiesa ortodossa di San Giorgio, costruite nella seconda metà dell'Ottocento. Inoltre è qui che nacque un movimento politico, chiamato Lega di Prizren, che voleva unificare tutti i territori abitati dagli albanesi liberandoli dal dominio ottomano: la loro sede è stata adibita a museo.
La città, sventrata dai lavori in corso e pervasa dalle note della musica pop albanese, è diventata una frequentata meta turistica. Dopo due giorni di permanenza presso un'adorabile famiglia del luogo, molto cosmopolita, dalla stazione degli autobus ho preso il minivan per Tirana.