PASSAGGIO IN GRECIA

Da Salonicco a Ioannina

Salonicco è un fiorente centro industriale, economico e culturale della Macedonia greca; ma soprattutto, è una città che ricorderò per sempre al buio, perché di giorno fa un caldo da impazzire. Non che io non ci provi a visitare alcuni pregevoli esempi di architettura bizantina e paleocristiana; ben presto però desisto e mi rifugio in un centro estetico per farmi fare la pedicure, visto che ho i piedi spaccati dopo più di un mese di cammino con i sandali. A Salonicco sudo molto, dormo poco e naufrago in un mare di note musicali.

Quando il sole tramonta il cielo diventa tutto rosa e la gente affolla il lungomare, vicino alla torre bianca. Tra il porto e piazza Aristoteles c’è una vasta scelta di bar, sia sulla terraferma sia su barconi pieni di lucine. La cena si consuma molto tardi nelle taverne tipiche, dove se si è fortunati si può ascoltare il pizzicare delle corde del bouzouki.
Di notte la città è piena di vita ed è facile ritrovarsi in piazza Aristoteles, alle prime luci dell’alba, a mangiare un panino prima di andare a dormire. A Salonicco, tra i banchi deserti del mercato alle quattro di notte, canto “Aisha” insieme a un rifugiato siriano che suona la chitarra.

La penisola Calcidica si trova a sud-est di Salonicco e si protende verso il mar Egeo come una mano dotata di sole tre dita. Mi aggrego a Sandro e Bruno che stanno andando a Uranopoli: fanno aggiungere un letto per me nella loro stanza, visto che di alloggi a buon mercato non ne ho trovati. Per arrivarci facciamo il giro largo, percorrendo la strada costiera e fermandoci in una spiaggia casuale – che poi, con tutte le spiagge splendide che ci sono qui, a me pare proprio una delle peggiori.

Mentre ci avviciniamo ad Agion Oros, il dito più orientale dei tre, appare il Monte Athos: con i suoi duemila metri di altezza è la vetta più alta della zona nonché la principale attrazione per i visitatori. La parte centro-meridionale del territorio appartiene infatti alla repubblica autonoma del Monte Athos, meta di pellegrinaggio per via dei numerosi monasteri riservati ai soli uomini. Uranopoli sorge sulla costa occidentale ed è una rinomata località di villeggiatura infestata di negozi di articoli religiosi. Qui si può ritirare il Diamonitirion, il pass rilasciato dalle autorità monastiche che permette di visitare la Sacra Montagna ed essere ospitati dai monasteri.
Il flusso dei pellegrini quest’anno ha subito un drastico calo in seguito allo scisma avvenuto tra il patriarcato di Mosca e quello di Costantinopoli. Quest’ultimo infatti ha concesso l’indipendenza – o autocefalia – alla Chiesa ucraina: uno strappo che alla Russia non è piaciuto per niente.

A Uranopoli i prezzi per mangiare e bere sono piuttosto esosi, ma per fortuna ci sono delle enoteche dove acquistare bottiglie di vino da bere sul terrazzo. Sandro sta studiando il greco e consulta spesso il librone di grammatica che porta sempre con sé. Questo insegnante marchigiano ha la caratteristica di pronunciare perfettamente le lingue straniere, anche quelle che non conosce tanto bene: così i suoi interlocutori pensano che sia madrelingua, gli parlano molto velocemente e lui non ci capisce un’acca. Mi ha raccontato che, quando viveva in Spagna, a causa di questo problema non riusciva a trovare un alloggio: quando telefonava agli affittuari aveva un tono formale tipico degli italiani, ma loro pensavano fosse spagnolo e li stesse prendendo in giro. Poi, quando ha capito l’errore, alla prima telefonata fatta con il suo spagnolo perfetto e con l’atteggiamento superamichevole tipico degli spagnoli, ha trovato subito casa.

Sulle spiagge della penisola di Agion Oros facciamo dei bagni indimenticabili e ascoltiamo tantissima musica grazie a una cassa bluetooth Megaboom. E poi a Ierissos, a un certo punto, troviamo un mulino praticamente identico a quello che sta sulla copertina del libro di grammatica greca. L’ultimo pranzo in una tipica taverna ha come scenario una spiaggia sovrastata dal monte Olimpo, dove ci fermiamo mentre siamo diretti a Volos. Sono molto dispiaciuta quando la sera le nostre strade si dividono, perché con Sandro e Bruno ho condiviso delle intense emozioni.

Dalla stazione di Volos – un ridente comune situato alle pendici del monte Pelio – prendo un autobus diretto a Kalambaka, una meta turistica molto frequentata. La titolare dell’hotel mi prende in simpatia e mi dà una camera dotata di un delizioso terrazzino affacciato sulle Meteore, suggestive torri naturali di roccia che in questa vigilia di Ferragosto sono illuminate dalla luna piena. 

I primi eremiti occuparono questo luogo unico al mondo già nell’undicesimo secolo, mentre i ventiquattro monasteri furono costruiti tre secoli dopo per difendersi dai soliti turchi. Oggi quelli intatti sono solo sei, due dei quali abitati da suore. Visitare questi luoghi sacri arroccati sui pinnacoli è piuttosto impegnativo sotto il sole di agosto, anche se oggi ci sono comode scale scavate nella roccia al posto di quelle a pioli che c’erano fino al secolo scorso.

Ioannina sorge sulle sponde del lago Pamvotida, nella regione dell’Epiro, ed è dotata di un grazioso centro storico, di un castello ottomano e di una bella passeggiata sul lungolago. Dopo una settimana in Grecia, ho capito che rispetto alla Macedonia e all’Albania conoscere gente è piuttosto laborioso: i greci hanno bisogno di più tempo per sciogliersi, dunque bisogna spesso stare ore al bancone prima di intavolare qualche discussione interessante. Ecco perché non vedo l’ora di varcare il confine e andare ad Argirocastro.


ALTRA GRECIA

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