CRETA COVID FREE

Viaggiare durante la pandemia

Non me ne vogliate se affermo che la Grecia non è mai stata in cima alle mie preferenze di viaggio, specialmente in confronto ai suoi ben più intriganti vicini, che non a caso si sono resi indipendenti dall’Impero ottomano molto tempo dopo. A parte qualche breve puntatina di pochi giorni, l’avevo tenuta in serbo per eventuali tempi bui di là da venire, in cui mi sarebbe stato difficile fare viaggi intercontinentali.
Ecco il fatto: i tempi bui a un certo punto sono arrivati e le opzioni di viaggio all’estero ai tempi della pandemia non erano moltissime. Certi Paesi pretendevano una quarantena di due settimane dopo l’ingresso, in altri la crescita dei contagi era esponenziale e le restrizioni molto severe. E in ogni caso, dappertutto c’era il rischio che le regole e le misure cambiassero in peggio. Senza contare che molti voli venivano spostati o cancellati all’improvviso, come si arguiva leggendo i commenti di utenti inviperiti nei forum delle compagnie aeree.

Ero quasi entusiasta della concreta – e fino a poco prima insperata – possibilità di trascorrere un paio di settimane estive a Creta, grazie anche ai numerosi voli diretti da Bari, che costavano meno della benzina per raggiungere il Salento. Su Creta un pensierino l’avevo già fatto dopo aver letto alcune pagine di Antonio Tabucchi, inoltre mi attraeva particolarmente perché si trova così a sud che già si sente l’odore della Turchia.

La Grecia quell’estate era una meta particolarmente sicura, poiché non aveva riscontrato molti contagi da Covid: il governo infatti aveva attivato delle misure di contenimento subito dopo la prima vittima e poco dopo aveva messo la popolazione in lockdown – avvisando tutti i cittadini con un SMS notturno. In vista della stagione turistica, poi, dal primo luglio aveva predisposto un modulo da compilare online; ad ogni visitatore straniero dunque veniva inviato un QR code in base al quale erano effettuati tamponi a campione. Nel caso in cui uno fosse stato sorteggiato, la procedura era molto rapida e al turista veniva semplicemente consigliato di non avere contatti ravvicinati con altre persone nelle successive 24 ore. Solo bel caso di positività veniva contattato e messo in quarantena a spese del governo greco. Anche il volo non prevedeva rischi particolari, in quanto i passeggeri erano pochissimi, sull’aereo non veniva erogato alcun servizio di bordo supplementare e per andare in bagno bisognava chiedere il permesso alla hostess.

La prima settimana ho avuto una compagnia e un’automobile con cui ho esplorato la parte occidentale dell’isola, dove sono presenti incantevoli paesaggi montuosi, centri storici affascinanti come Rethymno e Chania e alcune delle spiagge più belle del mondo, tra l’altro prive del consueto sovraffollamento. Trovarsi in certi luoghi incredibili di Creta semideserti non aveva prezzo – e se lo aveva, era basso. Infatti perfino nei luoghi più isolati e difficilmente raggiungibili i costi dei servizi turistici erano super onesti: due lettini e un ombrellone nella laguna di Balos o ad Elafonissi costavano appena dieci euro. Perfino i bar e le taverne raggiungibili solo in barca o con il trekking avevano prezzi inferiori a quelli di qualunque locale italiano.

La seconda settimana ho esplorato la parte orientale da sola e proprio per questo non ne volevo sapere di avere un’auto, anche perché ero rimasta sufficientemente turbata da alcune curve ardite, preoccupanti pendenze e aggressive raffiche di vento. Gli spostamenti non furono semplicissimi perché le corse dei mezzi pubblici erano ridotte e infatti, ad esempio, non sono mai riuscita ad arrivare alla spiaggia di Vai, nonostante mi fossi fermata a Sitia proprio per questo motivo.

Il clima era perfetto: cielo azzurro e sole costante, ma perennemente ventilato, dunque con temperature mai superiori ai trenta gradi e serate piacevolmente fresche. I cretesi si rivelarono ospitali e cordiali, ma non invadenti. Tranne gli autisti degli autobus naturalmente, che o erano piuttosto suscettibili e urlavano come dei dannati oppure mi tennero in ostaggio per chiacchierare rischiando di farmi perdere l’aereo.
Alla fine di ogni pasto mi omaggiarano di un bel piatto di frutta succosa e/o di dolce, oltre alla classica bottiglietta di raki. Alcuni mi offrirono pure l’aperitivo, mentre quando mi sedevo per un caffè o altra bevanda mi portavano una bottiglia di acqua ghiacciata e biscotti o salatini. Essendo da sola al ristorante, una volta ricevetti (oltre alla bottiglia di raki offerta dal titolare) altre tre bottiglie offerte da avventori seduti ad altri tavoli.

La maggior parte dei ristoranti e bar era aperta la sera, e non è stato raro assistere a qualche concerto di musica tradizionale, specialmente nelle città più grandi.
Nelle strutture ricettive come hotel, B&B, appartamenti eccetera c’era un sacco di disponibilità, quindi non era necessario prenotare. Di conseguenza i prezzi erano molto accessibili e soprattutto trovai posto in strutture dove normalmente bisognava prenotare con mesi di anticipo.

Queste due settimane da sogno a Creta, poi, rimasero l’unica vacanza di tutta l’estate. Nel mese di agosto infatti partì una campagna denigratoria contro i turisti italiani in Grecia, accusati di aver portato il virus da un Paese praticamente a zero contagi a una Regione (la Puglia) che aveva fatto il pieno di visitatori come mai nella sua storia – tra l’altro aumentando i prezzi in modo vergognoso – e obbligati a sottoporsi a tampone obbligatorio al rientro.


ALTRA GRECIA

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