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RESPIRATE NORMALMENTE

La felicità è desiderio di ripetizione.
[ Milan Kundera, "L'insostenibile leggerezza dell'essere" ]

Le formule ripetute da sempre affascinano l'essere umano. Le usano da sempre nelle fiabe e nei poemi. Lo sono le parole magiche, che aprono porte e forzieri, o gli incantesimi che fanno innamorare. Nelle canzoni aspettiamo il ritornello per il piacere di ritrovare l'uguale che si ripete, il già conosciuto da cantare. La mia formula preferita sono le istruzioni di sicurezza che il personale di bordo deve recitare ai passeggeri prima del decollo. Anche se conosco la litania a memoria, sollevo sempre la testa per guardare a figura intera la hostess o lo steward che mi spiega come allacciare, stringere e slacciare le cinture di sicurezza; che mi mostra l'ubicazione delle uscite di emergenza, in maniera che io possa localizzare facilmente quelle più vicine a me grazie al pratico sentiero luminoso. Ogni volta l'assistente di volo a un certo punto mi avvisa che, in caso di necessità, l'alloggiamento che contiene le maschere con l'ossigeno si aprirà automaticamente: in quel caso dovrò prendere una maschera, attivarla tirando energicamente verso di me, coprire naso e bocca e respirare normalmente.

Gli altri passeggeri non lo degnano di grande attenzione (chi legge un libro o un giornale, chi fa finta di spegnere il cellulare, chi armeggia con le cinture di sicurezza), ma l'impiegato della linea aerea sta dicendo che se ci dovessimo trovare improvvisamente senza più ossigeno nella cabina, magari mentre l'aereo precipita o c'è un incendio, noi dovremo indossare l'apposita mascherina e a quel punto (io immagino scene di panico, intestini rilasciati, tutta la vita che in un lampo ci scorre davanti agli occhi) riuscire a respirare normalmente.

Come se niente fosse, l'assistente indossa il salvagente che si trova nella tasca sotto la nostra poltrona, lo allaccia in modo che aderisca bene, quindi tira energicamente le cinghie sul davanti per gonfiarlo, ricordandoci che questa operazione va fatta solo immediatamente prima di abbandonare il velivolo. In pratica la donna o l'uomo, in piedi al centro del corridoio, con indosso un ridicolo giubbotto giallo dotato di luce d'emergenza e tubicino rosso (ha appena fatto il gesto di soffiarci dentro più volte, nel caso in cui non si gonfiasse con le cinghie), non solo ci ha ordinato di respirare normalmente quando indosseremo la mascherina, bensì ci ha ingiunto di gonfiare il salvagente solo un attimo prima di buttarci nel vuoto.

Ma poi realizzo che in quel momento non stiamo affatto precipitando, c'è ossigeno sufficiente per tutti (al limite la temperatura è troppo fredda o troppo calda), ci hanno appena ringraziato per l'attenzione e stiamo decollando secondo l'orario previsto, entro un certo lasso di tempo atterreremo in una località dove probabilmente non vediamo l'ora di arrivare. E allora “respirate normalmente” non mi sembra più un'incongrua istruzione che ci viene data per legge, ma acquista tutto un altro significato: respira normalmente, fra un po' la temperatura diventerà ottimale, dal finestrino vedrai delle luci oppure il mare, respira normalmente, non c'è momento più bello nella vita, di questo, il momento in cui stai per partire. E io non mi faccio pregare, la formula magica fa effetto: I breathe normally.