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Racconti completi - Europa occidentale

LO STRETTO NECESSARIO (Andalusia e Gibilterra)

L'estate di circa 25 anni fa ricevetti una cartolina da una mia compagna di liceo. C'era scritto “Saluti dalla caldissima Annalisa”. O almeno, così mi sembrò di capire. Soltanto molti mesi dopo, riordinando il cassetto delle cartoline (allora ne ricevevo parecchie), mi accorsi che c'era scritto “Saluti dalla caldissima Andalusia”, che almeno aveva un senso visto che la mia amica non era una lap dancer.

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C'ERA UNA VOLTA... IN PORTOGALLO

La Viaggiatrice lo aveva promesso: quel saluto di quattro anni prima, rivolto ai milioni di piastrelle, tegole e galletti di Lisbona, era soltanto un arrivederci. José Saramago nel frattempo è passato a miglior vita, ma poiché le parole degli scrittori non scompaiono con chi le ha scritte, nessuno le vieta di continuare a considerarlo − come se niente fosse − il faro che indica la rotta.

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SULLE TRACCE DI SARAMAGO (Lisbona)

La viaggiatrice aveva in programma una breve visita di Lisbona, che per lei ancora non era altro che un tram giallo che attraversa un vicolo strettissimo con l'inconfondibile sottofondo della voce di Teresa Salgueiro dei Madredeus. Ma si dava il caso che la Piperita si trovasse allocata in un minuscolo villaggio tra le montagne a nord di Viseu e dunque la viaggiatrice ha pensato bene di attraversare longitudinalmente il Paese in bus per andare a recarle un salvifico saluto.

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UN WEEK-END ANSEATICO (Lubecca, Germania)

L'esistenza del volo low-cost da Mailand (in realtà, più che Milano, Bergamo) ad Hamburg (in realtà, più che Amburgo, Lubecca) mi permette di trascorrere un simpatico fine settimana pre-natalizio molto anseatico. Già la fauna che popolava l'aereo alla partenza di un venerdì sera di fine novembre particolarmente tiepido potrebbe meritare un capitolo a parte.

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VIAGGIO STAMPA SEMI-ENCICLOPEDICO (Irlanda sud-occidentale)

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Non avevo nemmeno vent'anni quando acquistai un biglietto Inter-rail e me ne andai in Irlanda in treno. All'epoca non esistevano i voli low-cost e il viaggio fu lungo: attraversammo la Francia e ci fermammo a PARIGI, trascorremmo un paio di giorni nella peccaminosa AMSTERDAM (un immenso parco giochi, mi sembrò quella volta) e poi attraversammo la Manica, perdendo al terminal di DOVER l'ultimo autobus che conduceva in città. Quella notte trascorsa all'aperto, nel freddo di un'estate nordica, la ricordo come il simbolo dell'inesperienza ma anche dell'avventura del viaggio improvvisato. Non importa oggi che mi presi l'influenza e arrivai a DUBLINO in preda ai brividi, combinati con la destabilizzante sensazione di stare ancora in mezzo al mare.

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