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Racconti in Africa

Cugini per scherzo

Macinando chilometri tra Senegal e Gambia

Tra i motivi per cui il Senegal sta diventando una meta di viaggio sempre più ambita figurano le graziose spiagge, un bel po’ di santuari della natura e un popolo universalmente noto per la gioia di vivere e l’ospitalità (che in wolof si dice “teranga” ed è diventato un claim turistico). Inoltre è un Paese a maggioranza musulmana, ma laico, e ha una situazione politica tranquilla, a differenza degli stati confinanti dove sussistono instabilità e disordini. Un altro non disprezzabile aspetto che attira i viaggiatori europei è il clima: a queste latitudini non esiste un vero e proprio inverno, benché, a fine dicembre, lungo la costa atlantica le temperature possano scendere anche sotto i 15 gradi.

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PICCOLI ANTROPOLOGI CRESCONO

Viaggio on the road in Togo e Benin

Destinazione Africa Occidentale. Ho ripassato i fondamentali: Kapuściński, Aime, Celati. Ho fatto il vaccino obbligatorio contro la febbre gialla. Altre precauzioni sanitarie non ne ho prese, anche perché il centro di medicina di viaggio di Bari (dispensatore di vaccini e paranoia) si è mostrato inespugnabile. Profilassi antimalarica dunque no, che dio me la mandi buona.
Sono pronta per scorrazzare in questi due piccoli Stati affacciati sul golfo di Guinea, per percorrere l'arida savana alla ricerca delle sue varie etnie, per conoscere le loro danze, la loro antica religione vudù, la storia dello schiavismo nero, per visitare mercati colorati, villaggi tradizionali e spiagge atlantiche.

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AFRICA IN POLVERE

Esplorando l'Etiopia del Nord

È notte fonda all'aeroporto di Addis Abeba. L'avifauna etiope ci dà il benvenuto da un grande poster. Due inservienti in divisa dormono beatamente sdraiati sulle sedie della sala d'aspetto.
All'ufficio di cambio trecento euro vengono lentamente trasformati in un malloppo maleodorante di Birr. Ancora non sapevo che quel gruzzolo puzzolente si sarebbe sì assottigliato, ma mai estinto, e che dieci giorni dopo, nello stesso aeroporto deserto alle 2 di notte, sarebbe stata un'impresa trasformarne la parte restante in euro, dollari, bounty, mars, calzini e marlboro lights.

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UN VIAGGIO IN CAPO AL MONDO

Un inverno estivo in Sudafrica e Swaziland

C'erano venti esseri umani di nazionalità italiana di fronte all'ufficio di cambio dell'aeroporto di Johannesburg, la mattina della Vigilia di Natale. Quasi tutti avevano più bagagli di quanti in realtà gliene sarebbero serviti. Tutti erano eccitati per l'avventura che li aspettava.
Motivazioni svariate li avevano riuniti lì. Alcuni erano curiosi di osservare la fauna e la flora che fanno del Sudafrica uno degli Stati più ricchi di biodiversità del pianeta. Altri erano lì per approfondire la conoscenza delle diverse etnie che popolano la Nazione Arcobaleno e comprendere meglio l'attuale situazione socio-politica. C'era chi voleva praticare surf tra le famosissime onde oceaniche, o addirittura buttarsi con il bungee jumping da qualche ponte altissimo. Qualcuno non vedeva l'ora di provare la macchina fotografica nuova. Molti speravano di andare in spiaggia almeno una volta. Non mancavano i partecipanti che avevano il sogno del Sudafrica da quando avevano visto "Invictus", in cui Morgan Freeman veste mimeticamente i panni di Mandela; né chi era stato segnato, più di quanto non volesse ammettere, dal film "Lo squalo". Purtroppo non è escluso che qualcuno, come punto di riferimento morale, avesse De Sica e Panariello nel cinepanettone "Natale in Sudafrica".

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UN'OMELETTE NELL'OCEANO INDIANO

Viaggio in Madagascar

Il Madagascar è un Paese ricco di meravigliose specie vegetali e animali uniche, ma con un reddito pro capite tra i più bassi al mondo; è diviso in diciotto etnie, ognuna con i suoi tabù e i suoi riti religiosi. Il Madagascar, se lo gratti, ti accorgi che è stato costruito su un enorme campo da tennis di terra battuta.
Il Madagascar, nell'estate del 2007, indossava in massa la maglietta del Presidente Marc Ravalomanana, magnate dello yogurt, il cui bel faccione sorrideva sopra i seni delle donne che ricamavano tovaglie, e si sforzava di crescere schierando cinquanta persone con la pettorina gialla fosforescente a riparare un pezzo di strada di duecento metri, dotandole di un'unica zappetta e di un martello che passava di mano in mano.

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ERASE YOUR EGO

Il deserto dell'Acacus

L'Acacus è un parco nazionale situato in pieno Sahara, a sud-ovest della Libia. Questo viaggio risale alla fine del 2006, ossia a quella finestra di pochi anni in cui il Paese era aperto al turismo e disponibile a mostrare i suoi tesori, sia storici sia naturali. Gheddafi era ancora saldamente al potere e il suo faccione campeggiava ovunque su grandi cartelloni. A sapere cosa sarebbe accaduto di lì a poco, probabilmente avrei scelto di visitare anche i siti archeologici romani. Ma il futuro è imprevedibile e io sono andata solo nel deserto.
È stato un viaggio particolare, questo. Nel deserto si gela, in inverno. Nel deserto non ci sono bidoni della spazzatura. Nel deserto non ci sono cartelli stradali, indirizzi, uffici del turismo. Non ci sono bagni, bar, case e chiese. Né ci sono passanti. In nove giorni di campeggio libero nel parco dell'Acacus, quindi, ci siamo affidati totalmente agli autisti delle jeep: solo loro sapevano la strada. A noi non rimaneva che respirare l'aria secca, scalare le dune, guardare i tramonti. E cancellare il nostro invadente ego.

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LO SGUARDO DELLA FAVORITA

A febbraio in Marocco

Quell'assaggio di Egitto del Natale 2002 mi aveva stregata: le melodie arabic e i minareti, il deserto e i cammelli, i minuscoli bicchieri di tè, i pistacchi, il cumino... dovevo al più presto tornare nel mio “Vicino Oriente”. Così due mesi dopo sono partita per il Marocco con un tour organizzato. Una misera settimana ma da sola, con persone sconosciute: avrei testato se il fascino persisteva oppure sfumava via senza il mare, senza i pesci e senza gli amici. Avrei sperimentato la libertà di essere come volevo, senza condizionamenti e censure alla curiosità per apparire più me stessa agli occhi di persone che già mi conoscevano.

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COLPO DI FULMINE PER IL VICINO ORIENTE

Natale a Sharm El Sheik

Nell'autunno del 2002 avevo conosciuto B. a una festa; giunti al terzo bicchiere di vino avevamo deciso di andare insieme a Capoverde. Pochi giorni dopo, alla brigata si aggiunse R.. Poi, rinunciammo a Capoverde perché costava troppo. Infine siamo arrivati oltre tempo massimo per un viaggio organizzato in Thailandia. Quindi, praticamente, Sharm El Sheik è stata un ripiego. Mi ero sempre rifiutata di soggiornare in un posto così finto e turistico e non ero particolarmente entusiasta quando sono salita sull'aereo, in un giorno di quasi Natale. E invece, sono tornata a casa in preda al magone.
Insomma, il mio colpo di fulmine per il Vicino Oriente ha insospettabilmente avuto come scenario quel postaccio di Sharm El Sheik, un'isola felice che comprende chilometri di mastodontiche strutture turistiche, moschee futuristiche, bar beduini con tappeti, cuscini e narghilè, palme vere tutte in fila e palme di plastica con le luci elettriche, negozi di papiri e centri commerciali pacchiani.

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