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Racconti completi - Africa

ANOTHER PLACE TO GO (Togo e Benin)

Destinazione Africa Occidentale. Ho ripassato i fondamentali: Chatwin, Kapuściński, Aime. Ho fatto il vaccino contro la febbre gialla ─ obbligatorio per entrare in Togo e Benin. Altre precauzioni sanitarie non ne ho prese, anche perché il centro di medicina di viaggio di Bari (dispensatore di vaccini e paranoia) si è mostrato inespugnabile. Profilassi antimalarica dunque no, che dio me la mandi buona. Bagaglio a mano molto ridotto ─ e per fortuna, visto che me lo sto trascinando da ore per il centro di Roma, tra turisti di tutto il mondo, in questa bella giornata di sole prima della partenza.

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AFRICA IN POLVERE (Etiopia)

È notte fonda all'aeroporto di Addis Abeba. L'avifauna etiope ci dà il benvenuto da un grande poster. Due inservienti in divisa dormono beatamente sdraiati sulle sedie della sala d'aspetto.
All'ufficio di cambio trecento euro vengono lentamente trasformati in un malloppo maleodorante di Birr. Ancora non sapevo che quel gruzzolo puzzolente si sarebbe sì assottigliato, ma mai estinto, e che dieci giorni dopo, nello stesso aeroporto deserto alle 2 di notte, sarebbe stata un'impresa trasformarne la parte restante in euro, dollari, bounty, mars, calzini e marlboro lights.

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UN VIAGGIO IN CAPO AL MONDO (Sudafrica e Swaziland)

C'erano venti esseri umani di nazionalità italiana di fronte all'ufficio di cambio dell'AEROPORTO DI JOHANNESBURG, la mattina della Vigilia di Natale. Quasi tutti avevano più bagagli di quanti in realtà gliene sarebbero serviti. Tutti erano eccitati per l'avventura che li aspettava. Motivazioni svariate li avevano riuniti lì...

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UN'OMELETTE NELL'OCEANO INDIANO (Madagascar)

Nel 2003 l'Ariary ha sostituito il Franco Malgascio, che non è un cantante confidenziale degli anni '70 dotato di basettoni e camicia sbottonata sul petto villoso, bensì la vecchia moneta del Madagascar. Sulle banconote dell'Ariary sono stampate le seguenti immagini: due lemuri di specie diverse aggrappati a un ramo, esemplari vegetali tipici come la palma ravenala, il baobab, il cactus e l'agave, zebù accompagnati da pastore con cappello tondo e coperta sulle spalle, donne che intrecciano cesti e cappelli di rafia, totem di legno infilzati nel terreno, villaggio degli altipiani con capanne di paglia, baie di Fort Dauphin e di Antsiranana, piroga con vela triangolare raffazzonata e pescatori al lavoro al sorgere del sole.

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ERASE YOUR EGO (Acacus, Libia)

L'Acacus è un parco nazionale situato in pieno Sahara, a sud-ovest della Libia. Questo viaggio risale alla fine del 2006, ossia a quella finestra di pochi anni in cui il Paese era aperto al turismo e disponibile a mostrare i suoi tesori, sia storici sia naturali. Gheddafi era ancora saldamente al potere e il suo faccione campeggiava ovunque su grandi cartelloni. A sapere cosa sarebbe accaduto di lì a poco, probabilmente avrei scelto di visitare anche i siti archeologici romani. Ma il futuro è imprevedibile e io sono andata solo nel deserto.
È stato un viaggio particolare, questo. Nel deserto si gela, in inverno. Nel deserto non ci sono bidoni della spazzatura. Nel deserto non ci sono cartelli stradali, indirizzi, uffici del turismo. Non ci sono bagni, bar, case e chiese. Né ci sono passanti. In nove giorni di campeggio libero nel parco dell'Acacus, quindi, ci siamo affidati totalmente agli autisti delle jeep: solo loro sapevano la strada. A noi non rimaneva che respirare l'aria secca, scalare le dune, guardare i tramonti. E cancellare il nostro invadente ego.

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LO SGUARDO DELLA FAVORITA (Marocco)

Quell'assaggio di Egitto mi aveva stregata: le melodie arabic e i minareti, il deserto e i cammelli, i minuscoli bicchieri di tè, i pistacchi e il cumino. Dovevo al più presto tornare nel mio “Vicino Oriente”.
Due mesi dopo sono partita per il Marocco con un tour organizzato. Una sola settimana ma da sola, con persone sconosciute: avrei testato se il fascino persisteva oppure sfumava via senza il mare, senza i pesci e senza gli amici. Avrei sperimentato la libertà di cui parlava De Botton: niente inibizioni e condizionamenti altrui, niente censure alla curiosità per apparire più me stessa agli occhi di persone che già mi conoscevano.

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COLPO DI FULMINE CON IL VICINO ORIENTE (Sharm El Sheik, Egitto)

Quest'autunno ho conosciuto Benny a una festa; giunti al terzo bicchiere di vino abbiamo deciso di andare insieme a Capoverde. Pochi giorni dopo, alla brigata si è aggiunta Rosanna. Poi, abbiamo rinunciato a Capoverde perché costava troppo. Infine siamo arrivati oltre tempo massimo per un viaggio organizzato in Thailandia. Quindi, praticamente, Sharm El Sheik è stata un ripiego.
Mi ero sempre rifiutata di soggiornare in un posto così finto e turistico e non ero particolarmente entusiasta quando sono salita sull'aereo, in un giorno di quasi Natale. E invece, sono tornata a casa in preda al magone.

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