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Racconti in America

CERCO L'ESTATE TUTTO L'ANNO

Uruguay, un campo di football sull'Atlantico

Il primo dell’anno mi trovavo in un ostello fricchettone di Cabo Polonio, in Uruguay, senza un soldo, con la schiena ustionata, il torcicollo e il ricordo di una serata disastrosa. Avrei dovuto intuire che era la premessa di un anno complicato, ma ancora non sapevo fino a che punto.
In effetti già il volo di andata era stato premonitore perché avevo perso la coincidenza, avevo dovuto passare la notte in hotel ed ero arrivata a Buenos Aires con 12 ore di ritardo, nel deserto della vigilia di Natale. 

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Com'è piccolo il mondo

New York City

Nonostante sia la prima volta che metti piede a Manhattan, avanzi nel reticolato di strade con inaspettata sicurezza: Sesta avenue, Quinta, Flatiron, Madison Square Park, The Church of the Transfiguration, Empire State Building, Bryant Park, Public Library. Dopo ventisei strade sei giunta alla tua meta. Un ascensore molto veloce ti porta al Top of the Rock, il terrazzo al 65° piano del Rockefeller Center. Attivi le procedure di geolocalizzazione. A nord il rettangolo verde di Central Park, con i boschi, le radure e i laghetti; dietro ai grattacieli il fiume Hudson e l'East River che scintillano. A sud, oltre Midtown e oltre Lower Manhattan, le isole e la statua della Libertà. A occidente si prepara il quotidiano spettacolo del tramonto, ma per fotografare il sole che scivola oltre Jersey City nel cielo rosa devi sgomitare tra la selva di smartphone e fotocamere e infilare la mano in uno dei pochi pertugi tra un vetro e l'altro. Insomma, il tramonto ti tocca guardarlo negli schermi degli altri device.

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VADO AL MASSIMO, VADO IN MESSICO

Da Città del Messico al Chiapas e ritorno

Gli esseri umani non amano fare le cose da soli. Gli italiani, in particolare, sono un popolo che cerca compagnia persino per andare al cinema o al cesso, figuriamoci per i viaggi. Partire da soli sembra ai più una pratica da sfigati o, al massimo, un'esperienza incompleta. Non a caso, una buona parte dei “solo traveller” italiani che ho incontrato in giro per il mondo erano partiti con qualcuno e poi se ne erano liberati (magari momentaneamente), oppure stavano raggiungendo il classico amico che ha aperto un baretto a Playa del Carmen o che fa il baby pensionato in qualche posto fricchettone dell'India.
D'altra parte anche per me non sempre è stato facile liberarmi del condizionamento sociale: prima di partire infatti solitamente alcuni miei conoscenti si divertono a terrorizzarmi, elencandomi le sfighe più drammatiche che mi potrebbero capitare e dalle quali difficilmente mi salverò a causa della mia irrimediabile solitudine.

Viaggia in Messico

IO MI RICORDO

Québec, un po' di Canada

Ci vuole fortuna nella vita, per esempio io sono molto riconoscente di essere nata in Italia. Metti che nascevo in Québec: sarei stata convinta che il formaggio "mozzarellissima" abbia davvero qualcosa in comune con la mozzarella, avrei chiamato il salame pepperoni, e poi, quanto avrei dovuto spendere ogni volta per venire in Italia?
Se fossi nata in Canada, anch'io di certo sarei stata una cliente fissa di questa compagnia low cost che effettua voli diretti che collegano alcune città europee con le principali città canadesi. Questa compagnia è molto nota ai canadesi oriundi europei, ma viene opzionata anche da quei bon vivant non oriundi che decidono di trascorrere le proprie vacanze in Europa e perfino da quel minuscolo manipolo di europei ai quali è balenata la stravagante idea di andare a visitare il Canada. Io avevo già preso alcuni voli intercontinentali disastrosi, però Air Transat è peggio perfino di Argentina Aerolineas, e ho detto tutto.

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NON VOGLIO IMPARARE A BALLARE!

Cuba in lungo e in largo

Conoscevo Cuba attraverso le storie di Pedro Juan Gutierrez, il trasgressivo scrittore considerato il Bukowski del Caribe. Per questa ragione ero preparata alla sporcizia, alla trascuratezza, al sudore, alla carenza d'acqua, all'arrabattarsi, al rum economico e allo sfacelo. Però avevo in testa una valanga di altri ritagli che non sapevo bene in che parte del puzzle sistemare: cartoline delle spiagge di Varadero, soggiorni nella perla dell'arcipelago Cayo Largo, mojitos e havana club, aragoste e Cohiba, turisti protetti dalla polizia e fidanzatine di una settimana, rumba e son, Compay Segundo e Ibrahim Ferrer, congas, gardenias e carreteros, l'hombre sincero che coltiva la rosa bianca, guajira guantanamera, il Che morto con cento colpi in un giorno d'ottobre in terra boliviana, Venceremos adelante.
Lì, alla fine, ho trovato decine di altre Cuba e il puzzle, in un certo senso, ha cominciato a prendere forma. Ma diverse tessere ancora non sono riuscita a collocarle.

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UN PASSATO CHE NON SAPEVO DI AVERE

Viaggio nell'Argentina del Nord

Il mio primo viaggio in Sudamerica, nell'agosto del 2006, ha avuto come meta l'Argentina, ma è stata soltanto una coincidenza di tipo amministrativo. L'Argentina è un Paese così grande che, girandolo in lungo e in largo, potete spaziare dal paesaggio tipico delle latitudini tropicali di bassa quota, caldo e umido, agli scenari maestosi e aridi della regione pre-andina, fino alle aree più temperate, abitate per la maggioranza da bianchi. Potete incontrare contadini quechua, indios guaranì, donne robuste di montagna che trasportano pesanti sacchi colorati, ballerine di tango bionde e flessibili, gelatai campani e imprenditori torinesi. Potete imbattervi in palazzi coloniali tinteggiati di fresco, cactus altissimi a forma di mano, altopiani nudi e desolati, canyon dai tanti colori, chiese cattoliche e misteriose statue precolombiane.
E mentre passerete dalle infradito al cappello di lana, se punterete idealmente un cannocchiale in direzione dell'Europa, la riconoscerete per quello che realmente è: un continente ridicolmente piccolo ma storicamente ingombrante.

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Cocktail di benvenuto

Yucatán all inclusive

Prima d'allora non avevo mai preso un volo intercontinentale, ma avevo fatto solo viaggi straccioni in Europa, caratterizzati da budget ridotti all'osso, puzza di treno e miserabili pranzi al supermercato. Nella primavera del 2001, grazie ad un valido sponsor, sono uscita per la prima volta dall'Europa per vivere la mia prima (e finora unica) esperienza di vacanza in un villaggio all inclusive ubicato in una località da cartolina, nel quale una buona parte degli umani soggiorna solo a causa di un viaggio di nozze. Nella Riviera Maya (quella porzione di costa affacciata sul Caribe messicano che segue il contorno sud-orientale della penisola dello Yucatán) da qualche anno era scoppiato un vero e proprio boom turistico, accompagnato da megalomania, lusso, camicie hawaiane e sedili per ciccioni.

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