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Racconti in America

VADO AL MASSIMO (Viaggio in Messico)

Gli esseri umani non amano fare le cose da soli. Gli italiani, in particolare, sono un popolo che cerca compagnia persino per andare al cinema o al cesso, figuriamoci per i viaggi. Partire da soli sembra ai più una pratica da sfigati o, al massimo, un'esperienza incompleta. Non a caso, una buona parte dei “solo traveller” italiani che ho incontrato in giro per il mondo erano partiti con qualcuno e poi se ne erano liberati (magari momentaneamente), oppure stavano raggiungendo il classico amico che ha aperto un baretto a Playa del Carmen o che fa il baby pensionato in qualche posto fricchettone dell'India.
D'altra parte anche per me non sempre è stato facile liberarmi del condizionamento sociale: prima di partire infatti solitamente alcuni miei conoscenti si divertono a terrorizzarmi, elencandomi le sfighe più drammatiche che mi potrebbero capitare e dalle quali difficilmente mi salverò a causa della mia irrimediabile solitudine.

Viaggia in Messico

IO MI RICORDO (Québec, Canada)

Ci vuole fortuna nella vita, per esempio io sono molto riconoscente di essere nata in Italia. Metti che nascevo in Québec: sarei stata convinta che il formaggio "mozzarellissima" abbia davvero qualcosa in comune con la mozzarella, avrei chiamato il salame pepperoni, e poi, quanto avrei dovuto spendere ogni volta per venire in Italia?

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NON VOGLIO IMPARARE A BALLARE! (Cuba)

Conoscevo Cuba attraverso le storie di Pedro Juan Gutierrez, il trasgressivo scrittore considerato il Bukowski del Caribe. Per questa ragione ero preparata alla sporcizia, alla trascuratezza, al sudore, alla carenza d'acqua, all'arrabattarsi, al rum economico e allo sfacelo. Però avevo in testa una valanga di altri ritagli che non sapevo bene in che parte del puzzle sistemare: cartoline delle spiagge di Varadero, soggiorni nella perla dell'arcipelago Cayo Largo, mojitos e havana club, aragoste e Cohiba, turisti protetti dalla polizia e fidanzatine di una settimana, rumba e son, Compay Segundo e Ibrahim Ferrer, congas, gardenias e carreteros, l'hombre sincero che coltiva la rosa bianca, guajira guantanamera, il Che morto con cento colpi in un giorno d'ottobre in terra boliviana, Venceremos adelante. Lì, alla fine, ho trovato decine di altre Cuba e il puzzle, in un certo senso, ha cominciato a prendere forma. Ma diverse tessere ancora non sono riuscita a collocarle.

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UN PUNTO DI VISTA AUSTRALE (Argentina del nord)

Il mio primo viaggio in Sudamerica ha avuto come meta l'Argentina, ma è stata soltanto una coincidenza di tipo amministrativo. L'Argentina è un Paese così grande che, girandolo in lungo e in largo, potete spaziare dal paesaggio tipico delle latitudini tropicali di bassa quota, caldo e umido, agli scenari maestosi e aridi della regione pre-andina, fino alle aree più temperate, abitate per la maggioranza da bianchi. Potete incontrare contadini quechua, indios guaranì, donne robuste di montagna che trasportano pesanti sacchi colorati, ballerine di tango bionde e flessibili, gelatai campani e imprenditori torinesi. Potete imbattervi in palazzi coloniali tinteggiati di fresco, cactus altissimi a forma di mano, altopiani nudi e desolati, canyon dai tanti colori, chiese cattoliche e misteriose statue pre-colombiane.
E mentre passerete dalle infradito al cappello di lana, se punterete idealmente un cannocchiale in direzione dell'Europa, la riconoscerete per quello che realmente è: un continente ridicolmente piccolo ma storicamente ingombrante.

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COCKTAIL DI BENVENUTO (Yucatán, Messico)

Prima d'ora non avevo mai preso un volo intercontinentale, ma avevo fatto solo viaggi straccioni in Europa, caratterizzati da puzza di treno, pranzi luridi al supermercato e budget ridotti all'osso. Grazie ad un potentissimo sponsor (mio padre) questa primavera sono uscita per la prima volta dall'Europa e ho vissuto la mia prima (e probabilmente ultima) esperienza di vacanza in un villaggio all inclusive ubicato in una località da cartolina, nel quale una buona parte degli umani soggiorna solo a causa di un viaggio di nozze.
Nella Riviera Maya − quella porzione di costa affacciata sul Caribe messicano che segue il contorno sud-orientale della penisola dello Yucatán − da qualche anno è scoppiato un vero e proprio boom turistico (soprattutto di provenienza statunitense), accompagnato da megalomania, lusso, camicie hawaiane e sedili per ciccioni.

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